Archiviato in: di passaggio, stupidity | Tag: Firenze, lavoro, paure, primo giorno di squola, spettacoli circensi, vita
solo per aggiornarvi sulle mie ultime novità.
ho cominciato a lavorare nella nuova galleria, e ci terrei ad elencarvi brevemente lo staff:
- il mio titolare ha vent’anni, e un’idea decisamente vaga(le) dell’arte
- la sua fidanzata, aka Justine Mattera, aka una texana dagli occhi di ghiaccio, laureata in borsette temo
- il padre del capo, sordo come una campana. potrei raccontargli i peggiori segreti, non percepisce neppure i miei ultrasuoni
- il pincherino del capo, che ama fuggire per strada in modo da favorirmi l’attività motoria
- la stagista spagnola, poverella, è arrivata nel posto sbagliato e lo pagherà con la vita
ma, sopra a tutto:
- la mamma del capo, aka Loredana Bertè, disfatta da rum & cocaina, oggi è entrata gridando come un’ossessa perché le avevano rubato il Folletto. e non parlo di quel piccolo esserino portafortuna, eh.
partiamo alla grandissima, direi.
Archiviato in: miscellanea, stupidity, thelma & Louise | Tag: amiche vere, Emilyyyyy, fatica, il Diavolo Veste Prada, lavoro, Milano, principesse, serate di beneficienza, stress, taxisti, Thelma e Louise
Oggi giornata di delirio lavorativo.
Venerdì ero fuggita dall’ufficio per gettarmi a capofitto su di un treno, con lo spettro di una prenotazione da fare per alcuni boss esteri che devono venire “per lavoro” (scoperto poi: casualmente il luogo del lavoro ospita una prestigiosa regata, guarda te la fortuna a volte) sul Lago, già conscia che essendo io una maledetta perfettina sarei rimasta con l’ansia da organizzazione per tutto il w-e.
La sera pizzaccia di resoconto Varie ed Eventuali a casa mia, chiacchiere scomposte che vanno dalle autopsie ai correttori, io che mi depilo, la Flavia che mangia i piedini di Louise, Luigi che arriva in mutande e ci ammorba con l’incubo delle valigie per la Chicconia.
Non paghe, il Gruppo Vacanze Pujia 2009 va felice a gettarsi a capofitto verso l’ennesima serata sbagliata: risultato, una discoteca che sembra una capanna di cacca africana, sudore e imbarazzo sparsi, ciappi di plastica in testa, Bella Vita, il nazista, il nostro amico scemo del mare, il Feone e il gruppo Sunny Beach (tra cui vorrei che Louise si ricordasse del mitico Giuseppe, che tornerà fuori a breve), il cameriere imbarazzante che mi ferma per dirmi Ma tu mica lavoravi al Puro?, i Carabbinieri fortunatamente non in schieramento pieno che ci avvistano ed impazziscono, io che mi dimentico di Aver avuto un ragazzo splendido, i messaggi della provocazione, le sonate notturne e gli arpeggi di consolazione.
Sabato serata di decompressione, serata da bambine, piena di risate sincere, con un’amica che non si muoverà mai dal posto che si conquistò tanto tanto tempo fa. e sabato, insieme, saremo bellissime e crudeli. relegate nel tavolaccio.
Domenica l’addio al nubilato, poco giovanile ma liberatorio, una giornata intera a coccolarsi, io che mi addormento felice sul letto ad acqua (è da quando ho visto Edward mani di forbice che lo bramo!), le altre che in preda alle allucinazioni alimentari lamentano l’assenza, nel fantastico buffet di frutta e yogurt, di una sana padella di lasagne, il ritorno a casa, le perplessità sulle coppie, Noemi Letizia che non c’è ma lascia spiacevoli segni del suo passaggio.
