It's not easy being a princess – Confessioni di una principessa.


Giudizi universali.

Non amo molto lavorare il sabato mattina, ovviamente.
Per strada camminano tutti più piano, e anche io vorrei indugiare un po’di più tra le coperte. invece solita sveglia, solito orario. Sì, sì, lo so che poi io lunedì dormirò e voi no, però il sabato mattina (specie se non ti sei disfatto il venerdì notte) è un momento che mi mette sempre di buonumore, vorrei godermelo un po’ di più.

Settimana intensa, questa, di cose dette e non dette…almeno due, preziose, non scritte. Perché ho sempre voglia di raccontare tutto, ma ogni tanto qualche segreto me lo coltivo pure io, lo tengo per giustificare i sorrisi immotivati. Sono riuscita a fare un paio di cose a cui tenevo molto. Basta così. Ho parlato tanto con una persona che evidentemente non si è ancora disintossicata da me, e io da lui. Ci rimaniamo sempre un po’ impiastricciati, uno con l’altra, e questo non può funzionare. Ho creato un club nuovo, segretissimo, per me e le mie amiche. in cui dare libero sfogo alle bestie di Satana che sono in noi. Se ci scoprono, come minimo ci denunciano al Tribunale dell’Aja.
Ho consolato un amico dolce e distrutto, consumato da un amore che è un po’ disperazione, un po’ speranza, ma soprattutto tanta amarezza. Spero che abbia capito quanto io tenga a lui, lo spero davvero.

E se tutto questo non è abbastanza, stasera glielo dimostrerò ampliando ulteriormente i confini della mia vergogna personale, e andando a un terribile Fluo Party

giudicare tantissimo.



Cruciverbone.

L’altra sera, dopo aver passato sei ore ripeto SEI all’Ikea con Justine Mattera, guidando una Panda Van che sembrava quella dello Sceriffo di Dallas, sono tornata a casa e volevo soltanto morire. in questa settimana, ho fatto davvero di tutto tranne il mio lavoro, mi sono improvvisata grafica, barman, ho montato gli scopini da cesso. insomma, un’artista completaa, se facessi Amici sarei di certo per il serale.
Comunque, torno a casa e gli altri mi trascinano a un tragico compleanno casual di una nostra amica, una cosa anche carina, piena di gente, le tipiche feste universitarie in casa.
Ecco, io però l’università l’ho finita due anni fa.
Stare a queste feste – benché i miei coinquilini abbiano tutti la mia età – mi fa sentire leggermente fuoriluogo, insomma, loro parlano di esami (e poi cavolo, tutti della stessa facoltà, potrei impazzire!), e io parlo con le patatine e i salatini.
Ma in realtà, quando ormai il peggio pensavamo fosse il fatto che il fidanzato della mia coinquilina fa l’assistente e alla festa c’erano dei suoi studenti, d’un tratto la tragedia ci ha tolto il fiato.
c’era un cruciverbone, lì in mezzo alla sala.
E lì, ho sperato con tutta me stessa due cose.
La prima
Che fosse un ricopiatissimo Bartezzaghi da Settimana Nimmistica, e non una prova di originalità delle padrone di casa (ovviamente, speranze svanite in nulla)
La seconda
Che qualcuno gridasse Ethernit, arrivasse la Bonaccorsi e l’Elia scoppiasse a piangere.

E probabilmente nessuno dei presenti era abbastanza anziano per ricordarsi di tutto ciò :)

piesse. tornando a casa, stretti in macchina, tra una dama (alcolica) e una principessa (vera), niente è più bello, attraversando l’Arno luccicante, di una canzone tra amici.



