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Ieri sono andata in palestra pervasa da spirito di grande faticatrice.
Arrivo tutta equipaggiata (una volta tanto non mi sono dimenticata niente, sono carica, sono in forma, ho persino una playlist con Shakira, Paris Hilton, Madonna ed altre trashate monoritmiche), entro in spogliatoio per cambiarmi, e lì, lui.
Un vecchio nudo che si asciuga i capelli.
Ora, a parte che mi devi spiegare perché ti devi asciugare i capelli nudo nato, questo proprio non mi è chiaro, e fortuna che eri di spalle e ti ho visto solo le chiappe e non il canuto sbrindellone, ma a parte questo…
perché sei qui?
Lui mi dice serafico E’quello degli homini!, io ovviamente non capisco più niente, mi giro su me stessa, mi schianto contro l’armadietto, chiudo gli occhi per non vedere, esco correndo alla cieca e gridando Scusi scusi scusi!, al quale ho come risposta un malizioso A me mica mi dispiace, signorina.
Mi ritrovo fuori in corridoio e veramente per un attimo non so più chi sono e cosa sto facendo (a parte aver appena spiato un vecchio), poi vedo che si avvicina il giovane trainer che mi aveva visto passare.
con il migliore sorriso, mi dice Posso aiutarti? e io, veramente mortificata, gli chiedo dove sia lo spogliatoio delle donne, pensando a questo punto che sia meglio fare la parte di quella che è qui per la prima volta. Lui mi spiega gentilmente che è al piano di sotto, di fianco alla piscina, e allora io esasperata lo guardo, rossa di vergogna, e gli dico Sì ma come dire, io mi sono sempre cambiata qui…
e lui, con un sorriso davvero beffardo, mi spiega l’arcano mistero.
Sai, è che questo spogliatoio, essendo il più ambito, è in multiproprietà. voi potete usarlo 4 giorni alla settimana, ma il martedì e il giovedì è degli uomini. Mi dispiace per l’inconveniente, se ti vedevo passare ti fermavo per dirtelo!
Ora, brutto ammasso di muscoli spaiato di cervello, a parte che te e il tuo collega mi avete visto passare perché non vi fareste sfuggire una ragazza dal campo visivo neanche con un solo occhio cieco, e poi Ma siete scemi?!, non c’è scritto da nessuna parte, è una cosa che si impara con l’esperienza, o ogni giorno quando arrivo devo controllare sul calendario se è Uno di quei giorni?
detto questo, sono scesa a cambiarmi e ho fatto tutto l’allenamento nascosta sotto l’asciugamano per la vergogna
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Ho modificato il mio ritmo settimanale in conformità con il nuovo lavoro.
Una serie infinita di venerdì mondani verranno sacrificati causa una giornata intera di lavoro al sabato, ma questo mi permetterà di tornare sabato sera e rimanere a casa fino a lunedì, anzi, volendo esagerare fino a mmartedì mattina.
Magari vi pare una cosa banale, ma a me partire la domenica faceva sempre sentire incompleta.
Le domeniche sono il giorno in cui si resta, ci si ferma. io mi svegliavo al mattino e sapevo già che mi sarei addormentata in un altro letto, in un’altra città. i pomeriggi erano sempre troppo corti, e all’imbrunire mi buttavo su un treno lasciando tutto in sospeso.
Rimanere la domenica a casa, invece, uscire con le amiche, e soprattutto alzarsi il lunedì ed essere ancora lì, mi ha fatto sentire più distesa. è come riprendere un ritmo giusto di vita, di arrivi e partenze.
E poi comincio a lavorare oggi che è già martedì, la giornata dell’aperitivo al Central Perk, non so, ha un sapore più piacevole.
Mi sento come se finalmente mi fossi ripresa indietro la mia ombra, senza lasciarla sempre ad indugiare un passo indietro.
Piesse. in nome di questi ritmi più tranquilli di vita, oggi ho puntato la sveglia un’ora in anticipo. e c’era già il sole, nonostante temessi – oltre alla beffa dell’aver sprecato un’ora – il danno del buione.
