It's not easy being a princess – Confessioni di una principessa.


Cara celeste, nostalgia.

Domenica mi sono concessa una 24ore di passato.
L’aperitivo con le ragazze si è svolto a tappe, partenza da dove sono nata (0-8anni), passaggio per dove sono diventata bambina (8-18 anni), finale dove sono diventata ragazza (18-24anni).
Nello specifico, l’occasione che ci ha portato nel secondo posto era una serata sulla carta ambiziosa, un aperitivo con un dj pure bravo (e particolarmente ambito da Luigi che sta contrattando con lui cinque tessere silver e due poltrone Pucci), in un ristorantone da matrimonio di quando ero bambina.
Noi arriviamo creando il solito scompiglio da Sex and the city (vedi post precedente), e questo è quanto segue:
- all’ingresso, il figo della scuola accanto, quello che quando ti salutava (perché lavoravate nella stessa piscina, d’estate) ti bullavi con le tue amiche per tutta la settimana. ora è lui che mi fa la corte, e mi chiede insistentemente di riprendere in mano un mezzo discorso…che forse rimarrà mezzo per sempre, ma tant’è, sono belle soddisfazioni (ed è sempre bello lui, mannaggia).
- poco più avanti, l’amichetta del liceo, appoggiata in un angolo davanti a marito più carrozzina…e non parlo di paraplegici, parlo di un passeggino con dentro un esserina rosa. OMMIODIO, penso, ma in fondo sono felice per loro. non è mica una disgrazia, un bambino a 26 anni. per loro.
- di seguito, la compagna di classe, quella che sapeva sempre tutto di tutti, che ti dice subito Hai visto che ha una figlia? e ti dice che ora lei e la sua compagnia di amiche spopolano per i locali della provincia, tutte single e felici. e penso che sì, in effetti anche noi quando facciamo serata al completo non siamo per niente male :)
- del resto, il revival della festa del mio Liceo, quella che ho sempre desiderato, gente che balla intorno a vassoi di gnocco fritto, una scalinata da Notte degli Oscar che io percorro a braccetto con il più bello, le ragazzine secche e fighe di quando eri piccola che ora sono gonfie e un po’ sfatte (mica come noi che al liceo facevamo schifo, e ora guarda che fiori), la tappezzeria e la scritta “dancing” del piano di sotto. i racconti delle amiche che hanno vinto il medagliere del giorno precedente, le crisi di riso che qualcuno, ingenuamente, attribuisce a uno spritz (eh madonna, uno spritz con del gas esilarante!).

rimasta a dormire dalla mamma (notte di chiacchere, coccole e biscotti, proprio come quando ero piccina), il mattino dopo completo il mio tuffo nel passato e vado a trovare i miei prof al mio vecchio liceo.
Entro nell’edificio un po’perplessa, circondata da un gruppo di piccoli piranha 16enni…scopro con orrore dalla bidella diversamente alfabetizzata che Quello non è più il liceo. il liceo è più avanti. Scappo in fretta lasciando i regazzini un po’eccitati, probabilmente già a sognare la supplente nuova con un capezzolo fuori stile porno soft anni Settanta, arrivo nel mio liceo “nuovo”, colorato come un ospedale psichiatrico.bene.
e lì, due conversazioni fantastiche.
la prima, con il mio burbero prof di latino, un patatone che non mi ha mai guardato una volta negli occhi (vergogna…e non lo fa neppure ora), che esce mollando una povera primina a mezzo di una versione per dirmi Sai,Elena, ci pensavo, a te. mi chiedevo dove fossi finita. ti sarai mica sposata? Ecco, NO, ero solo in peregrinazione. e il fatto che lui non si ricordi neppure della mia classe, ma del mio nome sì, mi rende piccina e fiera.
la seconda, con la mia pazza prof di inglese, quellla più scatenata di me, che mi urlava Zac! in mezzo ai compiti in classe. Lei che è sempre ipercinetica, ho scoperto essere stata davvero male, lo scorso anno. Ma ora lo può raccontare, cazzo, questo non è poco. e lei lo sa bene. e ora dice di essere doppiamente carica e felice. lei che, mentre le raccontavo delle mie avventure, mi ha detto Certo che te, Zac, un fuoco dentro l’hai sempre avuto. non ti si teneva. non saresti mai stata in un posto così stretto, lo sapevo. e soprattutto, cazzo, come fai a divertirti sempre così tanto? questo di te lo ricorderò sempre. quando mi parli di cose che hai fatto, mi dici sempre “mi sono così divertita!”. questa è la tua fortuna, ricordalo.