Gemelli diversi.

ieri sera, dopo una domenica strana, in cui mi hanno inventato un’uscita a quattro, dolce e un po’ spaventosa, in cui ho visto The Holy Father mano nella mano con una finta lesbica (a noi piace pensare che lo sia, se dopo una vacanza con due dei greci e Padre Maronno lei ha scelto lui), un caffè mancato, una cena con gli amici d’infanzia, una spirale di cattiverie prenuziali, Louise e io ci siamo date appuntamento sotto casa. Come nelle migliori notti in cui ho atteso un amante, mi sono messa a giocare distrattamente con il pc, cercando interlocutori notturni da ammorbare, ho teso l’orecchio in attesa di quello squillo che significa Scendi, baby, sono scappata fuori chiudendo in silenzio la porta, lasciando il cancelletto accostato.

ci siamo rifugiate in uno dei miei Luoghi dell’amore, trucido parcheggio che ha visto notti meravigliose, altre solo sceme e basta. e lì, dopo un po’ di imbarazzo iniziale ( con un uomo è facile, cominci a baciarlo, ma con Louise ecco, non mi veniva), abbiamo radunato la più alta concentrazione di cazzate e cattiverie credo dopo il Manifesto del Terzo Reich.

ci aspettano giorni memorabili, sorella.
volevo dirtelo.

gemelliUno per uno.



The Devil wears Prada.

Oggi giornata di delirio lavorativo.
Venerdì ero fuggita dall’ufficio per gettarmi a capofitto su di un treno, con lo spettro di una prenotazione da fare per alcuni boss esteri che devono venire “per lavoro” (scoperto poi: casualmente il luogo del lavoro ospita una prestigiosa regata, guarda te la fortuna a volte) sul Lago, già conscia che essendo io una maledetta perfettina sarei rimasta con l’ansia da organizzazione per tutto il w-e.

La sera pizzaccia di resoconto Varie ed Eventuali a casa mia, chiacchiere scomposte che vanno dalle autopsie ai correttori, io che mi depilo, la Flavia che mangia i piedini di Louise, Luigi che arriva in mutande e ci ammorba con l’incubo delle valigie per la Chicconia.
Non paghe, il Gruppo Vacanze Pujia 2009 va felice a gettarsi a capofitto verso l’ennesima serata sbagliata: risultato, una discoteca che sembra una capanna di cacca africana, sudore e imbarazzo sparsi, ciappi di plastica in testa, Bella Vita, il nazista, il nostro amico scemo del mare, il Feone e il gruppo Sunny Beach (tra cui vorrei che Louise si ricordasse del mitico Giuseppe, che tornerà fuori a breve), il cameriere imbarazzante che mi ferma per dirmi Ma tu mica lavoravi al Puro?, i Carabbinieri fortunatamente non in schieramento pieno che ci avvistano ed impazziscono, io che mi dimentico di Aver avuto un ragazzo splendido, i messaggi della provocazione, le sonate notturne e gli arpeggi di consolazione.

Sabato serata di decompressione, serata da bambine, piena di risate sincere, con un’amica che non si muoverà mai dal posto che si conquistò tanto tanto tempo fa. e sabato, insieme, saremo bellissime e crudeli. relegate nel tavolaccio.

Domenica l’addio al nubilato, poco giovanile ma liberatorio, una giornata intera a coccolarsi, io che mi addormento felice sul letto ad acqua (è da quando ho visto Edward mani di forbice che lo bramo!), le altre che in preda alle allucinazioni alimentari lamentano l’assenza, nel fantastico buffet di frutta e yogurt, di una sana padella di lasagne, il ritorno a casa, le perplessità sulle coppie, Noemi Letizia che non c’è ma lascia spiacevoli segni del suo passaggio.

Oggi risolvo il problema regata sul lago (che, come temevo, mi aveva molestato per tutto il tempo), bevo diciotto caffè, alle 15 in preda al delirio decido che mi merito pure una focaccina. Poi in questi giorni sono diventata l’assistente alle rogne del boss, che mi chiama in continuazione per cose simpaticissime tipo Crea un’etichetta oppure costruisci una busta. Mi sembra di essere ad Art Attack, più che in una Galleria d’asta (come mi ha scritto oggi un cliente illuminato su di una busta).

infine, rilassata per aver avvistato il filippino delle pulizie (quando lo vedo significa che la giornata sta finendo), arriva la collega alle 17.50 con sguardo sgomento e dice Buttati tu un taxi. veloce.
Missione: recuperare la busta con i documenti fondamentali credo allo scoppio della Terza Guerra Mondiale, chiama il boss, fatti spiegare dov’è, trovalo, consegnala, sorridi. tutto questo senza perdere di vista il tuo taxi, a Milano alle 18 trovarne uno è un dramma, figuriamoci perderlo. ero disposta persino a promettergli un bacio in bocca per trovarlo lì fuori al ritorno.

