It's not easy being a princess – Confessioni di una principessa.


Bag Cemetery.

Ieri sono andata da Vuitton per comperare un regalo divino di laurea.
Conoscendo la scontrosità verso le donne etero dei commessi, mi sono portata dietro uno dei miei amori diversamente etero per rabbonire la servitù. Niente, questa frociona è stata cattiva lo stesso, dicendo al mio amore grande che No, non può portare una 44, stizzito perché la stessa cintura al mio amore era larga, e a lui stretta. nano truccato che non sei altro!

Finito l’aquisto, mi chiede se voglio inserire i miei dati nella newsletter.
compilo tutto il modulino da brava scolaretta, glielo consegno, inserisce i dati e si blocca.
“Tu ci sei già, schedata“.
ohibò, penso. forse che anche il portamonete finto comprato in Egitto desse questo diritto?
“Ehm, boh”. Simulando l’espressione di una che non può ricordarsi di tutti i posti in cui ha comprato qualcosa.
“Sì sì. non ci possono essere due con il tuo nome, cognome, indirizzo. hai comperato a Bologna!”
Mi sovviene che sì, una volta comprai per commissione una borsetta per un’amica. mi avevano schedato allora.
“Hai comperato una neverfull!”

OMMIODIO.
Lei.
Questa è una crudeltà che non mi merito.
Trattengo una lacrima mentre afferro il pacchetto e corro via.

Piesse.
Per chi non lo sapesse, quella borsa mi fu regalata da uno spasimante, un paio di anni fa.
Dopo una settimana mi disse che accettandola avevo d’ufficio accettato di essere la sua fidanzata.
Io, che non ero interessata ad essere acquistata per così poco (non è neppure pelle vera, diavolo!), rifeci il pacchetto e gliela riconsegnai.
La sogno ancora, nelle notti di luna piena.
Girl power.
Sob.

borse



Le ragazze serie.
13 Giugno 2009, 19:04
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oggi la principessa si è concessa alcune, decise soddisfazioni.

una colazione con la sua fidanzata, a sporcarsi di crema e zucchero a velo. e poi, salutarla, bellissima, lei oggi sarà una Sacerdotessa dell’Isola del Piacere e io chissà. Però intanto lei si è fatto 100 Km per venire a bere un Cosmopolitan nano e senza gambe a Corso Como 10, e io non le dirò mai abbastanza quanto sia innamorata di lei.

successivamente, sono andata a far spesa con una faccina struccata e grigia delle meno promettenti, e mi sono imbattuta nel pescivendolo che mi ha accolto con un sorriso di vera gioia.
ovviamente mi sento in dovere di inventarmi del pesce da comprare, e lo ammorbo con una serie di domande da casalinga media (Scusa è fresco? posso congelarlo? me lo tagli in due che è troppo? mi fai due sacchetti?), lui sbatte gli occhioni e mi dice: E il fidanzato?


Ora,
spiegami che c’entra il fidanzato con due pezzi di persico. e poi spiegami anche con che crudeltà ti senti in dovere di rigirare il tuo coltello da pesce nella mia piaga amorosa, alle 10 di un tragico sabato mattina, quando sono pure un cesso.
credo di avergli risposto con uno sguardo così eloquente che si è affrettato a dirmi No, perché mi volevo candidare io.
a mangiare del persico?
me ne vado confusa stringendo la bestia tra le mani.

oggi pomeriggio mi dedico al mio Hammam premio regalatomi dai miei amici.
oh, bello, un simpatico avamposto turco sui viali di Milano.
entro dopo essere morta di caldo per la traversata della città alle 15, e il posto è davvero carino. e poi a me ste tende, sti tappeti, sta musica lamentosa, mi fanno tanto sesso beduino di contrabbando.
mi preparo insieme a una signora paffuta che vuole tenersi gli occhiali a costo di appannarli, ed entro fiduciosa dopo che all’ingresso mi dicono Ci sono delle signorine che le spiegheranno.
le signorine in questione sono donnoni scalzi (che schifo! e i funghi? e gli scivoloni? e ?) con probabile provenienza filippina ma che a me ricordano Juanita Solis, la figlia di Gabrielle. vabbè, fortuna che siamo in Turchia.

prima prova: il tiepido

dunque, stiamo in questo stanzone insieme a delle altre signore. il ricco buffet che promettono è fatto di Tè rovente  (ma ci sono millemila gradi,fuori! voglio del mojito!), e biscottini di gomma che sanno un po’ di frumentone per uccellini. buono,eh.

