It's not easy being a princess – Confessioni di una principessa.


Le ragazze serie.
13 Giugno 2009, 19:04
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oggi la principessa si è concessa alcune, decise soddisfazioni.

una colazione con la sua fidanzata, a sporcarsi di crema e zucchero a velo. e poi, salutarla, bellissima, lei oggi sarà una Sacerdotessa dell’Isola del Piacere e io chissà. Però intanto lei si è fatto 100 Km per venire a bere un Cosmopolitan nano e senza gambe a Corso Como 10, e io non le dirò mai abbastanza quanto sia innamorata di lei.

successivamente, sono andata a far spesa con una faccina struccata e grigia delle meno promettenti, e mi sono imbattuta nel pescivendolo che mi ha accolto con un sorriso di vera gioia.
ovviamente mi sento in dovere di inventarmi del pesce da comprare, e lo ammorbo con una serie di domande da casalinga media (Scusa è fresco? posso congelarlo? me lo tagli in due che è troppo? mi fai due sacchetti?), lui sbatte gli occhioni e mi dice: E il fidanzato?


Ora,
spiegami che c’entra il fidanzato con due pezzi di persico. e poi spiegami anche con che crudeltà ti senti in dovere di rigirare il tuo coltello da pesce nella mia piaga amorosa, alle 10 di un tragico sabato mattina, quando sono pure un cesso.
credo di avergli risposto con uno sguardo così eloquente che si è affrettato a dirmi No, perché mi volevo candidare io.
a mangiare del persico?
me ne vado confusa stringendo la bestia tra le mani.

oggi pomeriggio mi dedico al mio Hammam premio regalatomi dai miei amici.
oh, bello, un simpatico avamposto turco sui viali di Milano.
entro dopo essere morta di caldo per la traversata della città alle 15, e il posto è davvero carino. e poi a me ste tende, sti tappeti, sta musica lamentosa, mi fanno tanto sesso beduino di contrabbando.
mi preparo insieme a una signora paffuta che vuole tenersi gli occhiali a costo di appannarli, ed entro fiduciosa dopo che all’ingresso mi dicono Ci sono delle signorine che le spiegheranno.
le signorine in questione sono donnoni scalzi (che schifo! e i funghi? e gli scivoloni? e ?) con probabile provenienza filippina ma che a me ricordano Juanita Solis, la figlia di Gabrielle. vabbè, fortuna che siamo in Turchia.

prima prova: il tiepido

dunque, stiamo in questo stanzone insieme a delle altre signore. il ricco buffet che promettono è fatto di Tè rovente  (ma ci sono millemila gradi,fuori! voglio del mojito!), e biscottini di gomma che sanno un po’ di frumentone per uccellini. buono,eh.

seconda prova: il caldo

dopo essermi rotta le palle a oltranza, senza che nessuno mi dicesse niente, capisco che la cosa da fare è chiedere del sapone. non so perché, ma le altre lo fanno. lo chiedo cortesemente a Juanita e lei mi porta una scodella di fango. bello, cosa devo fare, una capanna? no, mi devo infangare. eh vabbè, mi rotolo nel paciugo come un maiale e poi entro nel forno. una porta appannata più del finestrino di Titanic, e dentro finisco in una botola di vapore insopportabile, in cui mi manca il fiato dopo circa tre secondi. però, dopo tutta la cura con cui mi ero cosparsa di melma, sopporto stoicamente il fastidio e rimango dentro un tempo x (credo dieci secondi).

terza prova: intermezzo (prova a sorpresa)

dopo essere stata riparcheggiata nella zona tiepidità, a un certo punto Juanita con un sorriso ingannatore mi prende per un braccio e mi dici Andiamo a far la doccia, cara. fin lì tutto ok, solo che poi mi lascia in mutande come i bimbi piccoli e mi sdraia su un comodissimo piano di marmo da obitorio. ma porcaputtena, non vedi sul mio cartellino? c’è scritto principessa, mica Biglietto ridotto per Buchenwald.
e lì, comincia a grattugiarmi con un guanto terribile che mi portavo appresso ignara dall’entrata. malissimo! ma il peeling non dovrebbe essere una cosa soft? sento il primo strato di pelle che saluta e ringrazia, andandosene. tutto questo intervallato da un simpatico e inaspettato gavettone di acqua bollente fatto con un catino di quelli da vomito che tieni accanto al letto nelle serate difficili. grazie, vecchia messicana, te ne sarò grata quando parlerò di te con l’ufficio immigrazione. tu non starai bene.

quarta prova: la fredda pozza
finita questa agonia, raccolgo gli ultimi brandelli di pelle che mi penzolano da braccia e gambe, e vengo gettata in una pozza temo di piranha, tutta bolle e luci soffuse. no, dai, si sta pure bene, è un po’ fredda ma serve a lenire credo le emorragie da peeling. giaccio inerme facendomi colpire dalle bolle dell’idromassaggio.