Mentre sfrecciava (ai 2 km/h, visto il traffico) per le vie ancora brillanti, pensavo che sì, mi sento un po’ Andy Sachs, subissata da compiti impossibili per una capa seriosa e algida. Solo che, essendo io non la protagonista di un film americano, bensì di una commedia dei Vanzina, ovviamente il mio autista ascoltava una compilation con Lisa dagli occhi blu e La spada nel cuore, aveva uno schermo da pc con tre finestre di Msn aperte, la webcam accesa, e mentre guidava scriveva cose da camionista a tre ragazze contemporaneamente. e io nell’entrare nello studio del notaio ovviamente ho confuso Tirare e Spingere e mi sono schiantata contro la porta a vetri.

Eh vabbè.

La pioggia
ancora col sole
tu vedi
chi nasce e chi muore per te.



All’improvviso uno sconosciuto.
11 Settembre 2009, 09:20
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Ieri sera sono stata ad uno degli eventi più divini dell’ultimo secolo, la Milano Vogue Night. il paradiso della mondanità, altrimenti detto: un red carpet nel Quadrilatero della Moda, i negozi con djset e deliri di champagne e cocktails per tutti.
torno a casa ebbra e fiera di aver incontrato Massimo Boldi vestito da Sceriffo del West e una Anna Molinari ormai ahimé mummificata, mi corico dopo aver fatto una valigia casuale senza che la mia coinquilina sia ancora ritornata a casa.

Mi alzo stamattina dopo una serie di incubi terribili (io che prendevo un tram su di un ponte in una Londra piovosa, cinque studentesse delle medie a cui facevo lezioni di vita con Cioè come libro di testo),vado in bagno, mi vesto, vedo la porta della coinquilina chiusa (quindi presente), entro in cucina per dedicarmi al solito rito fette biscottate-marmellata-tg5-pc del mattino e in mezzo ad una confusione da accampati senza tetto (scarpe, borse, valigie, sembrava Malpensa), noto un piccolo particolare in più.
 

Un brutto uomo in (brutte) mutandine che dorme sul mio divano.

Ecco, io ieri di certo non ero lucidissima, però:
1 – io non ce l’ho messo, quello
2 – ieri non c’era, quello
3 – ha delle mutande imbarazzanti e dorme rannicchiato come una mummia di gatto, quello.
4 – temo che sia Rhys Ifans, quello. direttamente da Notting Hill.

Morale della favola: sono fuggita lasciando delle mutandine grigie lise su di un brutto corpo a dormire nella mia casina.

nudo



Un Buon Non Ferragosto per Te.

Cari lettori,
dopo forse troppo tempo a grande richiesta tornano le serate delle buone idee di Thelma e Louise!
ieri sera, schiacciate dall’afa e innervosite da un temporale, le vostre amate hanno abbandonato sogni marittimi e se ne sono rimaste a vedere, come dice Vasco, Cosa succede in città.

