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Ieri ho cominciato la giornata sbagliando clamorosamente nel puntare la sveglia, e mettendola a mezzanotte invece che a mezzogiorno. risultato: mi sono svegliata all’una, in stato confusionale, nel pieno di una giornata buia e tempestosa.
Io e il mio amore grande ci ritroviamo da soli, in casa, e decidiamo di improvvisare una gita.
Io, lui, un ipod pieno di canzoni, una guida rossa.
E poi Siena, fantastica, misteriosa. Chiusa per turno, quasi, turisti scoraggiati dal tempo e serrande calate.
Un duomo maestoso, un progetto folle. un cielo tempestato di stelle racchiuso tra le pareti di marmo.
Una mostra elegante, di quelle che mi fanno tornare con una fitta la voglia di studiare ancora.
Di immergermi di nuovo nelle avventure di gatti, santi, madonne.
Camminiamo veloci in un’atmosfera spettrale, quasi vampiresca, e ogni angolo è una sorpresa, una minaccia.
Soprattutto, i maledetti gnomi prillatori colpiscono ancora e ogni stradina è in salita, e riporta alla Piazza del Campo.
Torniamo indietro a notte fonda (le 18), e lì una nuova sorpresa.
Perché i fidanzati gay, purtroppo, sanno sempre come farti impazzire, e sentire una principessa.
Una cena delicata, avvolta in mezzo agli affreschi. Impagabile, anche con Karen McKlusky seduta accanto a noi.
E tante parole, sintonizzate sulla stessa frequenza del mondo.
On air, la mia canzone del giorno.
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Non amo molto lavorare il sabato mattina, ovviamente.
Per strada camminano tutti più piano, e anche io vorrei indugiare un po’di più tra le coperte. invece solita sveglia, solito orario. Sì, sì, lo so che poi io lunedì dormirò e voi no, però il sabato mattina (specie se non ti sei disfatto il venerdì notte) è un momento che mi mette sempre di buonumore, vorrei godermelo un po’ di più.
Settimana intensa, questa, di cose dette e non dette…almeno due, preziose, non scritte. Perché ho sempre voglia di raccontare tutto, ma ogni tanto qualche segreto me lo coltivo pure io, lo tengo per giustificare i sorrisi immotivati. Sono riuscita a fare un paio di cose a cui tenevo molto. Basta così. Ho parlato tanto con una persona che evidentemente non si è ancora disintossicata da me, e io da lui. Ci rimaniamo sempre un po’ impiastricciati, uno con l’altra, e questo non può funzionare. Ho creato un club nuovo, segretissimo, per me e le mie amiche. in cui dare libero sfogo alle bestie di Satana che sono in noi. Se ci scoprono, come minimo ci denunciano al Tribunale dell’Aja.
Ho consolato un amico dolce e distrutto, consumato da un amore che è un po’ disperazione, un po’ speranza, ma soprattutto tanta amarezza. Spero che abbia capito quanto io tenga a lui, lo spero davvero.
E se tutto questo non è abbastanza, stasera glielo dimostrerò ampliando ulteriormente i confini della mia vergogna personale, e andando a un terribile Fluo Party…
a giudicare tantissimo.
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Pensavo di andare a letto, ora.
Avevo spento il pc, sciolto i capelli, tolto i gioielli.
mi stavo alzando e mi sono fermata.
Pensavo che avrei avuto il tempo per scrivere un paio di pensieri, scossi, confusi, non troppo casuali.
Pensavo alla conversazione che ho appena avuto, in una macchina fredda, con un’amica che abbiamo giustiziato. L’abbiamo messa di fronte a una realtà che non vuole vedere, una realtà fatta di vendette, dispetti, cuori stracciati.
Pensavo che non è facile avere il coraggio di guardare in faccia un Non so.
E che è triste stare lì senza riuscire a dire una frase per alleggerirla, perché forse frasi così non esistono.
Pensavo alle mie amiche che sono tornate giovani, a quando abbiano cercato di divertirsi questo we. E secondo me ci sono pure un po’ riuscite, in fondo.
Pensavo che avere male alle gambe dopo una notte di balli proibiti è una cosa bella.
Pensavo alla mia amica a cui non ho confessato una conversazione, in cui l’ex fidanzato mi chiedeva se lei stesse bene. non l’ho detto a lei perché sta bene, e vorrei rimanesse così, col sorriso e senza vestiti neri.
Pensavo alla mia Louise, che domani diventa grande, e che sorride parlandomi dei miei progetti.
