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Altro giorno di partenze, per la principessa.
Domani ritorno nella mia dolce Firenze, e il solo pensiero di ritrovare quel divano e quegli amici mi emoziona.
Del resto è tutto un disastro, parto senza aver capito dove lavorerò, cosa farò. Però intanto parto, perché dopo tre giorni la mia resistenza emiliana è già agli sgoccioli.
Oggi la mia piccola Posse ha litigato per passare una giornata intera con me, a fare progetti poco credibili e a discutere circa il suo desiderio di diventare Mara Maionchi. solo più volgare.
Oggi la mia piccola grande Louise è riuscita in un successo circa il quale non avevo il minimo dubbio, lei è un essere tra i più brillanti e luminosi di questo cielo. non potevano rimanere indifferenti di fronte al tuo sorriso intelligente, alle tue frasi meditate, ai tuoi pensieri non banali. non potevano.
Ieri ho avuto un dialogo difficile, ho provato una sensazione strana. un misto tra amarezza e malinconia, per avere ricevuto una risposta che aspettavo da troppo tempo. Forse certe affermazioni sono come gli ortaggi di Farmville, se aspetti troppo a coglierle marciscono. Le guardi e pensi Se solo fosse successo prima, ora raccoglierei felice le messi del nostro amore. Invece sono rimasta lì senza riuscire a comporre frasi intelligenti, con lo sguardo che correva indietro e poi avanti avanti. Ho percepito d’un tratto tutta la mia immensa tranquillità, io ora sono davvero serena, ho il cuore quasi tutto libero, e la parte che è impegnata è suddivisa con cura in pochi, rari, frutti. Poche persone hanno posto nel mio raccolto.
Sono andata a trovare mio nonno, dopo, per portargli una rosa.
Ogni tanto mi piace andare ad aggiornarlo sulle mie avventure, diceva sempre che Nessuno gli raccontava mai niente di me, e lui era curiosissimo. Perciò glielo racconto ora, arrampicata su una scala pericolante. Mentre me ne stavo andando ho incontrato un vecchino, il tipico vecchino logorroico emiliano, di quelli che dopo un primo mezzo saluto ti ha già rovesciato addosso settant’anni di vita.
mi ha detto che lì accanto era sepolto suo nipote, morto a trentadue anni. Trentadue, cazzo. io non sono una dalla retorica facile, e odio i discorsi patetici, però quando sento queste cose mi si gela il cuore. di ghiaccio, come a volersi conservare il più a lungo possibile.
Ha anche aggiunto che avrebbe preferito morire lui, per stare un po’ a dormire lì accanto a sua moglie, sepolta poco lontano. e, nonostante tutto, non ha smesso un istante di sorridere parlando di loro. Mi ha detto che suo nipote era uno che non stava mai fermo nello stesso posto, ma poi si ricordava sempre del caffé della domenica col nonno.
Uscendo, ho sentito il bisogno di condividere un po’ di amore con qualcuno. Perché non c’è mai un momento sbagliato per dire Ti amo a una persona, anche solo per strapparle un sorriso dopo una giornata di lavoro apparentemente buttata al vento.
Stasera me ne andrò in centro, con un fiore in testa ( resistendo al sarcasmo di Louise, che odia il mio cerchietto da hippie). a farmi sfiorare dal vento di settembre, a canticchiare canzoni un po’ fuorimoda.
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Così vorrei ancor io se avessi a rivivere e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascono è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato che il bene; se a patto di riavere la vita di prima con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
G. Leopardi, Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere
Prima, parlandoti, seduti al tavolo come due vecchi conoscenti a un caffé, pensavo a questo dialogo.
Al fatto che non lo sapremo mai come sarebbe stata, piuttosto sapremo come sarà. Anche se non sarà insieme.
Grazie per essermelo venuto a dire.
Fà che i tuoi anni futuri siano i migliori, e tieni quelli passati per i momenti tristi.