Qui di seguito uno stringato resoconto degli eventi che furono:
- Louise arriva con le pizze a Villa Pierino, avendo il buon gusto di comprarle là dove lavora una a cui ha rubato il fidanzato che ci prepara delle gustose pizze cotto e diossina
- io e mio padre abbiamo l’ideona di apparecchiare in giardino. risultato: una nuvola nera carica di bestemmie (di mia nonna) ci inzuppa le pizze.
- io vengo assalita da perfidi mosquitos e chiedo di andare nella cueva ed essere nominata o mandata sull’ultima spiaggia
- dopo aver implorato invano le nostre cosce di smettere di sudare, ci rinunciamo ed usciamo lamentando il caldazzo e i piedi gonfi che stringono nelle ballerine moda
- dopo una breve ricognizione, constatiamo il vuoto siderale in città, e ci rifugiamo nel locale di un amante di Louise per rifocillarci un po’
-litigo col cameriere partenopeo che è renitente a farci accomodare nel divano presidenziale dicendo che “in queste sere così non sai mai quanta gente possa arrivare”. Vecchio, dai, al massimo si ferma un pullman di vecchie di ritorno dalla tombola o di pellegrini di Santiago.
- ordiniamo un gasatone per cominciare in maniera sana la serata
- veniamo subito accusate da un amico di essere Un po’ acide. noi? solo perché siamo sedute come due Cerberi all’entrata del locale e freddiamo con una sentenza tutte le coppiette che entrano? naaaa.
- vista la fauna del locale, salutiamo e ce ne andiamo nel nostro posto di malaffare preferito. Lì almeno io ho il mio cameriere che mi molesta e Louise si appassiona a un barista nuovo con una situazione sentimentale ” a puzzle” ( ama pezzi di donne diverse, forse?).
- arrivano le nostre amiche nel pieno della loro voglia di vivere e, venute a conoscenza dei nostri programmi, si defilano in minuti due
- colpita dalla setona, bevo una bottiglia di acqua cassata alla goccia e faccio i rutti per due ore
- un mio fidanzato mi dice che non si può presentare perché è a una sagra, e io sento di amarlo tantissimo. passeremo la vecchiaia a vincere delle piante al gioco dei tappi
- ci  dirigiamo verso il sancta sanctorum del trash cittadino: la discoteca in serata Anni 80
- nell’ordine: il Nazista, il Cameriere Montanaro e un sacco di paura di incontrare i Carrabbibieri, terzi nella triade delle apparizioni più temute
- vengo impezzata da un libraio di provincia, che mi dice che venerdì al concerto mi bacerà (paura). tale uomo ci ferma imponendo su di noi le mani come Giucas Casella e gridando Vi Copro con il mio corpo! peccato che noi capiamo Vi compro con il mio corpo! e gli ridiamo in faccia per dieci minuti
- Louise viene interrogata da un assistente di filosofia a tradimento
- il nostro ultimo (ora ex) desiderio sessuale che balla con Un Treno per Yuma e il Velino, tutti in cerchio, YMCA
- gli uomini con le ciabatte, quelli che non si capacitano della nostra bellezza, Guido e i suoi amici direttamente from Montecchio
- la pioggia e l’effetto serra
- i vodkabenzina
- la necessità di andare a bere l’ultimo da Bob
- noi che inseguiamo Marmotta con il barista figo, e lui che nell’unica occasione in cui dovrebbe impezzarci, ci snobba
- le birracce gelate nella notte e i discorsi sul perché siamo così strane

top three.
al terzo posto, una mia ex collega di pub che si avvicina a me, mi tocca la pancia, mi guarda sorridendo e mi dice Ah non sei incinta.
No, però con un solo sguardo posso garantirti la sterilità, tua e delle tue prossime tre generazioni.
al secondo posto, io e Louise ferme alle 3 di mattina a un semaforo.
lei “vecchia, non ti affianchi a quella macchina di tamarri perché hai paura?”
io, provocata, mi affianco a una terribile Peugeout da cui sporge un braccio tatuato.
nella macchina piena di uomini imbarazzanti, il guidatore ci guarda ed emette un unico suono “Vale?”.
ingrano la marcia in velocità, e Louise riconosce in quel tatuaggio un suo vecchio flirt. ottimo.
infine, al primo posto, uno scambio di sms atto ad assicurarci una sana dose di bevute gratis il prossimo inverno.
in cui, in un colpo solo, riesco a sentire le seguenti frasi:

ci sono i controlli.
la mia casa è impraticabile.
la macchina è calda.

alle quali affermazioni segue, per addolcire, questo pensiero della buonanotte:

però ci voleva un piacevole diversivo.

Secondo me ci voleva più che altro un detersivo, per pulire la casa e controllare che la macchina fosse a posto :)

Buon Non Ferragosto, sorella.