Mi è venuto da sorridere, e ho pensato che la mia canzone del giorno sarà questa, che ho cantato da piccina a un concorso “Saranno Famosi” (è inutile che lo neghi, ho recentemente scoperto con orrore che esiste un archivio digitale con video e foto del disastro). Non la sentivo da anni, poi finalmente mi sono ricordata di un discorso circa il fatto che fosse fondamentale ascoltare ed amare il White Album, ed eccola qui, pronta a farmi sorridere.
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Pensavo di andare a letto, ora.
Avevo spento il pc, sciolto i capelli, tolto i gioielli.
mi stavo alzando e mi sono fermata.
Pensavo che avrei avuto il tempo per scrivere un paio di pensieri, scossi, confusi, non troppo casuali.
Pensavo alla conversazione che ho appena avuto, in una macchina fredda, con un’amica che abbiamo giustiziato. L’abbiamo messa di fronte a una realtà che non vuole vedere, una realtà fatta di vendette, dispetti, cuori stracciati.
Pensavo che non è facile avere il coraggio di guardare in faccia un Non so.
E che è triste stare lì senza riuscire a dire una frase per alleggerirla, perché forse frasi così non esistono.
Pensavo alle mie amiche che sono tornate giovani, a quando abbiano cercato di divertirsi questo we. E secondo me ci sono pure un po’ riuscite, in fondo.
Pensavo che avere male alle gambe dopo una notte di balli proibiti è una cosa bella.
Pensavo alla mia amica a cui non ho confessato una conversazione, in cui l’ex fidanzato mi chiedeva se lei stesse bene. non l’ho detto a lei perché sta bene, e vorrei rimanesse così, col sorriso e senza vestiti neri.
Pensavo alla mia Louise, che domani diventa grande, e che sorride parlandomi dei miei progetti.
Pensavo che partire il lunedì, invece che la domenica, mi mette di buonumore, mi sembra di non fuggire via, ma di riuscire a completare qualcosa. fosse anche solo una domenica di Buone idee con le amiche perfette.
Pensavo al supereroe di stasera, che non è il mio supereroe, ma un altro ragazzo.
In fondo, pensavo, anche lui è un piccolo eroe, che riesce ad andare oltre.
E pensavo che gli voglio dolcemente bene, in un modo un po’ tenero un po’ crudele, e vorrei davvero riuscire ad amarlo. Pensavo che la nostra sintonia mi spaventa e mi attira, ma che poi fuggo via e lo lascio solo con il mio profumo.
Pensavo che mi manca, il mio supereroe, vero, e che sono una sentimentalista malinconica. ma qualche notte, dopo tutte quelle canzoni, mi piacerebbe ascoltarne una insieme. mi piacerebbe che una volta tanto il bancomat fosse quello vicino a dove sono io, perché questa fisarmonica potrebbe suonare perfettamente anche se, chiudendola, le nostre labbra si sfiorassero.
Pensavo a quel ragazzo che stamattina si è alzato presto per dirmi che Milano è brutta senza di te, e a tutte le cose carine e sciocche che mi ha fatto fare.
Pensavo alla perversa possibilità di ricevere una mail proibita, prima, mentre controllavo la casella del lavoro. invece ce n’era solo una che annullava una mia giornata di lavoro, ma poi ho pensato che non volevo pensarci, proprio ora.
Pensavo che avrei voglia di fare l’amore, non solo di dirti che avrei voglia di farlo. Avrei voglia di perdere la testa e tutte le mie direzioni, per un paio d’ore. di smettere di fare la capogita e la maestrina, e di perdermi un po’.
Pensavo che ora, forse, posso andare a dormire più leggera.
nasce l’esigenza di sfuggirsi,
per non ferirsi di piu’.
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il programma Vita migliore, ora che ho scaricato l’applicazione stipendio, gira alla grandissima.