Pensavo che partire il lunedì, invece che la domenica, mi mette di buonumore, mi sembra di non fuggire via, ma di riuscire a completare qualcosa. fosse anche solo una domenica di Buone idee con le amiche perfette.
Pensavo al supereroe di stasera, che non è il mio supereroe, ma un altro ragazzo.
In fondo, pensavo, anche lui è un piccolo eroe, che riesce ad andare oltre.
E pensavo che gli voglio dolcemente bene, in un modo un po’ tenero un po’ crudele, e vorrei davvero riuscire ad amarlo. Pensavo che la nostra sintonia mi spaventa e mi attira, ma che poi fuggo via e lo lascio solo con il mio profumo.
Pensavo che mi manca, il mio supereroe, vero, e che sono una sentimentalista malinconica. ma qualche notte, dopo tutte quelle canzoni, mi piacerebbe ascoltarne una insieme. mi piacerebbe che una volta tanto il bancomat fosse quello vicino a dove sono io, perché questa fisarmonica potrebbe suonare perfettamente anche se, chiudendola, le nostre labbra si sfiorassero.
Pensavo a quel ragazzo che stamattina si è alzato presto per dirmi che Milano è brutta senza di te, e a tutte le cose carine e sciocche che mi ha fatto fare.
Pensavo alla perversa possibilità di ricevere una mail proibita, prima, mentre controllavo la casella del lavoro. invece ce n’era solo una che annullava una mia giornata di lavoro, ma poi ho pensato che non volevo pensarci, proprio ora.
Pensavo che avrei voglia di fare l’amore, non solo di dirti che avrei voglia di farlo. Avrei voglia di perdere la testa e tutte le mie direzioni, per un paio d’ore. di smettere di fare la capogita e la maestrina, e di perdermi un po’.
Pensavo che ora, forse, posso andare a dormire più leggera.
nasce l’esigenza di sfuggirsi,
per non ferirsi di piu’.
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Avrei voglia
di pescare un po’ di stelle.
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venerdì il Comitato (di Magalli) mi ha concesso la grazia e sono tornata a casa.
così, senza pensarci troppo.
ci sono dei giorni in cui la distanza mi esalta, ed altri in cui mi toglie un pochino il fiato. finché posso, appena qualcuno si distrae scappo via.
venerdì sono andata a una festa ggiovane, di quelle da trentenni che si vogliono divertire ancora….locale dell’infanzia, il mitico Vox, dove ci ho passato concerti e serate sprofondando nel buio più pesto. perché lì dentro, non ho mai capito perché, il buio è più buio.
Ci ho incontrato tre ragazzi, tutti da ricordare:
- uno è davvero bello, e mi fa un effetto dirompente tipo romanzo Harmony o telenovela argentina. Devo averlo, anche solo per portare punti alla mia autostima (anche solo perché Louise in fanciullezza lo rifiutò per lo stesso motivo per cui io lo vorrei)
- uno è davvero interessante, un ragazzo strano, occhi celeste e sguardo furbo. e chissà, che non l’abbia pure convinto millantando eventi fiorentini che forse non esistono neppure (ancora, nel senso che li organizzerò finti a breve)
- uno è davvero dolce, e ogni giorno mi conquista un poco di più. per essere così dolce è incredibilmente scemo, scemo nel senso che piace a Louise e me. Forse non ci ameremo mai, ma saremo fantastici amici assurdi
Sabato, invece, serata strana. bella, in realtà. mi sono divertita senza aspettarmelo, facendo una cosa che non mi andava di fare. ho rivisto una persona importante, a cui un tempo feci male. e forse, meno, gliene faccio ancora. però oggi mi ha scritto grazie, per la nostra intesa. ed è vero, un’intesa strana e dolce c’è sempre. non ci ameremo mai neppure noi, forse, ma di certo mi rimarrai in qualche soffio di cuore.
a lui ho ridato una canzone che portavo dentro da quest’estate, era nata e cresciuta in attesa del momento giusto.
ho chiuso e riaperto il we consolando due amici tristi, entrambi speciali. vorrei che se lo ricordassero sempre, senza che dovessi sussurrarglielo io. non perché io non voglia farlo, attenzione: perché dovrebbero sentirselo dentro, averlo nelle orecchie come il mormorio di pomodoro assassino.
on air, una canzone speciale. il mio amore grande dice che questa gli ricorda me, ed in effetti sono io.
come mi conosci, amore grande. se poi la smettessi pure di essere gay ti amerei ancora di più.