Love Luna Park.
21 Maggio 2009, 17:49
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Oggi leggendo il mio giornale del mattino sono stata affascinata da una notizia locale che si intitolava più o meno

Luna park dell’amore

In una sperduta cittadina lombarda, un signore ha creato una specie di drive in motel in cui gli amanti apolidi possono utilizzare dei pratici box auto a cielo aperto e muniti di tenda in entrata, chiusi da pareti nelle rimanenti tre parti, in cui consumare la famosa “ora d’amore” per cui più di una persona darebbe anche il cuore.

Tutto questo alla secondo me imbattibile cifra di 5 € l’ora, insomma facezie a confronto con la benzina consumata per cercare il famoso “luogo sicuro”.

Dopo aver deciso che è l’idea veramente più geniale che sento da mesi, così oggi ho buttato giu un piccolo schemino del primo franchising dell’amore che apriremo a breve io e Louise.

Staff

Io e Louise come manager
Luigi al servizio clienti (nella fattispecie, quelli che osano lamentarsi), si occuperà anche di una micro postazione per il ritocco make up last minute necessario alle ragazze che arrivano all’ora dell’amore col trucco sbavato e un po’ sudaticcio, o magari con una depilazione non da battaglia.
Il Feone come body guard che cammina placido e armato davanti ai box, fischiettando canzoncine di film di Bruce Lee.
Sono indecisa circa l’idea di montare anche pannelli scorrevoli come quelli del ristorante giapponese giusto per socializzare, non sia mai che di fianco c’ è qualcuno che conosci e vuoi fare due chiacchere (o due scambi). Marty che si occupa delle registrazioni per youporn (per ragioni di sicurezza, tutti i box saranno dotati di telecamera a infrarossi. Solo i video migliori però verranno pubblicati. Possibilità di oscurare i membri per i tipi vergognosi).
Paola regala pupazzi all’uscita come gesto carino, non sia mai che a un uomo viene un momento di romanticismo.
Pharma che vende protettori & palloncini agli smemorati.
Frank che offre consulti psicologici ai bisognosi. Se per caso vai in crisi e ne vuoi parlare.
Bubi che fa i conti e scarica l’Iva.
Chuck Norris si occupa dei neri o dei diversamente ariani in genere. Con un banchetto Lega Nord, ovvio.
La Silviette alla cassa. Possibilità anche di comprare biglietti dello stadio, volendo.
Chiari che si occupa di attività sportive. Se manca qualcuno in qualche squadra, c’è lei pronta a entrare in campo.

sono aperte ulteriori assunzioni, prego mandare cv a me o a Louise.



Memorabilia. asta del 08/05, sessione prima.
10 Maggio 2009, 07:59
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Di seguito la lista dei lotti battuti in asta nella prima sessione.

*Louise che capisce male una frase e mi chiede: “Mimmo il pianista? chi è?”. la frase in questione, a onor di cronaca, era: “il mio bambino?”.

Stima: 1000 – 1500 €. Possibilità di farsi dedicare una sonata.

*Chiarina che mi dice: “in questa settimana ho prodotto dell’hummus!”. Ricky che non capisce e sconvolto la guarda e le dice: “hai prodotto humus? che schifo!”

Stima: 800 – 1000 €. incentivi governativi per chi usa l’humus per cucinare.

*lo spogliarellista con macchina da paparazzo che impazzisce e produce foto (sfuocate) e filmini (hard)

Stima: 500 – 700 € a fotografia

*il giovane ragazzo di fronte a me che timido mi chiede: “scusa, tu che sei un’esperta d’arte…dovrei andare per lavoro a Reggio Calabria, mi diresti per favore che oggetti sono i Bronzi di Riace? no, perché così quando li vedo li riconosco”. Due tazzine, vecchio, sono due tazzine. di vetro, eh.

Stima: 10 – 15 €. in omaggio nella confezione un’enciclopedia e un paio di tazzine con scritto “ricordo di Riace”.

*il Feone dj. impagabile. carichissimo e pronto a far ballare le dieci misere persone presenti alla festa. lui comunque si diverte e alla fine chiede di fare il dj (armato) a vita.