e lo ricordo sì, ogni volta ci penso.
e li ringrazio, entrambi. questa canzone è un pochino anche per loro.



It was a stormy night.
9 Novembre 2009, 09:46
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Ieri ho cominciato la giornata sbagliando clamorosamente nel puntare la sveglia, e mettendola a mezzanotte invece che a mezzogiorno. risultato: mi sono svegliata all’una, in stato confusionale, nel pieno di una giornata buia e tempestosa.
Io e il mio amore grande ci ritroviamo da soli, in casa, e decidiamo di improvvisare una gita.
Io, lui, un ipod pieno di canzoni, una guida rossa.
E poi Siena, fantastica, misteriosa. Chiusa per turno, quasi, turisti scoraggiati dal tempo e serrande calate.
Un duomo maestoso, un progetto folle. un cielo tempestato di stelle racchiuso tra le pareti di marmo.
Una mostra elegante, di quelle che mi fanno tornare con una fitta la voglia di studiare ancora.
Di immergermi di nuovo nelle avventure di gatti, santi, madonne.
Camminiamo veloci in un’atmosfera spettrale, quasi vampiresca, e ogni angolo è una sorpresa, una minaccia.
Soprattutto, i maledetti gnomi prillatori colpiscono ancora e ogni stradina è in salita, e riporta alla Piazza del Campo.
Torniamo indietro a notte fonda (le 18), e lì una nuova sorpresa.
Perché i fidanzati gay, purtroppo, sanno sempre come farti impazzire, e sentire una principessa.
Una cena delicata, avvolta in mezzo agli affreschi. Impagabile, anche con Karen McKlusky seduta accanto a noi.
E tante parole, sintonizzate sulla stessa frequenza del mondo.

On air, la mia canzone del giorno.



Bag Cemetery.

Ieri sono andata da Vuitton per comperare un regalo divino di laurea.
Conoscendo la scontrosità verso le donne etero dei commessi, mi sono portata dietro uno dei miei amori diversamente etero per rabbonire la servitù. Niente, questa frociona è stata cattiva lo stesso, dicendo al mio amore grande che No, non può portare una 44, stizzito perché la stessa cintura al mio amore era larga, e a lui stretta. nano truccato che non sei altro!

Finito l’aquisto, mi chiede se voglio inserire i miei dati nella newsletter.
compilo tutto il modulino da brava scolaretta, glielo consegno, inserisce i dati e si blocca.
“Tu ci sei già, schedata“.
ohibò, penso. forse che anche il portamonete finto comprato in Egitto desse questo diritto?
“Ehm, boh”. Simulando l’espressione di una che non può ricordarsi di tutti i posti in cui ha comprato qualcosa.
“Sì sì. non ci possono essere due con il tuo nome, cognome, indirizzo. hai comperato a Bologna!”
Mi sovviene che sì, una volta comprai per commissione una borsetta per un’amica. mi avevano schedato allora.
“Hai comperato una neverfull!”

OMMIODIO.
Lei.
Questa è una crudeltà che non mi merito.
Trattengo una lacrima mentre afferro il pacchetto e corro via.