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una casa vuota, io seduta con il pc sulle gambette, una distesa di valigie colorate intorno a me.
credo che se un pittore mi dovesse dipingere, mi ritrarrebbe così.
ieri sera, di ritorno da Venezia, una ragazza in metropolitana mi ha chiesto informazioni. soddisfatta penso dalla mia precisione, mi si è attaccata come un cagnolino e mi ha seguito per un pezzo del tragitto verso casa.
tutta carina e profumata, con i vestiti belli che di solito si tengono per le uscite serali, e non per i viaggi in metro, mi ha guardato con gli occhi brillanti e mi ha detto Chissà che bello vivere a Milano, qui se ti fai carina nessuno si stupisce, è una città fatta per essere belli.
strane sensazioni, non ho pianto salutando persone importanti, impronte di questi sei mesi che a lungo lasceranno le loro ombre sulle pareti del cuore, e lei mi ha fatto scendere una lacrima.
nel mio ultimo viaggio in tram, in una sera di incredibile estate,
saluto questi sei mesi con il sorriso, come una persona speciale mi ha espressamente richiesto.
me ne vado sorridendo,
riparto più grande.
ho imparato a non aver paura, ad essere sicura di me.
ho camminato per l’ennesima città sentendomi a casa.
ho bevuto un Cosmopolitan nel locale in cui volevo andare.
ho preso la birra da asporto alle Colonne.
ho visto la Milano scintillante, quella ingrigita di pioggia, quella bagnata da una sole inaspettato.
ho lavorato nel mio posto dei sogni.
ho quasi toccato un Picasso, un Guido Reni.
ho conosciuto amiche speciali.
ho meritato la stima di chi sa molto più di me.
ho toccato qualche cuore, riscaldando un pochino pure il mio.
ora riparto,
con un bacio, tanti abbracci, e nuove canzoni da capire.
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oggi è iniziata ufficialmente la mia ultima settimana di lavoro.
in questi giorni sto cercando quindi di fare più cose milanesi possibili, vissute con la malinconia di chi sa che questo sarà l’ultimo aperitivo, l’ultima uscita (Anche l’ultima cena, ma mi sembrava un po’ blasfemo scriverlo).
ieri sera una cenetta tra colleghi, pochi, amici…con loro ho condiviso sei mesi di caffè a metà mattina, telefonate isteriche, ansie da prestazione. loro che mi sembravano così lontani ed ora così impossibili da pensare accanto, loro che sono l‘amica in più, il ragazzo in più.
oggi chiusa in un’ascensore troppo stretta, nelle mie solite scenette da Il diavolo veste Prada, la capa mi ha sorriso e mi ha detto con voce bassa una cosa tenerissima, di quelle che la fanno sembrare un po’ più umana, un po’ meno algida.
mi sono concessa uno shopping con un’amica nuova, parlando di quanto in là ci possiamo spingere, a pensare a come sarebbe se fosse ma non è.
e oggi, cancellando sei mesi di mail, mi sono fatta un po’ di forza in più e ho aperto la cartella privato.
e lì ho salvato un po’ di cose, preziose.
le mail di delirio e stupidità di Louise, tante, tantissime, con i titoli già scemi in partenza.
in cui si trovano le peggio cose, le migliori malignità, i pettegolezzi più beceri.
file segreti che se venissero pubblicati ci rovinerebbero.
le letterine della Posse, mezze in inglese sconclusionato,
da una terra lontana in cui pare essersi dimenticata un pezzettino di cuore.
i racconti d’oltremanica della Chiarina, illuminata da un entusiasmo nuovo, mille cose nuove da scoprire, una vita appena sbocciata e che ora affronta con i petali chiari i primi acquazzoni di stagione.
e poi gli uomini, le loro confessioni.
Ale e i suoi flussi di coscienza, le storie tante donne e di una sola, io, che capisco sempre tutto.
Bubi e un suono che si affievolisce sempre di più, una barchetta che vedo allontanarsi e non riesco a riprendere.
il marinaio, i suoi racconti che solcano gli Oceani e arrivano a lambirmi il cuore. poche parole, splendide, da tenere per i giorni bui.
l’uomo misterioso, un peccato che forse un giorno deciderò di concedermi, discorsi divertenti e una sottile malizia.
un ragazzo dolce, sinceramente affezionato, parole cariche di speranze poi recise, una grande voglia di essere mio.
tutte queste cose, tutte,
io le voglio salvare;
me le metto nei miei scatoloni;
e me le porto via.
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amati lettori,
come vedete potete alfine tirare un sospiro di sollievo, io e Louise siamo ritornate dalle vacanze, con una nuova stagione di avventure diversamente serie da raccontarvi.
scrivere un post su queste vacanze sarebbe impossibile, troppi eventi, troppi istanti.
perciò vi farò solo una brevissima, incompleta, disordinata lista di ciò che ho ritrovato oggi disfacendo le valigie pugliesi.