seconda prova: il caldo

dopo essermi rotta le palle a oltranza, senza che nessuno mi dicesse niente, capisco che la cosa da fare è chiedere del sapone. non so perché, ma le altre lo fanno. lo chiedo cortesemente a Juanita e lei mi porta una scodella di fango. bello, cosa devo fare, una capanna? no, mi devo infangare. eh vabbè, mi rotolo nel paciugo come un maiale e poi entro nel forno. una porta appannata più del finestrino di Titanic, e dentro finisco in una botola di vapore insopportabile, in cui mi manca il fiato dopo circa tre secondi. però, dopo tutta la cura con cui mi ero cosparsa di melma, sopporto stoicamente il fastidio e rimango dentro un tempo x (credo dieci secondi).

terza prova: intermezzo (prova a sorpresa)

dopo essere stata riparcheggiata nella zona tiepidità, a un certo punto Juanita con un sorriso ingannatore mi prende per un braccio e mi dici Andiamo a far la doccia, cara. fin lì tutto ok, solo che poi mi lascia in mutande come i bimbi piccoli e mi sdraia su un comodissimo piano di marmo da obitorio. ma porcaputtena, non vedi sul mio cartellino? c’è scritto principessa, mica Biglietto ridotto per Buchenwald.
e lì, comincia a grattugiarmi con un guanto terribile che mi portavo appresso ignara dall’entrata. malissimo! ma il peeling non dovrebbe essere una cosa soft? sento il primo strato di pelle che saluta e ringrazia, andandosene. tutto questo intervallato da un simpatico e inaspettato gavettone di acqua bollente fatto con un catino di quelli da vomito che tieni accanto al letto nelle serate difficili. grazie, vecchia messicana, te ne sarò grata quando parlerò di te con l’ufficio immigrazione. tu non starai bene.

quarta prova: la fredda pozza
finita questa agonia, raccolgo gli ultimi brandelli di pelle che mi penzolano da braccia e gambe, e vengo gettata in una pozza temo di piranha, tutta bolle e luci soffuse. no, dai, si sta pure bene, è un po’ fredda ma serve a lenire credo le emorragie da peeling. giaccio inerme facendomi colpire dalle bolle dell’idromassaggio.

quinta prova: il paradiso all’improvviso
dopo essere stata trascinata dagli eventi atmosferici, infine tutta bella intabarrata vengo condotta alla Stanza relax…e vedo con orrore che c’è una Juanita anche lì, pronta a percuotermi con le sue manone per il massaggino finale. tergiverso e fingo di cadere addormentata per un’intossicazione da litri di tè rovente bevuti tra una pausa e l’altra,
poi apro gli occhi per abbandonarmi al triste destino di percosse e…sogno o son desta, era cambiato il turno! una dolcissima fanciulla mi regala il massaggio più rilassante dell’ultima era geologica.
amo la vita. esco in ritardissimo con un profumo di mandorla che neanche la Perla di Labuan poteva vantarsi di avere.

in tutto questo, la mia serata di stasera è clamorosamente saltata, complici un virus intestinale che ha colpito un uomo e un virus al sapore di CubaLibre che ha ammazzato l’altro. quindi, me ne starò qui in compagnia di una pizza ad architettare malefatte.
perché, come convenivo brillantemente con Louise, ieri, le ragazze serie non ci sono più.

ps. lo so, amore, non è Tozzi. Non so come abbiamo fatto a dimenticarci del Buon Marco.



debolezze.
3 Giugno 2009, 19:41
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e va bene, lo ammetto.
sono una maledetta vanitosella.

oggi non ho resistito e al ritorno mi sono fermata dal parrucchiere, avevo bisogno di rendere giustizia ai miei capelli, fare capire a loro che avevo capito, che l’unico uomo al quale permetto di pettinarli è quello che lo fa di mestiere.
ho pensato che magari il parrucchiere in questione – citato in qualche post precedente – non si sarebbe per forza ricordato di me. e poi è bravo, mannaggia, è un rischio da correre.
così, entro trafelata e lo innervosisco già perché pensava di chiudere in cinque minuti (e questo mi procura una piega strinata ed astiosa da parte della shampista), lui mi riceve scazzato come al solito e penso “bene, bene, manco si ricorda”.
mi fa sedere e mentre mi friziona i capelli con l’asciugamano, sento la frase del terrore, più forte anche del fran fran della spugna contro le mie orecchie da fata.