Oggi risolvo il problema regata sul lago (che, come temevo, mi aveva molestato per tutto il tempo), bevo diciotto caffè, alle 15 in preda al delirio decido che mi merito pure una focaccina. Poi in questi giorni sono diventata l’assistente alle rogne del boss, che mi chiama in continuazione per cose simpaticissime tipo Crea un’etichetta oppure costruisci una busta. Mi sembra di essere ad Art Attack, più che in una Galleria d’asta (come mi ha scritto oggi un cliente illuminato su di una busta).
infine, rilassata per aver avvistato il filippino delle pulizie (quando lo vedo significa che la giornata sta finendo), arriva la collega alle 17.50 con sguardo sgomento e dice Buttati tu un taxi. veloce.
Missione: recuperare la busta con i documenti fondamentali credo allo scoppio della Terza Guerra Mondiale, chiama il boss, fatti spiegare dov’è, trovalo, consegnala, sorridi. tutto questo senza perdere di vista il tuo taxi, a Milano alle 18 trovarne uno è un dramma, figuriamoci perderlo. ero disposta persino a promettergli un bacio in bocca per trovarlo lì fuori al ritorno.
Mentre sfrecciava (ai 2 km/h, visto il traffico) per le vie ancora brillanti, pensavo che sì, mi sento un po’ Andy Sachs, subissata da compiti impossibili per una capa seriosa e algida. Solo che, essendo io non la protagonista di un film americano, bensì di una commedia dei Vanzina, ovviamente il mio autista ascoltava una compilation con Lisa dagli occhi blu e La spada nel cuore, aveva uno schermo da pc con tre finestre di Msn aperte, la webcam accesa, e mentre guidava scriveva cose da camionista a tre ragazze contemporaneamente. e io nell’entrare nello studio del notaio ovviamente ho confuso Tirare e Spingere e mi sono schiantata contro la porta a vetri.
La pioggia
ancora col sole
tu vedi
chi nasce e chi muore per te.
Archiviato in: Uncategorized | Tag: detective in gonnella, lavoro, Milano, promozioni
Oggi la vostra beniamina è stata convocata nell’ufficio della super capa. L’ha trovata mentre distruggeva in maniera ossessivo – compulsiva dei fogli nel tritacarte, e il compito è stato terribile fin dall’inizio: ritrovare una preziosa carpetta perduta (o, ancora peggio, trafugata) necessaria alla sopravvivenza dell’azienda.
La giovane patonzina investigatrice non si è però persa d’animo: tutti quei gialli che le ha fatto leggere la mamma dovran pure servire a qualcosa?
e, ovviamente, l’ha trovata seguendo una regola fondamentale: cercarla in un posto a caso.

Archiviato in: miscellanea | Tag: amiche vere, lavoro, Milano, musica, partenze, piccole principesse tuttofare, vita
stamattina mi sono svegliata con un sincero buonumore.
niente sogni inquietanti, finalmente il sonno del giusto, complici una birra con gli amici speciali (quelli che vengono in gita il 6 agosto un po’ per vedere un museo nerd, un po’ per te),il pensiero dei miei due fidanzati che vedrò oggi, una conference call di due ore con mio padre, una missione benriuscita e una profonda soddisfazione satellitare (ho vinto, maledetto!ho vinto!).
mi sono fatta particolarmente carina, truccata, uno dei miei vestiti preferiti.
ho indugiato un pochino nel mettere fuori casa i miei due mici, sono gli ultimi giorni di tranquillità e quando tornerò Sophie probabilmente avrà già una mandria di siamesini da gestire.
camminando per venire al lavoro, mi compiaccio dei nuovi auricolari che ho comperato dai cinesi a 2,50 € ; probabilmente mi cadranno le orecchie a breve, o mi diventeranno blu come quelle dei Puffi, ma devo ammettere che si sente divinamente e che oggi mi veniva davvero una gran voglia di fermarmi in mezzo alla strada a ballare.
Archiviato in: di passaggio | Tag: amici in gita, fatica, lavoro, lavoro in vacanza, Milano, partenze, sandwich party, stress
sono rimasta sola in ufficio.
parliamone, i servizi che posso offrire in ufficio io da soli si esauriscono nel giro di due minuti, comunque tutti gli altri noncuranti mi hanno abbandonato.