…la partenza intelligente alle 2, fortissimo, dopo essere state a salutare i nostri fan
…il guaranà di contrabbando di Pharma che ci ha tenuto sveglie peggio che 10 redbull; ricordarsi di ordinarne un pallet
…io in versione guidatrice concentrata che mi trasformo in una impiegata dell’anagrafe
…la telecamera da gitanti, che ha registrato 48 minuti di urletti isterici da pollo
…la borsa frigo da meridionale, con dentro le peggio cose
…il vino del benvenuto e dell’arrivederci
…il Sam(S)ara Beach, bagno super cool dove scopriamo di avere una convenzione, l’ennesima, da Puttanazze
…l’aria condizionata a 10° che Louise ci impone giorno e notte. torniamo a casa più giovani di Michael J
…il set da parrucchiere in camera, e le mie due amiche che si fanno taglio piega colore ad ogni doccia
…il Sasà di Gallipoland, tatuato e iperdotato, strizzato in un morboso perizoma. imperdonabile non averne fatto foto.
…l’aperitivo narcotizzante della domenica. ci ammazziamo di mojito felici e sveniamo nel letto alle 21 cariche per una seratona che in realtà non faremo mai. ci risvegliamo a notte inoltrata cercando nel buio l’antiacido di Pharma.
…il riposone della bellezza altrimenti detto “mi appoggio un attimo ma poi esco”
… i sensi unici sul lungomare, se li sbagli fai 15 Km di penalità in tangenziale
…le ciabatte, vere grandi protagoniste della vacanza. gadget immancabile di ogni pugliese maschio che si rispetti ognuna di noi ha intimamente sperato di ricevere la tanto ambita ciabattata sul sedere.
…la discoteca Praja, dove con orrore capimmo una volta per tutte che a settembre a Gallipoland non ci sono forme di vita giovani (o quantomeno decenti). escluso i 10 pugliesi che ballavano insieme in cerchio in mezzo alla pista
…la mitica spiaggia di Punta della suina, neppure da spiegare perché rappresenti per noi luogo di devoto pellegrinaggio
…la luce di Lecce, scaldata dal tramonto, romantica e passionale. la voglia di ballare con un uomo e sentire frusciare il mio scialle nella piazza assolata.
… le stradine di Otranto, fitte e strette, che si rincorrono come bambini che giocano a nascondino.
… il sottopassaggio della morte, apparizione del terrore in mezzo a una stradina del centro, pendenza 85%, neppure Prezzemolo che si fa la foto con te dopo il rischio.
…la rotonda allagata, prova numero due subito dopo essere sopravvissute alle montagne russe. in mezzo alla rotonda, un vecchio con un braccio solo ci lancia una maledizione in salentino.
…le sovvenzioni alla regione Puglia per muretti e cancelli, costruiti con la magnificenza dei castelli della Loira. in realtà nascondono dei container, ma è l’apparenza che conta.
…le strade alternative, che piacciono tanto al mio navigatore e tanto poco a Louise.
…il perfido testacoda, e noi che rischiamo di diventare le Grace Kelly di Otranto volando giù da un dirupo
…i sogni probiti al castello di Otranto, noi dame in fuga di notte, e un vigoroso falconiere che ci dà la caccia
…gli scheletri dei martiri e i ricordi di una Venezia di tanti anni fa, con due amici lontani che ho finalmente ritrovato
… Louise che diventa negra e si mette a vendere le colane rubando il lavoro al nostro pusher senegalese con cui io mi metto a parlare (senza farmi capire) di Biennale dell’Arte di Dakar.
…il fidanzato romeno di Paolita ribattezzato porcaputtana a causa di una graziosa maglietta che lui indossa per corteggiarla a colpi di insalatone in spiaggia
… la grande protagonista femminile della vacanza, la Mafalda, posizionata birichina su di un seno di Paolita, e divenuta in breve metafora del fiore proibito di ogni ragazza (da leggersi come corrispettivo femminile della ciabatta)
…le ore dedicate al fitness,e io che in vacanza mi trasformo inspiegabilmente in Fiona May e non riesco a star ferma
…i salutari insalatoni tonno pomodoro olive, mangiati in loop tutti i giorni o intervallati da pasta tonno pomodoro olive
…la burrata e i palloni giganti, i due grandi assenti che io e Paolita non siamo riuscite a raccattare. si prega chiunque ne trovi uno per tipo di consegnarceli in cambio di lauta ricompensa.
