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Ieri sera le puttanazze hanno festeggiato la loro personalissima Alba dei Morti Dementi. Louise – che vuole sempre primeggiare – si era messa avanti albeggiando già venerdì notte, persa in una macchina profumata di viole e dolci dipendenze. Risultato: un cuore pieno di gioia, una faccia da zombie. bellissima.
In compenso, la Paolita, decisa a vincere il Premio Bricolage 2009 aveva preso sul serio la mia idea di lapidarci, e aveva costruito 4 cippi di gommapiuma, tutti personalizzati con epitaffi demenziali e tragicamente verosimili che le nostre menti diaboliche avevano ideato. Completa lo staff Luigi, giovanissima, che si presenta in pantacollant stampa jeans e alla star lucide da rapper anni Novanta.
Divine.
Ci mettiamo circa un’ora per partire perché ogni cinque secondi veniamo colpite da crisi di riso isterico, io comincio a piangere e mi cola tutto il trucco che la nostra visagiste Silviette tenta ogni volta di ristrutturare. in calce, la Chiarina che senza troppa fatica si veste da vedova inconsolabile, lanciandosi addosso fiumi di lacrime artificiali.
Di tutto ciò che in seguito è successo, credo sarà il milione di foto che ci è stato fatto a parlare per noi. Mi limito a stilare la top ten:
10. Ci fermiamo in farmacia per prendere del sedativo per l’iperattività di Luigi e un Moment per l’emicrania di Louise. La vedova scende per fare una foto ad una Skoda con quattro lapidi, e le si affianca una macchina. non una macchina qualsiasi, però. una monovolume, la famosa e già citata in avventure passate monovolume con otto negri! delirio di riso e presagio funesto.
9. arriviamo al festone nel tendone da circo, passando per il famoso filare di pioppi in cui una volta venimmo – per sbaglio, purtroppo, condotte da un demente che sosteneva di sapere la strada.
8. Creiamo delirio alla festa, muovendoci in pista come quattro Teletubbies, fermate ogni due minuti da ragazze che vogliono fare foto con noi e ragazzi che si toccano le palle, un po’ per scaramanzia, un po’per eccitazione,credo.
7. Luigi in attesa al bagno si spazientisce, va nella fila degli uomini, guarda i ragazzi e dice loro “Insomma, vedete? c’è scritto Luigi. sono un uomo, passo io!”. mutismo e gente incredula, fa la pipì in due minuti e noi in venticinque.
6. Progettiamo di nasconderci immobili in un campo per poi fare gli attacconi alla gente, in pieno stile cimitero vivente. Poi pensiamo di riproporre la gag anche per Ognissanti, nei cimiteri veri, per vedere se siamo davvero credibili.
5. Come da copione, ci mettiamo due ore per prendere i vodkabenzina, la Vedova nera diventa scorrettissima, passa davanti a tutti, sfruttando la mia lapide come scudo protettivo. questo non ci salva da manette, scomodo personaggio abitante delle biblioteche universitarie, di quelli pesanti che non dovrebbero ricordarsi di te. e invece lo fanno,sempre.
4. al ritorno, fameliche, andiamo ad ucciderci definitivamente da Alberga. Perdiamo l’uso della bocca nel vano tentativo di abboccare una stria rovente, Luigi discute con il vecchio bestemmiatore, la Paolita abborda un minorenne a cui dà lezioni fino a tarda sera.
3. questo punto rimarrà criptico, ma tu, Louise, lo capirai. quello che è successo nella tua Skoda, ieri, ci ha unito tantissimo. non credevo fosse possibile raggiungere un’intimità tale, nella vita. Sono felice che fossi al mio fianco. Ovviamente, parlo di quello che è successo quando eravamo ancora in due, in macchina.
2. sotto casa mia, c’è una macchina in più. una macchina di quelle che vedi e ti scappa un sorriso, mentre conti i cerchioni che mancano. o meglio, quelli che rimangono.
1. l’ultimo punto è una canzone, l’abbiamo ascoltata ieri sera. ha un testo bellissimo, solo ora me ne rendo conto. parla di come sia bello, ogni tanto, chiudere semplicemente gli occhi, e sentirsi con le ali ai piedi.