Piesse.
Per chi non lo sapesse, quella borsa mi fu regalata da uno spasimante, un paio di anni fa.
Dopo una settimana mi disse che accettandola avevo d’ufficio accettato di essere la sua fidanzata.
Io, che non ero interessata ad essere acquistata per così poco (non è neppure pelle vera, diavolo!), rifeci il pacchetto e gliela riconsegnai.
La sogno ancora, nelle notti di luna piena.
Girl power.
Sob.

borse



pomodori assassini.

venerdì il Comitato (di Magalli) mi ha concesso la grazia e sono tornata a casa.
così, senza pensarci troppo.
ci sono dei giorni in cui la  distanza mi esalta, ed altri in cui mi toglie un pochino il fiato. finché posso, appena qualcuno si distrae scappo via.
venerdì sono andata a una festa ggiovane, di quelle da trentenni che si vogliono divertire ancora….locale dell’infanzia, il mitico Vox, dove ci ho passato concerti e serate sprofondando nel buio più pesto. perché lì dentro, non ho mai capito perché, il buio è più buio.
Ci ho incontrato tre ragazzi, tutti da ricordare:

- uno è davvero bello, e mi fa un effetto dirompente tipo romanzo Harmony o telenovela argentina. Devo averlo, anche solo per portare punti alla mia autostima (anche solo perché Louise in fanciullezza lo rifiutò per lo stesso motivo per cui io lo vorrei)
- uno è davvero interessante, un ragazzo strano, occhi celeste e sguardo furbo. e chissà, che non l’abbia pure convinto millantando eventi fiorentini che forse non esistono neppure (ancora, nel senso che li organizzerò finti a breve)
- uno è davvero dolce, e ogni giorno mi conquista un poco di più. per essere così dolce è incredibilmente scemo, scemo nel senso che piace a Louise e me. Forse non ci ameremo mai, ma saremo fantastici amici assurdi

Sabato, invece, serata strana. bella, in realtà. mi sono divertita senza aspettarmelo, facendo una cosa che non mi andava di fare. ho rivisto una persona importante, a cui un tempo feci male. e forse, meno, gliene faccio ancora. però oggi mi ha scritto grazie, per la nostra intesa. ed è vero, un’intesa strana e dolce c’è sempre. non ci ameremo mai neppure noi, forse, ma di certo mi rimarrai in qualche soffio di cuore.
a lui ho ridato una canzone che portavo dentro da quest’estate, era nata e cresciuta in attesa del momento giusto.

ho chiuso e riaperto il we consolando due amici tristi, entrambi speciali. vorrei che se lo ricordassero sempre, senza che dovessi sussurrarglielo io. non perché io non voglia farlo, attenzione: perché dovrebbero sentirselo dentro, averlo nelle orecchie come il mormorio di pomodoro assassino.

on air, una canzone speciale. il mio amore grande dice che questa gli ricorda me, ed in effetti sono io.
come mi conosci, amore grande. se poi la smettessi pure di essere gay ti amerei ancora di più.

è la tua canzone speciale del giorno…te la metto qui, per cambiare un po’.ma so che la troverai. e non sbaglierai mai più un gruppo musicale.



canzone del giorno.

Ritornata a casa, in una sera calda e lenta.
cucino, accendo una candela arancione.
spengo tutte le luci e illumino la stanza soltanto con una lampada, leggera, evanescente.
dietro di me, un letto troppo grande per starci sola.
intorno a me, la mia canzone del giorno.

ti aspetto, qui.



statistiche: the best of.

Gentili lettori, è giunto il momento di aggiornarvi sulle statistiche grazie alle quali milioni (?) di lettori come voi (solo immensamente più scemi) sono arrivati al mio blog.


accordo prematrimoniale principessa:
beh, sì, in effetti rientra tra i miei progetti. sposare il vecchio sordo padre del mio capo, e farmi intestare galleria e pincher. per il titolo nobiliare ci stiamo lavorando.
dormire nudi: in effetti, ieri mi sono messa in mutande togliendomi i pantaloni mentre mi rotolavo nel lettone con il mio coinquilino. dicendogli, disperata, Così se per caso d’un tratto diventi etero io sono pronta.
natiche rassodarle: in effetti il mio coinquilino mi ha regalato una crema corpo. mentolata. in pratica, l’interno coscia dopo la prima spalmata mi si trasforma in un polaretto Dolphin, e rimane insensibile per 20 minuti. sarà per quello?
sandra milo foto sulla neve: che bello, magari averle. mi darebbe tanto. almeno una polaroid di Barbara d’Urso nuda con solo il camice della Dottoressa Giò, o un fuorionda di Garko mentre percuote Nicole Grimaudo durante una fiction sulla Sicilia.
labbra al sapore di mojito: come dire, un sapore che praticamente non conosco. ma che cavolo cerchi, scemo, una pagina google in cui ti descrivono il sapore della menta col lime? un racconto soft porno ambientato a Copa Cabana?
passerà questa fitta ke ho dentro: Vecchio, onestamente non lo so. però penso tu ti debba far curare, ecco. da Mirabella, mica da me.