…due ragazzi giovani che ci abbordano a un aperitivo dicendo Modena? e diventiamo subito amicissimi. come dire, credo che difficilmente due più scemi fossero disponibili in catalogo. dovrei scrivere un post a parte con tutte le demenzialità che ho udito. vi dico solo che per arrivare si è rotta loro la macchina nelle Marche, sono tornati in treno a casa, ne hanno presa un’altra e sono ripartiti. nel mentre hanno conosciuto i Giostrai di Manfredonia e Mr Nicola Wolf.
…la magnazza ingorda del venerdì sera, che paghiamo digerendola circa la domenica mattina. ma è valsa la pena solo per sedersi a un tavolo e dire la parola Trentino.
…un terribile prurito alle orecchie che avrei tanto voluto lasciare al mare. diagnosi: una qualche otite del menga, delle gocce da darmi nelle orecchie e divieto assoluto di grattarmi. posto che è impossibile darsi delle gocce per le orecchie da sola, ho capito perche la Darjia ci graffiava quando le mettevamo l’antipulci nell’orecchio.
…la skoda, impeccabile, ci ha portato nel nostro Giro d’Italia con classe e precisione. voglio un patentino di guida da Louise.
…le cinquecento pipì in autogrill e il divieto a Paolita di bere acqua più di due sorsi a regione
…il buonumore di Louise, centellinato ma di qualità. unita nota: mai parlarle appena sveglia. da considerare anche i cinque pisolini al giorno (dai amore che scherso ma dovevo metterlo in lista!).
…i drammi amorosi di Paolita e i discorsi notturni in autostrada al suono degli amati Savage Garden
…il nuovo significato assunto dal termine dolciotto, atto a denotare un ragazzo taaanto tenero che però solitamente viene scaricato a favore di uno comunque tenero ma pure figo.
…gli infiniti ciddì musicali, che spaziavano dalla depressione alla stupidità con una facilità imbarazzante.
…le tabelle excel, ignobilmente vuote alla fine della settimana. penso truccheremo i rislutati per salvare il nostro onore.
…i simpatici minchiareddu (detto di un tipo di pastasciutta ma anche di vari tipi di ragazzi).
amiche, che bello. che benessere.
Passerà quest’anno,
Passerà il venturo,
Ma a noi non smetterà mai di piacerci la
Passerà quest’anno.
(Paolo Rossi e i C’è quel che C’è).
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le partenze mi mettono sempre di cattivo umore.
per quello non mi piace che nessuno mi accompagni in stazione. non mi piace tanto, ecco.
mi soffermo spesso sugli addii da binario, mi inteneriscono, a volte li invidio pure.
vorrei anche io un bacio al volo, coperto dal fischio del treno in arrivo.
oggi facevo la valigia con pigrizia e precisione, come le impiegate un po’ grigioline.
per tornare a fare la vita che mi piace, ma che è sempre così difficile ricominciare.
tutte le volte mi verrebbe da scappare dalla stazione e correre a casa, a farmi proteggere un po’ senza dover pensare troppo su.
parto per le ultime settimane del mio sogno milanese, parto con quella tristezza di chi sa che a breve sarà sostituita.
di chi un po’ sa che partire è dimenticare, e vorrebbe scalfire i cuori di tutti quelli che lascia là.
parto sapendo che tra poche settimane partirò di nuovo, per andare indietro e avanti allo stesso tempo, pronta a un inverno caldo di abbracci e di amici mai dimenticati. e un lavoro che continuo a raccontarmi potrà offrirmi tanto. e un po’ ci credo, tanto ci spero.
sono tornata dalle vacanze sentendomi bella, e sopratutto buona.
ho riflettuto profondamente con me stessa, grazie a un’amica sincera, una triste ed una nuova.
ho capito che quando qualcuno che ti conosce da sempre non ti riconosce più, qualcosa di sbagliato c’è.
ho pensato molto a quella che voglio essere. e ho deciso che voglio essere quella che ero, non quella che sono. solo più magra e sempre così abbronzata.
infine, ho capito che non tutte le canzoni sono canzoni speciali per tutti.
alcune, per fortuna, rimangono speciali solo e soltanto per me.