Perché ciò che fa davvero la differenza, non è il sesso, l’amore piuttosto.
And all this talk of time
Talk is fine
And I don’t want to stay around
Why can’t we pantomime, just close our eyes
And sleep sweet dreams
Me and You with wings on our feet.
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Avrei voglia
di pescare un po’ di stelle.
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Ritornata a casa, in una sera calda e lenta.
cucino, accendo una candela arancione.
spengo tutte le luci e illumino la stanza soltanto con una lampada, leggera, evanescente.
dietro di me, un letto troppo grande per starci sola.
intorno a me, la mia canzone del giorno.
ti aspetto, qui.
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Allora, per lo scorso matrimonio mi sono distratta un attimo e mi sono dimenticata il resoconto.
ma questo, questo non mi sfugge.
Colazione con l’antiacido (ne avete menzione nelle scorse puntate), doccina rigenerante, cura del corpo, Louise che si improvvisa splendida addetta al Trucco & Parrucco ( condendolo con cazzate di varia natura e racconti incrociati per ricostruire esattamente il venerdì sera), insomma, il risultato è decisamente hollywoodiano. peccato dovessi andare a un bucolico matrimonio di provincia, ma vabbè.
Questi due matrimoni sono stati proprio strani, ho ritrovato i miei amichetti di piccolezza…ieri sera tenevo stranamente banco a tavola con i racconti delle mie ultime migrazioni lavorative e abitative, e ci pensavo su. quanto tempo è passato, quanta strada fatta. loro sono lì e un po’ mi ascoltano, un po’ forse mi invidiano. soprattutto, penso che si chiedano chi me lo faccia fare, tutto questo sbattimento.
Tornando a noi, il matrimonio aveva un pubblico che forse giusto all’aperitivo latino della domenica pomeriggio è vestito così. le donne avevano optato per un pezzo di sotto dimenticato, gli uomini per una versione cravatta lenta. ma porcaputtena, la cravatta lenta te la concedo solo se sei un neo papà dopo 15 ore di travaglio, mica per un matrimonio. e poi, diamine, una della lunghezza giusta no eh? c’erano almeno tre sosia di Steve Arkel. alla fine della celebrazione è partito un pezzo dei Coldplay, al posto del canto finale. bah, sarà che sono una romanticona tradizionalista, ma a me pareva più un’esterna della Defilippi.
in tutto questo la mia acidità mi ha punito e mi è venuta una congestione da pizzette, sono stata malissimo e ho dovuto rinunciare al tripudio di fritti in antipasto per due bicchieroni di acqua cassata sgranando in silenzio un rosario per non vomitare.
ho persino assistito al simpatico rito del bicchiere calpestato, mi faceva tanto sex and the city. solo che non ero a NY ma nel comprensorio ceramico, nel locale in cui credo abbiano girato Saturday night fever.
in tutto questo, ho ovviamente riso tantissimo, ho stipulato un accordo prematrimoniale proforma con uno dei miei amici diversamente etero (nozze da Armani in Manzoni, quadrilatero transennato con red carpet, cena da Nobu e post serata all’Armani Privé – tutto all’insegna della sobrietà, celebra la messa Re Giorgio o la di lui statua di cera), ho sbattuto forte i sottopiatti con la forchetta come il pubblico della Corrida, ho ballato lanciando petali di rosa per aria.
detto questo, sono amabilmente fuggita nella notte e ho raccattato una Chiarina decisamente gggiovane, e lì un tripudio di buone idee. una tripletta festa nerd – disco figa – festa nerd again, di cui voglio citare solo pochi, magici, istanti.
… Zio Marty che ci parcheggia l’Alfa da Carabbiniere nel parcheggio per interrogarci
…il Feo e il suo amicone che si lancia in complimenti spassionati (ah, ma prima o poi io un controllo qualità lo farò, giù di lì)
…la festa del terrore e il giro preventivo del parcheggio alla ricerca di macchine nemiche
…io vestita da notte degli Oscar in un circolo ARCI
… i timbri a ragnaccio e quelli fluorescenti
…la chiari che nel parcheggio della festona incontra due persone da schivare. purtroppo, veniamo braccate dalla terza, il fisico nerd competitor della mia amichetta.
… il barista più spettinato del mondo. semplicemente perfetto, aggiungerei.