In realtà non ho ancora un contratto, ma sono profondamente fiduciosa, visto il livello di necessità che la galleria mostra di avere nei miei confronti. oggi Justine Mattera mi ha adottato dicendomi anche “Quando verrai negli USA, il Texas sarà la tua casa!”.
ho perciò deciso di darmi un tono e di iscrivermi in palestra.
non in una palestra, bensì la palestra.
un paradiso high tech, con signorine profumate che regalano ampi sorrisi, una piscina fantastica a vetri che mi ricorda tanti film dell’orrore (c’è sempre la protagonista che nuota da solo e un assassino senza faccia che attenta alla di lei persona), un centro benessere e soprattutto una super convenzione legata al nome del mio titolare (tipo dico il suo nome e funziona come Apriti Sesamo!, arriva un comitato d’accoglienza che neanche da Tiffany se entri a fare razzia di braccialetti e orecchini).
oggi avevo il mio appuntamento con la responsabile reclute, una secca avvitata in un tubino con un trucco simile ai Kiss, che dopo un giro per quei posti fantastici mi ha portato in ufficio.
lì, le rivelazioni dell’orrore:
- il primo giorno ti fanno un check per vedere i tuoi difetti fisici. cazzo, mi bocciano ancora prima di cominciare.
- deve essere per me prioritario volermi più bene, e vivere per quello. con la testa annuivo e con la mente pensavo ai tavolacci del sabato sera.
- il mensile costa come una Panda…per i comuni mortali, io in vista della convenzione spendo come uno specchietto (della Porsche).
finito l’interrogatorio, mi ha guardato negli occhi e mi ha chiesto:
Ma tu, tu, quanto saresti disposta a spendere per il tuo corpo?
ecco, come dire.
io so quando posso chiedere, al massimo
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Altro giorno di partenze, per la principessa.
Domani ritorno nella mia dolce Firenze, e il solo pensiero di ritrovare quel divano e quegli amici mi emoziona.
Del resto è tutto un disastro, parto senza aver capito dove lavorerò, cosa farò. Però intanto parto, perché dopo tre giorni la mia resistenza emiliana è già agli sgoccioli.
Oggi la mia piccola Posse ha litigato per passare una giornata intera con me, a fare progetti poco credibili e a discutere circa il suo desiderio di diventare Mara Maionchi. solo più volgare.
Oggi la mia piccola grande Louise è riuscita in un successo circa il quale non avevo il minimo dubbio, lei è un essere tra i più brillanti e luminosi di questo cielo. non potevano rimanere indifferenti di fronte al tuo sorriso intelligente, alle tue frasi meditate, ai tuoi pensieri non banali. non potevano.
Ieri ho avuto un dialogo difficile, ho provato una sensazione strana. un misto tra amarezza e malinconia, per avere ricevuto una risposta che aspettavo da troppo tempo. Forse certe affermazioni sono come gli ortaggi di Farmville, se aspetti troppo a coglierle marciscono. Le guardi e pensi Se solo fosse successo prima, ora raccoglierei felice le messi del nostro amore. Invece sono rimasta lì senza riuscire a comporre frasi intelligenti, con lo sguardo che correva indietro e poi avanti avanti. Ho percepito d’un tratto tutta la mia immensa tranquillità, io ora sono davvero serena, ho il cuore quasi tutto libero, e la parte che è impegnata è suddivisa con cura in pochi, rari, frutti. Poche persone hanno posto nel mio raccolto.
Sono andata a trovare mio nonno, dopo, per portargli una rosa.
Ogni tanto mi piace andare ad aggiornarlo sulle mie avventure, diceva sempre che Nessuno gli raccontava mai niente di me, e lui era curiosissimo. Perciò glielo racconto ora, arrampicata su una scala pericolante. Mentre me ne stavo andando ho incontrato un vecchino, il tipico vecchino logorroico emiliano, di quelli che dopo un primo mezzo saluto ti ha già rovesciato addosso settant’anni di vita.
mi ha detto che lì accanto era sepolto suo nipote, morto a trentadue anni. Trentadue, cazzo. io non sono una dalla retorica facile, e odio i discorsi patetici, però quando sento queste cose mi si gela il cuore. di ghiaccio, come a volersi conservare il più a lungo possibile.