quinta prova: il paradiso all’improvviso
dopo essere stata trascinata dagli eventi atmosferici, infine tutta bella intabarrata vengo condotta alla Stanza relax…e vedo con orrore che c’è una Juanita anche lì, pronta a percuotermi con le sue manone per il massaggino finale. tergiverso e fingo di cadere addormentata per un’intossicazione da litri di tè rovente bevuti tra una pausa e l’altra,
poi apro gli occhi per abbandonarmi al triste destino di percosse e…sogno o son desta, era cambiato il turno! una dolcissima fanciulla mi regala il massaggio più rilassante dell’ultima era geologica.
amo la vita. esco in ritardissimo con un profumo di mandorla che neanche la Perla di Labuan poteva vantarsi di avere.

in tutto questo, la mia serata di stasera è clamorosamente saltata, complici un virus intestinale che ha colpito un uomo e un virus al sapore di CubaLibre che ha ammazzato l’altro. quindi, me ne starò qui in compagnia di una pizza ad architettare malefatte.
perché, come convenivo brillantemente con Louise, ieri, le ragazze serie non ci sono più.

ps. lo so, amore, non è Tozzi. Non so come abbiamo fatto a dimenticarci del Buon Marco.



lady snowblood.
29 Maggio 2009, 12:02
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ho affrontato la mia timidezza e mi sono messa in fila al banco del pesce.
ed era lì, il mio pescivendolo desiderio sessuale.
sono stata tra l’indaffarato (spiandolo di nascosto mentre fingevo di cercare il Santo Graal nella mia maxi borsa) e l’indifferente (concentrandomi più del dovuto su delle seppioline che giacevano inermi davanti a me) finchè non è arrivato il mio turno.

“a chi tocca?”
(scemo ci sono solo io e uno zombie in cravatta, in ogni caso tocca a me, sono la più lontana dal marcire).
“ehm…ciao! io vorrei un pezzo di …”
(tuo corpo, baby. e scelgo io il pezzo)
“…boh, di qualcosa da fare al forno”.
dai, le ragazze indifese piacciono. e poi io di pesce non ci capisco davvero niente. decido di farmi aiutare, e lì parte un’amabile conversazione sui vantaggi del merluzzo sul persico.
chissà se potremo mai amarci, mi chiedo.
lui, in risposta, mentre mi allunga il sacchetto viscido, si gira di scatto, si guarda intorno con orrore, mi guarda e mi dice:
“Oddio ma è pieno di sangue, qui dietro! ho tagliato un pesce spada ma sembra che abbia ammazzato una persona”.

come lo amo, saremo cruentissimi insieme.



proposte indecenti.
14 Maggio 2009, 18:31
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oggi dopo il lavoro sono andata a far spesa nel solito supermercato. in tale supermercato sono già stata vittima, in passato, di varie ed eventuali molestie: non so perché, probabilmente appena supero il tornello dell’entrata vengo circondata da un’aura di indicibile splendore, per cui tutti si sentono in dovere di provarci. o forse perché sembro davvero la solita manager frustrata tipo, che arrriva in giacca e camicia con una precisissima lista appuntata sull’agendina (voi scherzate, oggi ho beccato una  mia collega che stampava un foglio excel con la lista delle cose da comprare).

nello specifico, i soggetti prediletti della mia aura ipnotica sono i signori di mezz’età (diciamo pure tre quarti).
quello di oggi, gentile eh, mi ha visto fare un’improvvisa inversione di marcia quando ero ormai davanti alle uova e correre decisa verso i sacchetti per prendere la frutta. ok, lo ammetto, ero in effetti un po’ buffa, solo che d’un tratto mi ero resa conto di aver dimenticato le mele. e per fare un risotto alle mele, le mele sono in effetti da tener bene a mente.
lui mi guarda sorridendo e mi dice: “Cavoli, che decisione! dev’essere proprio una spesa importante!”. io sorrido un po’ imbarazzata (dall’immagine di me che corro risoluta verso le granny smith), scambio due chiacchiere e saluto. lui ricambia con un commento imbarazzante tipo: “che bel vestito rinascimentale che hai!”. Rinascimentale sarai poi te, vecchio babbione sumero.
Sono salva, anche per oggi il mio spasimante consumatore l’ho trovato, penso.
mentre accarezzo le meline verdi e lucide, sento alle mie spalle una voce.
“Signori, forza, guardate che bel pesce fresco ho qui!”.
Oh, no. non lui. è il giovane ed avvenente pescivendolo (è carino davvero, ora, non penso potrei mai avere un futuro con uno che mi fa una carezza e poi si mette a pulire delle code di granchio, però è sicuramente un buon motivo per indugiare qualche istante davanti al bancone). Speriamo che almeno non abbia visto la mia scenetta da circo, penso senza girarmi.
e, a quel punto, una frase nel silenzio.
Vuole un po’ di pesce, dolce fanciulla?

come ti permetti, screanzato.
ho la faccia di una che ha tutto sto bisogno di pesce fresco, eh?

(cavolo si vede proprio. urge un rimedio. urge urgentissimo. anzi, freschissimo).