Per non annoiarmi troppo, ho finto di saper fare una cosa sottovalutandola pesantemente, ed ora è due giorni che impazzisco per aggiornare un navigatore. mannagggiame, ora ho capito perché la gente paga gente per farlo.
Louise non mi risponde al telefono, le altre lavorano, a Milano ci sono cinquecento gradi, non ne posso davvero più.
uniche note positive: oggi e domani riceverò visite piacevolissime di amici che sfidano l’asfalto che si scioglie per me, e domani ho organizzato un sandwich party in ufficio.
l’anno prossimo, mi porto il lavoro in vacanza.

Archiviato in: miscellanea, sentimenti | Tag: chiamata da uno sconosciuto, fatica, Firenze, fuori servizio, lavoro, pessimismo & fastidio, ricatti, stress
dunque, nel giro di venti minuti ho commesso tre errori madornali:
1) ho risposto a un sms arrivatomi da un numero che non avevo salvato. messaggio carino e neutro, diceva “Cara E., come vedi non ti ho dimenticato!ma dove sei ora, ancora a Bologna?”. Ora, io invece pare che ti abbia dimenticato, o quantomeno il mio cellulare. e poi, Bologna?! parliamo di una vita fa. come minimo sei uno Scheletro nell’Armadio. e invece, nonostante tutto io ti rispondo e scopro che sei davvero uno di quelli che volevo dimenticare, ricordo di risate universitarie e di un amico demenziale in comune. risultato: Sì Sì, ti chiamo io.
2) ho telefonato al capo che con un’azione subdola mi ha praticamente costretto ad andare a lavorare in agosto. ora, a firenze, in agosto, a parte gli americani così sudati da non riuscire neppure a tirare fuori il portafoglio, a parte i cinesi del pub di fianco, chi cavolo c’è a lavorare? e poi proprio nelle due settimane che volevo fare al mare, no no e no. io ho bisogno di un po’ di sole e acqua salata, se un dottore mi vedesse così me le prescriverebbe. ovviamente, come dire di no, bofonchio un Ti faccio sapere e metto giù in crisi isterica.
3) ho ricevuto una lettera da un uomo che mi dice Sei fantastica, ma non posso. non riesco a separare la parte superiore da quella inferiore. mannaggia doppia. tutti i migliori sono già occupati, proprio come i bagni negli autogrill. rimangono solo quelli rotti, sporchi e senza porta.

Archiviato in: Ragazza con la valigia, sentimenti | Tag: arredare il cuore, balli lenti, fatica, flusso di coscienza, lavori in corso, lavoro, Milano, partenze, pensieri, se mi lasci ti cancello, sentimenti, vita
non so, in questi giorni mi sento un po’ in cattività.
a lavorare non mi diverto, ci sono stati troppi cambiamenti, ci sono troppi dispettosi in giro. mi manca la mia Lauretta, lei che si mette lì e mi aiuta comunque, che sia un cliente importante o una caccia al tesoro. e poi mi sono affezionata troppo, a poche persone, che però mi mancheranno. e a chi mi scrive Se mi lasci ti cancello vorrei solo dare un abbraccio e dire che no, io certe persone non le cancello, le custodiscono gelosamente nelle sottocartelle di questa vita confusa.
Il mio umore non è dei migliori, rimango a rimuginare coccolando il mio gatto (perché ormai sento che un pochino è mio, visto il rapporto morboso che ha con il mio davanzale), non dormo bene la notte. bevo troppi caffè e mi curo troppo poco, sono obiettivamente meno carina del previsto. e poi ho un pezzo di cuore confuso e un pezzo più grosso forse un po’ vuoto, che vorrei cominciare ad arredare.
due vasi di fiori, una finestra con le tende morbide e colorate.
e un grande letto, per rotolarmi quando non mi va di guardare fuori.
Te sta’ dentro che qua fuori è un brutto mondo.