è la tua canzone speciale del giorno…te la metto qui, per cambiare un po’.ma so che la troverai. e non sbaglierai mai più un gruppo musicale.
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Ritornata a casa, in una sera calda e lenta.
cucino, accendo una candela arancione.
spengo tutte le luci e illumino la stanza soltanto con una lampada, leggera, evanescente.
dietro di me, un letto troppo grande per starci sola.
intorno a me, la mia canzone del giorno.
ti aspetto, qui.
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Altro giorno di partenze, per la principessa.
Domani ritorno nella mia dolce Firenze, e il solo pensiero di ritrovare quel divano e quegli amici mi emoziona.
Del resto è tutto un disastro, parto senza aver capito dove lavorerò, cosa farò. Però intanto parto, perché dopo tre giorni la mia resistenza emiliana è già agli sgoccioli.
Oggi la mia piccola Posse ha litigato per passare una giornata intera con me, a fare progetti poco credibili e a discutere circa il suo desiderio di diventare Mara Maionchi. solo più volgare.
Oggi la mia piccola grande Louise è riuscita in un successo circa il quale non avevo il minimo dubbio, lei è un essere tra i più brillanti e luminosi di questo cielo. non potevano rimanere indifferenti di fronte al tuo sorriso intelligente, alle tue frasi meditate, ai tuoi pensieri non banali. non potevano.
Ieri ho avuto un dialogo difficile, ho provato una sensazione strana. un misto tra amarezza e malinconia, per avere ricevuto una risposta che aspettavo da troppo tempo. Forse certe affermazioni sono come gli ortaggi di Farmville, se aspetti troppo a coglierle marciscono. Le guardi e pensi Se solo fosse successo prima, ora raccoglierei felice le messi del nostro amore. Invece sono rimasta lì senza riuscire a comporre frasi intelligenti, con lo sguardo che correva indietro e poi avanti avanti. Ho percepito d’un tratto tutta la mia immensa tranquillità, io ora sono davvero serena, ho il cuore quasi tutto libero, e la parte che è impegnata è suddivisa con cura in pochi, rari, frutti. Poche persone hanno posto nel mio raccolto.
Sono andata a trovare mio nonno, dopo, per portargli una rosa.
Ogni tanto mi piace andare ad aggiornarlo sulle mie avventure, diceva sempre che Nessuno gli raccontava mai niente di me, e lui era curiosissimo. Perciò glielo racconto ora, arrampicata su una scala pericolante. Mentre me ne stavo andando ho incontrato un vecchino, il tipico vecchino logorroico emiliano, di quelli che dopo un primo mezzo saluto ti ha già rovesciato addosso settant’anni di vita.
mi ha detto che lì accanto era sepolto suo nipote, morto a trentadue anni. Trentadue, cazzo. io non sono una dalla retorica facile, e odio i discorsi patetici, però quando sento queste cose mi si gela il cuore. di ghiaccio, come a volersi conservare il più a lungo possibile.
Ha anche aggiunto che avrebbe preferito morire lui, per stare un po’ a dormire lì accanto a sua moglie, sepolta poco lontano. e, nonostante tutto, non ha smesso un istante di sorridere parlando di loro. Mi ha detto che suo nipote era uno che non stava mai fermo nello stesso posto, ma poi si ricordava sempre del caffé della domenica col nonno.
Uscendo, ho sentito il bisogno di condividere un po’ di amore con qualcuno. Perché non c’è mai un momento sbagliato per dire Ti amo a una persona, anche solo per strapparle un sorriso dopo una giornata di lavoro apparentemente buttata al vento.
Stasera me ne andrò in centro, con un fiore in testa ( resistendo al sarcasmo di Louise, che odia il mio cerchietto da hippie). a farmi sfiorare dal vento di settembre, a canticchiare canzoni un po’ fuorimoda.
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Così vorrei ancor io se avessi a rivivere e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascono è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato che il bene; se a patto di riavere la vita di prima con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
G. Leopardi, Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere
Prima, parlandoti, seduti al tavolo come due vecchi conoscenti a un caffé, pensavo a questo dialogo.
Al fatto che non lo sapremo mai come sarebbe stata, piuttosto sapremo come sarà. Anche se non sarà insieme.
Grazie per essermelo venuto a dire.
Fà che i tuoi anni futuri siano i migliori, e tieni quelli passati per i momenti tristi.