Stima: 500,000 € con possibilità di strip dinamico.

* Luigi di buonumore, con un vestito verde da Ivana Trump che si allunga fino ai piedi come quelli delle Barbie (ma lei ovviamente lo porta giro inguine)

Stima: dipende dal ristorante (se lo fate scegliere a lei o lo scegliete voi).

* la festeggiata che mangia. ride. si diverte. e forse, per qualche ora, si sente pure un po’ amata.

Stima: 1 €. perché in realtà per farla felice non servono i soldi, serve l’affetto.

*il locale mondano che ci aspetta. perché le signorine come noi mica resistono, a un’inaugurazione.

Stima: gratis, viste le convenzioni prese da Louise con il buttafuori.

*chuck norris in campagna elettorale. ora, non poteva che candidarsi per la Lega, uno che è il sosia di Chuck(y). viene, saluta, si mangia una cofana di tortelloni e se ne va dicendo che deve “fare delle firme”.

Stima: 25 € che finge di non dover pagare a cena.

*il mio barista del cuore, di quelli con cui ti diverti a parlare di niente. che dopo ti invita a fare la lotta in macchina. tu rifiuti gentilmente, chiedendoti se sotto quella giacca ci sia nascosta ancora la felpa, però lo ringrazi per averti fatto sorridere con questa immagine greco-romana-sessuale.

Stima: 7 € per un vodkalemon. però poi me ne dà tre omaggio.

* lo Zio Beppe e i vecchi (in senso anagrafico) amici, quelli che vedi sempre volentieri anche se poi mica avete tanto in comune.

Stima: 65 – 70 €. come l’età medie dei tre

*l’ultimo nell’ultimo bar, con il freddo, traballante e stanca sui miei sandali preferiti. gli ultimi inseguitori della notte che si salutano con una birra, noi che facciamo i soliti progetti delle 4 di mattina.

Stima: 30 – 40 €. di antibiotici il giorno dopo, e di antivomito.

top lot: Louise che balla Maracaibo con lo spogliarellista. in un siparietto trash che forse neppure i Vanzina avrebbero il coraggio di imbastire. lei accaldata e imbarazzata, lui probabilmente nei suoi Five minutes of glory.

Stima: non ha prezzo.



Il triangolo no, non l’avevo considerato.

Dunque, visto che mia moglie lavora oggi ( da brava moglie), anticipo io le notizie salienti circa il nostro venerdì sera.
trascinate dalla sottoscritta nell’ennesima missione di beneficenza,  finiamo catapultate in un locale di quelli che vorremo non dover frequentare, mai.
la comitiva risulta composta da una serie di personaggi di quelli che, visti all’orizzonte, scatenano nelle nostre menti i commenti più velenosi…ovviamente, dopo pochi istanti di telepatia scopriamo che sono nostri compagni di tavolo, e ingoiamo l’amaro boccone (quante volte lo facemmo, in gioventù). in particolare, ricordiamo il Premio Sosia, vinto per la categoria Donne dalla Vocalist in versione vecchia e polemica, per la categoria Maschi da Marmotta con i denti a posto.

la serata procede apparentemente piatta, ci risvegliamo dal torpore soltanto al tintinnio delle caraffe di bira sgasata, quando d’un tratto mia moglie si affoga con un pezzo di salsiccia e lancia un grido strozzato Ommiodio!.
e, all’orizzonte, un suo amante doloroso. con una compagnia ancora più dolorosa, direi (ma, dico, ci seguite? ci seguite? o sono i miei abiti verdi che attirano l’attenzione?).
lo scontro è inevitabile….dopo tre caraffe di bira, d’altronde, la pipì diventa una questione internazionale. passiamo accanto a loro circospette e lui l’agguanta, stringendola con braccia possenti verso di lui ( a proposito, Esci da questo gilet! ), mentre io rimango muta e di cera pericolosamente accanto a colui che poco tempo fa mi collegò per l’ennesima volta alla festa del peccato. Lui mi guarda nascosto goffamente dietro al suo ascot con stampa broccato, poi con falsissima casualità mi rivolge un oh, ciao!. brutto essere velenoso, mi hai visto da circa otto ore, non fingere indifferenza! so cosa hai fatto, o meglio, lo sai tu. saluto con educazione, e intanto mia moglie si affretta a darmi la colpa per la nostra presenza lì mettendomi di fronte all’ex amante.
il dialogo surreale che ne consegue è:

lui “Ah, ciao, io mi chiamo ****”. (dai che lo so, come ti chiami, sei stato oggetto di mille discorsi).
io “Ah, piacere, io Elena”. (sì, facciamo finta di non conoscerci, uscivo con un tuo collega di depravazione).
e lui “Ah, sì Elena ****” (pronunciando il mio cognome con la prontezza di un concorrente di Sarabanda).
io “Come mai conosci il mio cognome?” (ussignur, e chi sei, Giorgio l’investigatore?)
lui “Ehm…no….sai…è un cognome che si ricorda bene“.

dunque, i casi sono due.
o sei fan proprio proprio di un giocatore del Torino di ottocentomila anni fa che portava lo stesso mio cognome, o non mi dici il vero. forse che siamo su di una qualche lista? e non parlo di liste della spesa. né di liste in discoteca.

comunque, vecchio, tu non starai bene, io credo.
Perché tu saprai il mio cognome, ma io potrò sempre canticchiarti una canzoncina.



I know what you did.
15 Febbraio 2009, 02:25
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post in pieno del mio amore per Louise (condito con un pizzico di vodkalemon).

Grazie, mia amata.
Per le seguenti cose:
1 – mi hai portato fuori a cena e ti sei portata fuori da una tristezza infinita.
2-successivamente, dopo essere scampate al sifone di aria sahariana del Renoir, grazie per avermi condotto da Alle.
questo mi ha permesso di scoprire l’esistenza di una festa di carnevale anni ‘80 sabato prossimo. e noi sappiamo cosa sono le feste di carnevale di Alle. sono quattro sbagliati, nell’ordine un’ape, una farfalla, Casanova e Pollon che arrivano in un locale serio e sobrio. sono un folle che esce dalla cambusa con un piatto di gorgonzola, e torna a casa con un segno in più. sulla macchina e sul cuore.
3- infine, mi hai pure portato a ballare. cosa posso chiedere di più, dal mio San Valentino?
a questo punto assegniamo i premi serata:

3°posto: Leopardo27: rosa rossa all’occhiello, lui è comunque una certezza. anche quando ti dice che è andato a cena da Altero e che il giorno dopo andrà a sparare qualcuno. anche quando ti risponde con frasi sconnesse e propone a Louise il suo amico cinturato.

2°posto: una fidanzata che incontriamo lì. a cui ho la malcapitata idea di rivolgere l’ingenua domanda Ma il tuo fidanzato? Non c’è?. ehm. scatenate l’inferno. lei in preda all’alcool non solo ci racconta che si sono lasciati, ma lo condisce con il suo passato da alcolista e conclude dicendo che lui non è una sola persona, bensì tante. e tutte insieme. il problema, cito lei, è quando litigano. ceeeerto.
la suddetta la assistiamo fuori mentre vomita contro una Audi fiammante. e si incastra nella sua borsetta (Esci da questa borsetta!), o si inventa come andare  a casa. magari assistita dalla zelante passivaccia che l’accompagnava.

1°posto: due apparenti sconosciuti. o meglio, Louise pare conoscerli. e, folle idea, dopo un po’ di conversazione casuale (dai, barista, salvami, quando servi te intervenire mai, eh?), lei mi sobilla per fargli quella domanda.
io: “ma voi c’eravate a quella festa?”
lui: “dunque….spetta…vediamo se mi ricordo…eri vestita di verde?”
damn, ero vestita maledettamente di verde. la domanda successiva è un tutt’uno con il mio urlo di terrore.
sì. eravamo noi.
questa festa, Louise, ci perseguiterà come il peggiore omicidio. sarà la protagonista di ogni nostro incubo.
perché loro Sanno cosa abbiamo fatto, l’inverno scorso.