“Ma io e te non dovevamo uscire insieme?”
oh no.

mi invento mille attività, sai una cosa l’altra…d’altra parte è così. mica ci crede, ovvio. quindi lo scompenso dicendogli “Dammi pure il numero, così quando posso ti chiamo io”.
morale della favola: pago più dell’altra volta per tagliare di meno (mi puzza già di convenzione persa), mi scrive il numero di telefono sulla ricevuta e dopo averci provato con me tutto il tempo in mezzo al negoziocon la stesso tono del cioccapiatti nelle fiere di paese, me lo passa furtivamente, come se mi stesse dando i codici d’accesso al Tempio di Salomone, e mi dice: è che sono un ragazzo discreto.

mi sa che me li faccio crescere, un po’.



shopping intelligente.
18 Aprile 2009, 17:23
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oggi mi sono dedicata allo shopping intelligente, percorrendo diligentemente una delle arterie del pronto moda milanese.
di seguito gli ottimi risultati:

Negozio uno: abbigliamento
cosa mi serve : un paio di pantaloni per il lavoro, magari un abitino
cosa acquisto: una canottierina deliziosa turchese, perfetta per i tramonti in spiaggia

negozio due: oggettistica
cosa mi serve: una scatola per le cianfrusaglie
cosa acquisto: delle calamite per la mamma. erano troppo divertenti, con dei gatti buffi.

negozio tre: intimo
cosa mi serve: un completino carino, magari un po’ da ragazza grande
cosa acquisto: un paio di slip verde acido con tre cani, un paio di improbabili pantaloncini a pois fluorescenti per i campeggi in Duna, una canottiera body (notoriamente antisesso che però in più di una situazione si è rivelata prezioso portafortuna).

appendice: il parrucchiere
cosa mi serve: un parrucchiere affabile e non molesto, preferibilmente gay
cosa trovo: un etero logorroico che mi fa un taglio davvero di – vi – no e al momento del conto, mi dice: “Siamo a posto così te lo regalo e tu vieni ad un aperitivo con me?” dai, stai buono, va’. e guai a chi mi dice che i parrucchieri sono tutti gay.



manuale della perfetta principessa.
23 Dicembre 2008, 09:58
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allora, ieri alla fine non è andata neppure troppo male.
mi sono guardata intorno con attenzione e ho annotato tutto ciò che devo/non devo fare al prossimo galà di beneficenza.