(Freccia)
Archiviato in: stupidity | Tag: lavoro, mariti perfetti, perle di saggezza, sentimenti
è appena venuto un vecchino, al lavoro.
e mi ha chiesto:
“Signorina, come andiamo a uomini?”
“ehm”
“e a soldi?”
“ehm di nuovo”
tento di deviare questa deprimente conversazione dicendo No vabbè però con la salute andiamo bene, quando poi mi scappa uno starnuto e mi accorgo di essere poco credibile.
quindi mi metto a parlare di traslochi e parcheggi a Milano, lamentandomi della difficoltà di usare una macchina in una metropoli.
lui mi guarda, sorride, e mi dice:
“vuole la soluzione? sposi uno ricco, vecchio e malaticcio. il resto andrà a posto da solo”.
mi prende l’impeto di chiedergli la mano, anche solo per riconoscenza, poi mi sembra un po’ troppo in forma e quindi lascio perdere.
Posso trovare di meglio, secondo me.
un breve post per comunicarvi quanto segue:
1 – sono viva.circa.
2- ho superato le aste. e sono stata brava. ho imparato tanto, e mi sono pure divertita. ho una lista redatta scrupolosamente con almeno 10 mariti a cui domandare la mano. e ho già scelto le cose che voglio farmi comperare. all’asta, ovviamente.
3- ho scoperto che risulto irresistibile ad alcune categorie maschili, specialmente se di nazionalità (?): per citare le ultime due, i manovali e le guardie giurate. sbattendo gli occhioni sono riuscita a farmi portare più caffè in cinque giorni che colazioni a letto in tutta una vita. un giurato mi ha teneramente aspettato fuori, stasera, preoccupatissimo perché mi aveva dato il contatto fb (che ho ovviamente perso) e gli si era rotto il pc, e già temeva di non potermi mai più trovare. l’ho scaricato altrettanto dolcemente davanti all’entrata della metro. sbattendo gli occhioni, però.
4- per finire, una canzone. che parla di memoria selettiva. di chi non si ricorda di un bacio, di un insulto, di un dialogo. e di chi invece si ricorda sempre di tutto, come me e Louise. questa è per te, piccola cara. sorridi. sai che io ti capisco. e quando non ti capisco, sempre ti amo.
what part of our history’s reinvented and under rug swept?
what part of your memory is selective and tends to forget?
what with this distance it seems so obvious?
Archiviato in: di passaggio | Tag: lavoro, Milano, rose nuove, sorrisi furbetti, vita
oggi giornata di sole, dentro e fuori.
sono particolarmente carina. vestita bene, di rosa…a me il rosa piaceva anni fa, ora decisamente non più, però mi mette ancora di buonumore. discorso a parte l’esoftalmo imbarazzante dato dall’allergia, vabbè, basta tenere gli occhiali scuri e fingere di essere una centralinista cieca (non ceca).
ho pure parlottato un po’ con il mio boss del cuore (che, ahimè, non è il mio boss, non propriamente), che è riuscito pure a farmi ridere tra le lacrime dell’allergia.
ho chiamato un giapponese che parlava un inglese improbabile, e un armatore greco che non poteva ricevere fax perché era sullo yacht. altre vite.
ho pranzato con un vecchio amico, di quelli in grado di mangiare veramente per tre. con il quale posso sfoggiare il mio snobismo gastronomico senza passare per Signorina Non Mi Piace Niente, anzi. probabilmente i consulenti sono la razza che meglio mi capisce. e questo non mi soffermerò a capire se sia un bene o un male.
tornando a casa, dopo aver rifiutato una cena e un film, felice all’idea che ad aspettarmi ci fosse un balcone pieno di rose nuove, mi sono resa conto che questo è uno di quei giorni in cui mi si cuce in faccia un sorrisino furbetto.
nota per i lettori distratti: attenzione, in seguito ad un paio di commenti frettolosi, ci tengo a precisare. non mi sento lovefull, bensì lovefool.