Ha anche aggiunto che avrebbe preferito morire lui, per stare un po’ a dormire lì accanto a sua moglie, sepolta poco lontano. e, nonostante tutto, non ha smesso un istante di sorridere parlando di loro. Mi ha detto che suo nipote era uno che non stava mai fermo nello stesso posto, ma poi si ricordava sempre del caffé della domenica col nonno.
Uscendo, ho sentito il bisogno di condividere un po’ di amore con qualcuno. Perché non c’è mai un momento sbagliato per dire Ti amo a una persona, anche solo per strapparle un sorriso dopo una giornata di lavoro apparentemente buttata al vento.
Stasera me ne andrò in centro, con un fiore in testa ( resistendo al sarcasmo di Louise, che odia il mio cerchietto da hippie). a farmi sfiorare dal vento di settembre, a canticchiare canzoni un po’ fuorimoda.
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Oggi giornata di delirio lavorativo.
Venerdì ero fuggita dall’ufficio per gettarmi a capofitto su di un treno, con lo spettro di una prenotazione da fare per alcuni boss esteri che devono venire “per lavoro” (scoperto poi: casualmente il luogo del lavoro ospita una prestigiosa regata, guarda te la fortuna a volte) sul Lago, già conscia che essendo io una maledetta perfettina sarei rimasta con l’ansia da organizzazione per tutto il w-e.
La sera pizzaccia di resoconto Varie ed Eventuali a casa mia, chiacchiere scomposte che vanno dalle autopsie ai correttori, io che mi depilo, la Flavia che mangia i piedini di Louise, Luigi che arriva in mutande e ci ammorba con l’incubo delle valigie per la Chicconia.
Non paghe, il Gruppo Vacanze Pujia 2009 va felice a gettarsi a capofitto verso l’ennesima serata sbagliata: risultato, una discoteca che sembra una capanna di cacca africana, sudore e imbarazzo sparsi, ciappi di plastica in testa, Bella Vita, il nazista, il nostro amico scemo del mare, il Feone e il gruppo Sunny Beach (tra cui vorrei che Louise si ricordasse del mitico Giuseppe, che tornerà fuori a breve), il cameriere imbarazzante che mi ferma per dirmi Ma tu mica lavoravi al Puro?, i Carabbinieri fortunatamente non in schieramento pieno che ci avvistano ed impazziscono, io che mi dimentico di Aver avuto un ragazzo splendido, i messaggi della provocazione, le sonate notturne e gli arpeggi di consolazione.
Sabato serata di decompressione, serata da bambine, piena di risate sincere, con un’amica che non si muoverà mai dal posto che si conquistò tanto tanto tempo fa. e sabato, insieme, saremo bellissime e crudeli. relegate nel tavolaccio.
Domenica l’addio al nubilato, poco giovanile ma liberatorio, una giornata intera a coccolarsi, io che mi addormento felice sul letto ad acqua (è da quando ho visto Edward mani di forbice che lo bramo!), le altre che in preda alle allucinazioni alimentari lamentano l’assenza, nel fantastico buffet di frutta e yogurt, di una sana padella di lasagne, il ritorno a casa, le perplessità sulle coppie, Noemi Letizia che non c’è ma lascia spiacevoli segni del suo passaggio.
Oggi risolvo il problema regata sul lago (che, come temevo, mi aveva molestato per tutto il tempo), bevo diciotto caffè, alle 15 in preda al delirio decido che mi merito pure una focaccina. Poi in questi giorni sono diventata l’assistente alle rogne del boss, che mi chiama in continuazione per cose simpaticissime tipo Crea un’etichetta oppure costruisci una busta. Mi sembra di essere ad Art Attack, più che in una Galleria d’asta (come mi ha scritto oggi un cliente illuminato su di una busta).
infine, rilassata per aver avvistato il filippino delle pulizie (quando lo vedo significa che la giornata sta finendo), arriva la collega alle 17.50 con sguardo sgomento e dice Buttati tu un taxi. veloce.