…Louise che ha l’ideona di bissare nella disco figa. io che entro e capisco che un tubino di broccato in una discoteca ipertermica non andranno mai e poi mai d’accordo.
…il nuovo futuro fidanzato di Louise, di una scemenza più unica che rara. meraviglioso, lo amo tantissimo ma lo lascerò amare meglio a lei.
…il tavolaccio proprio proprio accanto ai Carabbinieri. e poi non ditemi che non c’è una talpa, tra noi. e non è Angela Melillo.
…la Chiarina che prende accordi notturni e proibiti. l’inibizione e la curiosità. e un dolciotto che sta per guadagnarsi la Medaglia alla perseveranza. noi siamo tutte con te, ragazzo.
…cercare due occhi e vedere che si specchiano così bene nei tuoi.
…la mia socia che scappa fuori a telefonare e far pipì (tutto insieme, temo) e io che mi trasferisco dietro al bancone. che ci volete fare, quando una è un animale da bancone, lo è per sempre.
… uno spagnolo che mi dice che ho occhi bellissimi. e che vuole un vodka-lémon, veloce.
… io che abbandono Louise in mezzo a quel pericolo. e me ne pento. lei delira. e io vado a letto caricando la lupara. ma mi fido di lei, e faccio bene.
…due amiche diverse e meravigliose, che amo tanto. e loro amano me (e in questi casi si vede proprio!).
…una rosa rossa, profumatissima,
che ti colori il mondo al risveglio.
Beh, io sono del segno del Leone
e tra voi ci ho visto proprio amore.
(poche cose sono più spassose di un fisico che ti regala sentenze di vita).
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non è che sia proprio in vena scrittoria, oggi.
è la tipica domenica slow motion, in cui mi sento sessantenne, non mi va di fare nulla, mi trascino lamentando pesantezza ai lombi, prendo il treno con l’ipod terribilmente scarico e una vecchia barese che parla e mangia panini ripieni di porco al mio fianco, arrivo a Milano e c’è un temporale alle porte, arrivo a casa sperando di trovarla vuota e invece la trovo tragicamente piena di vita, rifiuto tutti gli inviti possibili e mi chiudo in camera con una Coca Zero.
però.
però, ecco.
mentre pulivo un fornello nascondendomi nella tuta, mi è venuto un flash.
Domani sarà il terzultimo giorno di lavoro.
avrò la mia sostituta al mio fianco e non potrò cazzeggiare al pc.
avrò l’ultimo lunedì, l’ultimo martedì.
carpe diem, quindi, almeno utilizzo le ultime forze per scrivervi tutte le cose che salvo di questo we.
Salvo la mia Chiarina, gadget fondamentale che ha animato per tre giorni la mia vita.
che bella sei, quando sorridi.
un po’ meno quando ti dimentichi di metterti il reggiseno e ti lanci il mascara sulla camicina bianca, però a me fai ridere lo stesso.
Salvo Louise e la Paolita, che mi cambiano i programmi all’ultimo e mi portano al cinema.
Io che di film ne guardo, ma al cinema non ci vado mai.
mi portano in uno di quei non luoghi che dovrebbero piacermi e invece odio, a vedere però un Woody Allen stre-pi-to-so.
La storia assurda di un vecchio misantropo ipocondriaco che è la summa dei difetti miei e di Louise.
Salvo gli amici di Serie A, che incontriamo per caso scambiandoli per quattro drogati su di una panchina. loro che ci fanno sempre tanto ridere, con loro programmiamo eventi di una demenza colossale, destinati al successo. nell’attesa di vedere arrivare, alla Tombolata di Natale, Marci con un falcone addestrato sul braccio.
Salvo il Capitano Logan, che ha finalmente dato un nome alla sua barca. un nome bellissimo, Quarto di luna, che cambia a seconda del verso in cui la guardi. perché alla fine, come dice Hemingway in uno dei suoi finali migliori, è solo una questione di punti di vista. Per lui una buona navigazione, che duri almeno un anno e mezzo, in cui avrà le migliori canzoni da ascoltare, una per ogni notte in mare. Sperando che possa attaccare una grossa, grossa lisca di pesce (cane) alla parete.