Se questo fosse vero amore, tu non mi lasceresti mai.

Allora, per lo scorso matrimonio mi sono distratta un attimo e mi sono dimenticata il resoconto.
ma questo, questo non mi sfugge.

Colazione con l’antiacido (ne avete menzione nelle scorse puntate), doccina rigenerante, cura del corpo, Louise che si improvvisa splendida addetta al Trucco & Parrucco ( condendolo con cazzate di varia natura e racconti incrociati per ricostruire esattamente il venerdì sera), insomma, il risultato è decisamente hollywoodiano. peccato dovessi andare a un bucolico matrimonio di provincia, ma vabbè.
Questi due matrimoni sono stati proprio strani, ho ritrovato i miei amichetti di piccolezza…ieri sera tenevo stranamente banco a tavola con i racconti delle mie ultime migrazioni lavorative e abitative, e ci pensavo su. quanto tempo è passato, quanta strada fatta. loro sono lì e un po’ mi ascoltano, un po’ forse mi invidiano. soprattutto, penso che si chiedano chi me lo faccia fare, tutto questo sbattimento.
Tornando a noi, il matrimonio aveva un pubblico che forse giusto all’aperitivo latino della domenica pomeriggio è vestito così. le donne avevano optato per un pezzo di sotto dimenticato, gli uomini per una versione cravatta lenta. ma porcaputtena, la cravatta lenta te la concedo solo se sei un neo papà dopo 15 ore di travaglio, mica per un matrimonio. e poi, diamine, una della lunghezza giusta no eh? c’erano almeno tre sosia di Steve Arkel. alla fine della celebrazione è partito un pezzo dei Coldplay, al posto del canto finale. bah, sarà che sono una romanticona tradizionalista, ma a me pareva più un’esterna della Defilippi.
in tutto questo la mia acidità mi ha punito e mi è venuta una congestione da pizzette, sono stata malissimo e ho dovuto rinunciare al tripudio di fritti in antipasto per due bicchieroni di acqua cassata sgranando in silenzio un rosario per non vomitare.
ho persino assistito al simpatico rito del bicchiere calpestato, mi faceva tanto sex and the city. solo che non ero a NY ma nel comprensorio ceramico, nel locale in cui credo abbiano girato Saturday night fever.
in tutto questo, ho ovviamente riso tantissimo, ho stipulato un accordo prematrimoniale proforma con uno dei miei amici diversamente etero (nozze da Armani in Manzoni, quadrilatero transennato con red carpet, cena da Nobu e post serata all’Armani Privé – tutto all’insegna della sobrietà, celebra la messa Re Giorgio o la di lui statua di cera), ho sbattuto forte i sottopiatti con la forchetta come il pubblico della Corrida, ho ballato lanciando petali di rosa per aria.