Missione: recuperare la busta con i documenti fondamentali credo allo scoppio della Terza Guerra Mondiale, chiama il boss, fatti spiegare dov’è, trovalo, consegnala, sorridi. tutto questo senza perdere di vista il tuo taxi, a Milano alle 18 trovarne uno è un dramma, figuriamoci perderlo. ero disposta persino a promettergli un bacio in bocca per trovarlo lì fuori al ritorno.
Mentre sfrecciava (ai 2 km/h, visto il traffico) per le vie ancora brillanti, pensavo che sì, mi sento un po’ Andy Sachs, subissata da compiti impossibili per una capa seriosa e algida. Solo che, essendo io non la protagonista di un film americano, bensì di una commedia dei Vanzina, ovviamente il mio autista ascoltava una compilation con Lisa dagli occhi blu e La spada nel cuore, aveva uno schermo da pc con tre finestre di Msn aperte, la webcam accesa, e mentre guidava scriveva cose da camionista a tre ragazze contemporaneamente. e io nell’entrare nello studio del notaio ovviamente ho confuso Tirare e Spingere e mi sono schiantata contro la porta a vetri.
La pioggia
ancora col sole
tu vedi
chi nasce e chi muore per te.
Archiviato in: di passaggio | Tag: amici in gita, fatica, lavoro, lavoro in vacanza, Milano, partenze, sandwich party, stress
sono rimasta sola in ufficio.
parliamone, i servizi che posso offrire in ufficio io da soli si esauriscono nel giro di due minuti, comunque tutti gli altri noncuranti mi hanno abbandonato.
Per non annoiarmi troppo, ho finto di saper fare una cosa sottovalutandola pesantemente, ed ora è due giorni che impazzisco per aggiornare un navigatore. mannagggiame, ora ho capito perché la gente paga gente per farlo.
Louise non mi risponde al telefono, le altre lavorano, a Milano ci sono cinquecento gradi, non ne posso davvero più.
uniche note positive: oggi e domani riceverò visite piacevolissime di amici che sfidano l’asfalto che si scioglie per me, e domani ho organizzato un sandwich party in ufficio.
l’anno prossimo, mi porto il lavoro in vacanza.

Archiviato in: miscellanea | Tag: Club delle Prime Mogli, fatica, follia, paure, premonizioni, Sogni, stress
niente, dopo due settimane continuo a fare sogni stranissimi.
Forse dovrei prendere provvedimenti, in effetti.
c’è da dire che ieri dopo un aperitivo tra principesse con il Club delle Prime Mogli (fiorentine), una birra diversamente eterosessuale in centro, una gita in stazione a raccattare Luigi più nevrotica che mai per la partenza, un lieve inconveniente con il gatto che ha pensato di segnare il territorio nella valigia del mio amico, l’incubo di un taxi prenotato per le 5:40 e di un’amica incompetente che doveva intraprendere un viaggio quasi mitologico, gli estremi per non stare bene c’erano proprio tutti. Dimenticavo, a Milano c’erano 45 gradi al buio.
detto questo, mi sono sognata una Luigi 1.0, di quelle che hanno le notti d’amore con i vecchi bavosi; eravamo sulla sua Clio in un posto di collina, pieno di curve, e lei parcheggiava a un certo punto e mi lasciava in macchina come uno di quei cagnolini negli autogrill, un dito di finestrino tirato giù, freno a mano tirato, e se ne andava col vecchio.