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la vostra principessa trasloca.
essì, non è che possa stare poi tanto ferma, un’inquieta come lei.
grazie ad una serie di fortuite (e fortunate) coincidenze, va a stare in un appartamento davvero fa – vo – lo – so vicino a casa del signor FabioFazio e della signora Miuccia P.
ieri ho organizzato un trasloco lampo invadendo la macchina della principessa Matte, che mi ha guardato con sconforto chiedendomi Dove fosse nascosta tutta quella roba. eh non lo so, ma tutte le volte che trasloco (e credetemi, cominciano ad essere parecchie) sottostimo la quantità di roba ed inutilità che mi porto dietro considerandole il minimo indispensabile per vivere.
mentre arranco sulle scale della nuova reggia, dopo aver schivato uno degli undici gatti della vicina (io ne ho sempre visto solo uno, quindi o ha avuto un parto gemellare di undici siamesi – gatti, non gemelli – oppure è sempre lo stesso gatto che ogni tanto si traveste), incontro un rubicondo signore in cravatta e ventiquattrore che dà ordini a due schiavi messicani sudatissimi. guardo meglio e per poco non vengo colpita a morte dalla pesantissima lastra di marmo nero che stanno tentando miseramente di infilare in ascensore.
il signore vede il mio sguardo smarrito ( e preoccupato) e si affretta a darmi spiegazioni No signorina, è che mi metto avanti. è la mia lastra tombale. sa, non si sa mai…
mi parte una risata isterica che muore a metà nel momento in cui capisco che sta parlando seriamente.
ussignur, evviva i condomini posh
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oggi sono di ottimo umore.
al lavoro non c’è nulla da fare, ci siamo ordinate dell’ottimo cibo take away e abbiamo pure improvvisato un non compleanno con due bottiglie di vino trafugate dalla riserva Grandi Occasioni (nella fattispecie, uno spumantaccio e un Moscato che mi ricordava i Capodanni delle medie). però è bello, ormai siamo tutti amici. e questo vela di malinconia ogni giorno che cancello sul calendario, e lo mischia a quella ormai nota sensazione di dubbi sul domani, sul futuro, sulle scelte, e sui sogni.
stasera salirà la mia Louise, in una fuga d’amore estemporanea e brillante…e sarà bellissima, per cui la porterò a risplendere in qualche locale della Grande Mela Meneghina. ho voglia di una serata Io&Lei, lontane dai luoghi comuni, in un mondo di gente che non conosciamo (ancora).
domani mi dedicherò due ore di bagno turco, ho bisogno di due ore lente, trascorse ad inebriarmi del profumo di rosa, facendomi spegnere il cervello ed accendere la pelle.
e domani sera, un corso di cucina con uno dei cuochi più belli del mondo, a cui spero tanto che segua una cena (con lui!).
e domenica, passate le feste, penserò ad una nuova, diversa, valigia da fare.
perché sì. è arrivato Il vento dell’Ovest e io devo spostarmi ancora.
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nella valigia di oggi:
una maglietta con uno smile
delle cose rosa, da bambina
vestiti per ogni occasione
pochi trucchi, perché domattina voglio sentirmi bellissima senza cipria e rossetto
un cd, pieno di canzoni perfette
voglia di partire
i soldini per la birra
il sole dentro
due o tre sogni, schiusi come le rose di maggio
nella valigia di domani:
un vestito nuovo, che mi ha regalato la mamma
il bisogno di partire, piuttosto di scappare
le mie organizzazioni perfette da Signorina Tuttodunpezzo
il mio profumo
una serie indefinita di domande, salmastre, ventose
un cd di canzoni perfette, per i momenti tristi
i sogni. quelli no. quelli li ho lasciati al mare, a rifletterci su.
on air, definitivamente, dovrebbe esserci Everybody hurts.
invece metterò su un’altra canzone, che mi gira nella testa da un po’.
Sperando davvero che Milano mi porti via.
Milano mia portami via, fa tanto freddo,
ho schifo e non ne posso più,
facciamo un cambio prenditi pure
quel po’ di soldi quel po’ di celebrità
ma dammi indietro la mia seicento,
i miei vent’anni e una ragazza che tu sai.