detto questo, sono amabilmente fuggita nella notte e ho raccattato una Chiarina decisamente gggiovane, e lì un tripudio di buone idee. una tripletta festa nerd – disco figa – festa nerd again, di cui voglio citare solo pochi, magici, istanti.
… Zio Marty che ci parcheggia l’Alfa da Carabbiniere nel parcheggio per interrogarci
…il Feo e il suo amicone che si lancia in complimenti spassionati (ah, ma prima o poi io un controllo qualità lo farò, giù di lì)
…la festa del terrore e il giro preventivo del parcheggio alla ricerca di macchine nemiche
…io vestita da notte degli Oscar in un circolo ARCI
… i timbri a ragnaccio e quelli fluorescenti
…la chiari che nel parcheggio della festona incontra due persone da schivare. purtroppo, veniamo braccate dalla terza, il fisico nerd competitor della mia amichetta.
… il barista più spettinato del mondo. semplicemente perfetto, aggiungerei.
…Louise che ha l’ideona di bissare nella disco figa. io che entro e capisco che un tubino di broccato in una discoteca ipertermica non andranno mai e poi mai d’accordo.
…il nuovo futuro fidanzato di Louise, di una scemenza più unica che rara. meraviglioso, lo amo tantissimo ma lo lascerò amare meglio a lei.
…il tavolaccio proprio proprio accanto ai Carabbinieri. e poi non ditemi che non c’è una talpa, tra noi. e non è Angela Melillo.
…la Chiarina che prende accordi notturni e proibiti. l’inibizione e la curiosità. e un dolciotto che sta per guadagnarsi la Medaglia alla perseveranza. noi siamo tutte con te, ragazzo.
…cercare due occhi e vedere che si specchiano così bene nei tuoi.
…la mia socia che scappa fuori a telefonare e far pipì (tutto insieme, temo) e io che mi trasferisco dietro al bancone. che ci volete fare, quando una è un animale da bancone, lo è per sempre.
… uno spagnolo che mi dice che ho occhi bellissimi. e che vuole un vodka-lémon, veloce.
… io che abbandono Louise in mezzo a quel pericolo. e me ne pento. lei delira. e io vado a letto caricando la lupara. ma mi fido di lei, e faccio bene.
…due amiche diverse e meravigliose, che amo tanto. e loro amano me (e in questi casi si vede proprio!).

…una rosa rossa, profumatissima,
che ti colori il mondo al risveglio.

Beh, io sono del segno del Leone
e tra voi ci ho visto proprio amore.

(poche cose sono più spassose di un fisico che ti regala sentenze di vita).



Notizie del giorno dopo.

Così vorrei ancor io se avessi a rivivere e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascono è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato che il bene; se a patto di riavere la vita di prima con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?

G. Leopardi, Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere

Prima, parlandoti, seduti al tavolo come due vecchi conoscenti a un caffé, pensavo a questo dialogo.
Al fatto che non lo sapremo mai come sarebbe stata, piuttosto sapremo come sarà. Anche se non sarà insieme.

Grazie per essermelo venuto a dire.
Fà che i tuoi anni futuri siano i migliori, e tieni quelli passati per i momenti tristi.




Gemelli diversi.

ieri sera, dopo una domenica strana, in cui mi hanno inventato un’uscita a quattro, dolce e un po’ spaventosa, in cui ho visto The Holy Father mano nella mano con una finta lesbica (a noi piace pensare che lo sia, se dopo una vacanza con due dei greci e Padre Maronno lei ha scelto lui), un caffè mancato, una cena con gli amici d’infanzia, una spirale di cattiverie prenuziali, Louise e io ci siamo date appuntamento sotto casa. Come nelle migliori notti in cui ho atteso un amante, mi sono messa a giocare distrattamente con il pc, cercando interlocutori notturni da ammorbare, ho teso l’orecchio in attesa di quello squillo che significa Scendi, baby, sono scappata fuori chiudendo in silenzio la porta, lasciando il cancelletto accostato.

ci siamo rifugiate in uno dei miei Luoghi dell’amore, trucido parcheggio che ha visto notti meravigliose, altre solo sceme e basta. e lì, dopo un po’ di imbarazzo iniziale ( con un uomo è facile, cominci a baciarlo, ma con Louise ecco, non mi veniva), abbiamo radunato la più alta concentrazione di cazzate e cattiverie credo dopo il Manifesto del Terzo Reich.

ci aspettano giorni memorabili, sorella.
volevo dirtelo.

gemelliUno per uno.



The Devil wears Prada.

Oggi giornata di delirio lavorativo.
Venerdì ero fuggita dall’ufficio per gettarmi a capofitto su di un treno, con lo spettro di una prenotazione da fare per alcuni boss esteri che devono venire “per lavoro” (scoperto poi: casualmente il luogo del lavoro ospita una prestigiosa regata, guarda te la fortuna a volte) sul Lago, già conscia che essendo io una maledetta perfettina sarei rimasta con l’ansia da organizzazione per tutto il w-e.