Salvo i miei genitori, uno perché mi aspetta per farmi trovare una cena fumante e non si arrabbia – troppo – per l’entropia che riesco a generare ogni volta, l’altra perché fa con nonchalance l’acquisto del secolo e mi regala il pezzo mancante che mi serviva per essere la più bella della festa.
Salvo i miei amici d’infanzia, tutti riuniti per il primo dei due matrimoni che si susseguono in queste settimane. Li salvo più o meno tutti, qualche delusione a parte, perché comunque, stretti nei banchi della chiesa, a cantare le canzoni che intonavamo nei sabato pomeriggio da bambini, ci commuoviamo un po’ tutti, al pensiero di Lei si sta sposando davvero.
Avevo voglia di anticiparvi la canzone del buonumore per domani mattina…buon risveglio.
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ieri sera pensavo a tutto questo insegursi.
etereo, avvincente, un romanzo tra i più interessanti io abbia mai letto da tanti anni a questa parte.
però ecco, ogni tanto avrei voglia di incontrarti, tra una puntata e l’altra, di soffermarci un attimo sui nostri sguardi prima dell’avventura successiva.
avrei voglia di andarmene a letto una notte con il sapore fresco di un tuo bacio sulle mie labbra, di avere un sogno che mi strappa il sorriso al mattino, giusto per sostituire uno di quelli più vecchi e logori.
vorrei dirti Ti amo in pieno volto, una notte, una delle nostre notti casuali in cui ci ritroviamo per poi perderci.
Perchè la marea che scorre tra noi è bellissima e potente, si allontana per poi riavvicinarsi…. facciamo le nostre vite, ci dimentichiamo uno dell’altra, e poi d’un tratto torniamo a lambirci.
mi manca tutto questo, mi manca essere lambita dal tuo mare.
anche nei migliori romanzi ogni tanto i protagonisti si incontrano, per poi riprendere leggeri il loro cammino di stelle comete.
vorrei ricevere un messaggio che dice Sono qui fuori dalla porta, e sono venuto per te. e domani non sapere neppure dove tu sia, per tornare a pensarti solo nelle notti più proibite.
mi manchi, qui, ora.
sei l’unica cosa che è a colori
mentre il resto è in bianco e nero
l’unica cosa che rimane a fuoco
quando sono senza occhiali.
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oggi sono musicalmente monotematica, ascolto sempre le stesse tre canzoni.
amarissime e romantiche.
e penso che, alle cinque e venticinque di mattina, si facciano i discorsi migliori.
svegli o raccolti in qualche indecifrabile sogno.
e porgi in dono la tua essenza misteriosa,
che fu un brillio fugace qualche notte fa;
e fanno presto a farsi vivi i miei sospiri
che alle pareti vanno a dire “ti vorrei qua”.
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ho passato la notte in bianco, ieri.
sono andata a letto troppo presto, senza dare un senso alla mia serata.
una cena tra amiche, ma avevo bisogno di qualcosa in più. mi rendo conto che il rumore dei bicchieri del servizio buono che tintinnano felici non mi fa più sorridere come un tempo.
non so, avevo bisogno di sporcarmi un po’.
di avere almeno un pensiero demente che mi facesse sorridere la mattina dopo, con la testa ancora piena di vino e la pelle bianca e lunare.
poi non so, questo sfiorarsi senza toccarsi.
qualche notte mi fa male.
ma poi torno ad accelerare e a guidare nel buio, ed alzo il volume per non sentire.
You got a fast car
But is it fast enough so we can fly away
We gotta make a decision
We leave tonight or live and die this way.
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come promesso,
è stata la prima canzone di stamattina.
e mi ha messo, come sempre, di ottimo umore.
mi ricordava un po’ un sogno strano,
di una ragazza che si agita inquieta in una notte troppo calda,
rotolandosi in pensieri troppo afosi per lei.
e poi la camera si illumina e le pare quasi che il telefono voglia attirare la sua attenzione
e lì, in un rumore di viaggio confuso, cadenzato dalla pioggia d’estate,
qualcuno che la pensa e ha capito qual è il ruolo per lei.
spengo il pc, finisco i dolcetti del mattino, continuo a fischiettare la canzone.
poi la metto nel raccoglitore di pensieri profondi ed esco, sorridendo.