io rimanevo lì e ben presto mi rendevo conto che il freno a mano poteva ben poco con la pendenza del terreno, e che il mio lento declino per la pianura era inesorabile. ovviamente, Luigi non mi aveva lasciato le chiavi, quindi ideona: faccio scendere in folle la macchina fino al primo spiazzo e la fermo rischiando un testacoda col freno a mano. roba che Mcgayver mi fa ‘na sega.
dopo tempo x, torna Luigi, mi racconta che l’uscita non le è piaciuta, e il vecchio l’ha portata a bere champagne in un night club; ripartiamo e incontriamo Chiarina e Silviette in macchina (casi della vita, chi incontri in una strada di collina di notte se non le tue amiche?), le quali si fermano in mezzo alla strada per avere un resoconto in direttissima della serata.
finiamo il sogno cianciando amabilmente come delle giostraie in mezzo al nulla.
dopo questo sogno, ho preferito passare il resto della notte in bianco.
Archiviato in: miscellanea, sentimenti | Tag: chiamata da uno sconosciuto, fatica, Firenze, fuori servizio, lavoro, pessimismo & fastidio, ricatti, stress
dunque, nel giro di venti minuti ho commesso tre errori madornali:
1) ho risposto a un sms arrivatomi da un numero che non avevo salvato. messaggio carino e neutro, diceva “Cara E., come vedi non ti ho dimenticato!ma dove sei ora, ancora a Bologna?”. Ora, io invece pare che ti abbia dimenticato, o quantomeno il mio cellulare. e poi, Bologna?! parliamo di una vita fa. come minimo sei uno Scheletro nell’Armadio. e invece, nonostante tutto io ti rispondo e scopro che sei davvero uno di quelli che volevo dimenticare, ricordo di risate universitarie e di un amico demenziale in comune. risultato: Sì Sì, ti chiamo io.
2) ho telefonato al capo che con un’azione subdola mi ha praticamente costretto ad andare a lavorare in agosto. ora, a firenze, in agosto, a parte gli americani così sudati da non riuscire neppure a tirare fuori il portafoglio, a parte i cinesi del pub di fianco, chi cavolo c’è a lavorare? e poi proprio nelle due settimane che volevo fare al mare, no no e no. io ho bisogno di un po’ di sole e acqua salata, se un dottore mi vedesse così me le prescriverebbe. ovviamente, come dire di no, bofonchio un Ti faccio sapere e metto giù in crisi isterica.
3) ho ricevuto una lettera da un uomo che mi dice Sei fantastica, ma non posso. non riesco a separare la parte superiore da quella inferiore. mannaggia doppia. tutti i migliori sono già occupati, proprio come i bagni negli autogrill. rimangono solo quelli rotti, sporchi e senza porta.

un breve post per comunicarvi quanto segue:
1 – sono viva.circa.
2- ho superato le aste. e sono stata brava. ho imparato tanto, e mi sono pure divertita. ho una lista redatta scrupolosamente con almeno 10 mariti a cui domandare la mano. e ho già scelto le cose che voglio farmi comperare. all’asta, ovviamente.
3- ho scoperto che risulto irresistibile ad alcune categorie maschili, specialmente se di nazionalità (?): per citare le ultime due, i manovali e le guardie giurate. sbattendo gli occhioni sono riuscita a farmi portare più caffè in cinque giorni che colazioni a letto in tutta una vita. un giurato mi ha teneramente aspettato fuori, stasera, preoccupatissimo perché mi aveva dato il contatto fb (che ho ovviamente perso) e gli si era rotto il pc, e già temeva di non potermi mai più trovare. l’ho scaricato altrettanto dolcemente davanti all’entrata della metro. sbattendo gli occhioni, però.
4- per finire, una canzone. che parla di memoria selettiva. di chi non si ricorda di un bacio, di un insulto, di un dialogo. e di chi invece si ricorda sempre di tutto, come me e Louise. questa è per te, piccola cara. sorridi. sai che io ti capisco. e quando non ti capisco, sempre ti amo.
what part of our history’s reinvented and under rug swept?
what part of your memory is selective and tends to forget?
what with this distance it seems so obvious?