La sera pizzaccia di resoconto Varie ed Eventuali a casa mia, chiacchiere scomposte che vanno dalle autopsie ai correttori, io che mi depilo, la Flavia che mangia i piedini di Louise, Luigi che arriva in mutande e ci ammorba con l’incubo delle valigie per la Chicconia.
Non paghe, il Gruppo Vacanze Pujia 2009 va felice a gettarsi a capofitto verso l’ennesima serata sbagliata: risultato, una discoteca che sembra una capanna di cacca africana, sudore e imbarazzo sparsi, ciappi di plastica in testa, Bella Vita, il nazista, il nostro amico scemo del mare, il Feone e il gruppo Sunny Beach (tra cui vorrei che Louise si ricordasse del mitico Giuseppe, che tornerà fuori a breve), il cameriere imbarazzante che mi ferma per dirmi Ma tu mica lavoravi al Puro?, i Carabbinieri fortunatamente non in schieramento pieno che ci avvistano ed impazziscono, io che mi dimentico di Aver avuto un ragazzo splendido, i messaggi della provocazione, le sonate notturne e gli arpeggi di consolazione.

Sabato serata di decompressione, serata da bambine, piena di risate sincere, con un’amica che non si muoverà mai dal posto che si conquistò tanto tanto tempo fa. e sabato, insieme, saremo bellissime e crudeli. relegate nel tavolaccio.

Domenica l’addio al nubilato, poco giovanile ma liberatorio, una giornata intera a coccolarsi, io che mi addormento felice sul letto ad acqua (è da quando ho visto Edward mani di forbice che lo bramo!), le altre che in preda alle allucinazioni alimentari lamentano l’assenza, nel fantastico buffet di frutta e yogurt, di una sana padella di lasagne, il ritorno a casa, le perplessità sulle coppie, Noemi Letizia che non c’è ma lascia spiacevoli segni del suo passaggio.

Oggi risolvo il problema regata sul lago (che, come temevo, mi aveva molestato per tutto il tempo), bevo diciotto caffè, alle 15 in preda al delirio decido che mi merito pure una focaccina. Poi in questi giorni sono diventata l’assistente alle rogne del boss, che mi chiama in continuazione per cose simpaticissime tipo Crea un’etichetta oppure costruisci una busta. Mi sembra di essere ad Art Attack, più che in una Galleria d’asta (come mi ha scritto oggi un cliente illuminato su di una busta).

infine, rilassata per aver avvistato il filippino delle pulizie (quando lo vedo significa che la giornata sta finendo), arriva la collega alle 17.50 con sguardo sgomento e dice Buttati tu un taxi. veloce.
Missione: recuperare la busta con i documenti fondamentali credo allo scoppio della Terza Guerra Mondiale, chiama il boss, fatti spiegare dov’è, trovalo, consegnala, sorridi. tutto questo senza perdere di vista il tuo taxi, a Milano alle 18 trovarne uno è un dramma, figuriamoci perderlo. ero disposta persino a promettergli un bacio in bocca per trovarlo lì fuori al ritorno.

Mentre sfrecciava (ai 2 km/h, visto il traffico) per le vie ancora brillanti, pensavo che sì, mi sento un po’ Andy Sachs, subissata da compiti impossibili per una capa seriosa e algida. Solo che, essendo io non la protagonista di un film americano, bensì di una commedia dei Vanzina, ovviamente il mio autista ascoltava una compilation con Lisa dagli occhi blu e La spada nel cuore, aveva uno schermo da pc con tre finestre di Msn aperte, la webcam accesa, e mentre guidava scriveva cose da camionista a tre ragazze contemporaneamente. e io nell’entrare nello studio del notaio ovviamente ho confuso Tirare e Spingere e mi sono schiantata contro la porta a vetri.

Eh vabbè.

La pioggia
ancora col sole
tu vedi
chi nasce e chi muore per te.