MEMORANDUM

  • non arrivare mai puntuale. non ne vale la pena, specie se la persona che ti ha invitato è una ritardataria cronica
  • quando chiami un taxi, chiedi esplicitamente che sia una macchina carina e non un Ducato che si apre col portellone
  • togliti subito dalla faccia quell’espressione stupita ed evita di chiedere al primo che incontri: “Scusi, siamo sul Titanic vero?”
  • munisciti di un vestito con lo strascico. ora hai la prova che almeno in un’occasione ti servirà
  • butta l’ecopelliccia e squarta il tuo gatto bianco. è più morbido e starebbe benissimo su un bel vestito lungo.
  • non guardarti mai intorno cercando compagnia. in un posto di giovani ti verrà sicuramente ad impezzare l’unico pensionato della festa.
  • sorridi sempre e comunque e bacia tutti anche se non li conosci.
  • evita di sbavare quando vedi i ragazzi carini in smoking.
  • impara a memoria tutti i concorrenti del Grande Fratello per evitare che quando ti presentano uno dicendoti: “lui ha fatto il GF” ti spunti un’espressione a punto interrogativo.
  • non farti ipnotizzare dai pendenti alle orecchie delle signore.
  • non tentare di dare un’età alle ragazze. sembrano tutte vecchie. e almeno dentro lo sono.
  • impara a mangiare i gamberoni a mano.
  • fatti piacere le ostriche e togliti dalla faccia l’espressione di chi sta mangiando un clitoride (e se sei una donna, non è un’espressione di piacere).
  • organizzati con un terzo braccio. ti servirà per gestire al meglio la tripletta pochette/flute/cibo. le alternative sono: o ti ubriachi, o mangi a secco e ti strozzi.
  • impara a non fare i rutti bevendo lo champagne. non sta bene.
  • fai un’espressione felice quando scopri che un’oca vestita da Barbie è al tuo stesso tavolo.
  • non ti commuovere quando senti la cantante bravissima che canta If ain’t got you.
  • non metterti a battere le manine felice quando la cantante canta Jingle Bells.
  • impara a ridere degli imitatori. anche se sono famosi, a te fanno schifo. ma evita di dirlo e ridi con un’espressione divertita.
  • evita di rimanere incantata ad ammirare invidiosa le tette finte della ragazza di fianco a te.
  • non pronunciare la frase: “Che schifo, sembra il pranzo di Natale che fa mia nonna!” quando leggi nel menù che ci sono i tortellini e il lesso.
  • con spirito umile, non dire a nessuno che i tortellini di tua mamma e di tua nonna e anche di tua zia sono molto più buoni.
  • fai notare con discrezione alla tua commensale che Una minestra non mi sembra indicata per una cena così. tanto l’hai letto sul libro di economia domestica del tuo roomie la sera prima.
  • quando il cameriere toglie il coperchio di argento dal tuo piatto, non urlare eccitata: “E il coniglio bianco, dove è finito?magia!magia!”
  • non ridere divertita quando la ragazza di fianco a te chiede al cameriere informazioni sul lesso e lui le risponde: “é lingua,signorina” provocandole imbarazzanti conati di vomito
  • intrattieni rapporti più duraturi con chi lavora da Gucci. e diffida di chi sente il bisogno di dire a tutti che il suo abito è di Gucci.
  • sii molto fiera, in un’occasione così di facciata, di trovare un ragazzo che ti definisce intelligente.
  • non chiedere tre sbadilate di purè anche se è delizioso, accontentati della tua parca porzione.
  • non ridere sguaiatamente leggendo i lotti dlel’asta, tra cui vorrei ricordare una battuta di caccia con abbattimento di 1 blue wildebest, 1 springbuck, 1 red hartebeest.
  • noleggia la serie di Quark con gli speciali sulla savana per scoprire almeno quante zampe hanno gli animali sopraccitati.
  • non fare notare al tuo vicino che ha appena pagato una fortuna per una dolcissima cazzata.
  • diletta i tuoi ospiti con la tua profonda conoscenza del Sauternes. ma non chiedere il bis al cameriere,le signorine bene non bevono tanto (uffa).
  • quando passa il cameriere con un’ampolla di crema e una di cioccolata per il dolce, non rispondergli: “Per me solo il limoncino, il nocino no grazie”.
  • fuggi salutando amabilmente e ricordando agli altri che tu il giorno dopo lavori.
  • ricorda sempre: i fiorentini odiano i pratesi. i fiorentini odiano i lucchesi. non dire mai che sei lì con un pratese, sarai fuori dai giochi ancora prima di entrarci.
  • buttati sul taxi senza pensarci troppo, saluta il Titanic e ringrazia che sei scesa prima che scendesse lui.
  • sorridi nel sapere che c’è chi si preoccupa per i tuoi sandali gioiello.
  • torna a casa, infilati la tua tuta imbarazzante, e sorridi. perché magari eri imperfetta, ma proprio tanto tanto carina. e un po’ diversa dal solito, via.

ps. lei c’era davvero, a cantare!



Dress code.
3 Dicembre 2008, 11:45
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stamattina ho preso coraggio e ho tentato di risolvere un’annosa questione: come essere carine in inverno.
dopo vari tentativi, dopo giorni passati vestita da sosia dell’omino Michelin, oggi mi sento soddisfatta.

La mise della Principessa delle nevi prevede:
stivali senza tacco in camoscio (tanto mica piove a Firenze)
calzettoni nascosti sotto (per isolare i piedini)
calzamaglia grigia con i brillantini (non si vede,tranquilli, a meno che non faccia una giravolta)
parigine nere sopra la calzamaglia per coprire le cosciotte e tenerle calde
gonna a ruota nera
canottiera body per non scoprire il pancino
lupetto nero di cotone per tener calda la gola
maglia grigia maniche lunghe per coprire la canottiera
maglione triplo strato nero per scaldare il petto
cappotto nero da ragazza carina (che ovviamente non si chiude, visto il diametro raggiunto)
sciarpone grigio con cappuccio
cappellino nero di lana
guanti lunghi di lana che fanno pure caldo ai polsi

Morale. ho comunque freddo ai piedi.
ma mi sento molto carina:

Postilla: per uscire da questo triste binomio grigio nero, mi sono messa degli orecchini rossi fatti a cuore :)