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La principessa: Magari prima o poi il Quarto di Luna attraccherà in qualche porto, chissà.
Il marinaio: Sono così increspate le onde del mare…e forte è la mano del capitano che stringe il timone della sua nave…nel tentativo di domarla. Di non essere in balia delle onde. Dovrà aspettare che torni il sereno se vorrà baciare la terra ferma…
La principessa: D’altronde, l’inverno è il tempo delle tempeste, della nebbia, del perdersi…dell’arrivare fino alla fine del mondo per avere voglia di tornare da qualche altra parte.
Il marinaio: Non è inverno, amore. ..Qualcosa di molto più profondo.
La principessa: E’il tuo inverno, amore. non durano mica tutti lo stesso tempo.Buonanotte. E al prossimo viaggio.
(Piesse. So che non mi chiederai i diritti d’autore, e sorriderai un po’).
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Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.
Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.
Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende…)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.
Eugenio Montale
(Per la mia piccola Louise, per i nostri difetti di fabbricazione, e la sua voglia di cadere su un abbraccio caldo in qualche sera solitaria).
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Ritornata a casa, in una sera calda e lenta.
cucino, accendo una candela arancione.
spengo tutte le luci e illumino la stanza soltanto con una lampada, leggera, evanescente.
dietro di me, un letto troppo grande per starci sola.
intorno a me, la mia canzone del giorno.
ti aspetto, qui.
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oggi è iniziata ufficialmente la mia ultima settimana di lavoro.
in questi giorni sto cercando quindi di fare più cose milanesi possibili, vissute con la malinconia di chi sa che questo sarà l’ultimo aperitivo, l’ultima uscita (Anche l’ultima cena, ma mi sembrava un po’ blasfemo scriverlo).
ieri sera una cenetta tra colleghi, pochi, amici…con loro ho condiviso sei mesi di caffè a metà mattina, telefonate isteriche, ansie da prestazione. loro che mi sembravano così lontani ed ora così impossibili da pensare accanto, loro che sono l‘amica in più, il ragazzo in più.
oggi chiusa in un’ascensore troppo stretta, nelle mie solite scenette da Il diavolo veste Prada, la capa mi ha sorriso e mi ha detto con voce bassa una cosa tenerissima, di quelle che la fanno sembrare un po’ più umana, un po’ meno algida.
mi sono concessa uno shopping con un’amica nuova, parlando di quanto in là ci possiamo spingere, a pensare a come sarebbe se fosse ma non è.
e oggi, cancellando sei mesi di mail, mi sono fatta un po’ di forza in più e ho aperto la cartella privato.
e lì ho salvato un po’ di cose, preziose.
le mail di delirio e stupidità di Louise, tante, tantissime, con i titoli già scemi in partenza.
in cui si trovano le peggio cose, le migliori malignità, i pettegolezzi più beceri.
file segreti che se venissero pubblicati ci rovinerebbero.
le letterine della Posse, mezze in inglese sconclusionato,
da una terra lontana in cui pare essersi dimenticata un pezzettino di cuore.
i racconti d’oltremanica della Chiarina, illuminata da un entusiasmo nuovo, mille cose nuove da scoprire, una vita appena sbocciata e che ora affronta con i petali chiari i primi acquazzoni di stagione.
e poi gli uomini, le loro confessioni.
Ale e i suoi flussi di coscienza, le storie tante donne e di una sola, io, che capisco sempre tutto.
Bubi e un suono che si affievolisce sempre di più, una barchetta che vedo allontanarsi e non riesco a riprendere.
il marinaio, i suoi racconti che solcano gli Oceani e arrivano a lambirmi il cuore. poche parole, splendide, da tenere per i giorni bui.
l’uomo misterioso, un peccato che forse un giorno deciderò di concedermi, discorsi divertenti e una sottile malizia.
un ragazzo dolce, sinceramente affezionato, parole cariche di speranze poi recise, una grande voglia di essere mio.
tutte queste cose, tutte,
io le voglio salvare;
me le metto nei miei scatoloni;
e me le porto via.
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ieri sera pensavo a tutto questo insegursi.
etereo, avvincente, un romanzo tra i più interessanti io abbia mai letto da tanti anni a questa parte.
però ecco, ogni tanto avrei voglia di incontrarti, tra una puntata e l’altra, di soffermarci un attimo sui nostri sguardi prima dell’avventura successiva.
avrei voglia di andarmene a letto una notte con il sapore fresco di un tuo bacio sulle mie labbra, di avere un sogno che mi strappa il sorriso al mattino, giusto per sostituire uno di quelli più vecchi e logori.
vorrei dirti Ti amo in pieno volto, una notte, una delle nostre notti casuali in cui ci ritroviamo per poi perderci.
Perchè la marea che scorre tra noi è bellissima e potente, si allontana per poi riavvicinarsi…. facciamo le nostre vite, ci dimentichiamo uno dell’altra, e poi d’un tratto torniamo a lambirci.
mi manca tutto questo, mi manca essere lambita dal tuo mare.
anche nei migliori romanzi ogni tanto i protagonisti si incontrano, per poi riprendere leggeri il loro cammino di stelle comete.
vorrei ricevere un messaggio che dice Sono qui fuori dalla porta, e sono venuto per te. e domani non sapere neppure dove tu sia, per tornare a pensarti solo nelle notti più proibite.
mi manchi, qui, ora.
sei l’unica cosa che è a colori
mentre il resto è in bianco e nero
l’unica cosa che rimane a fuoco
quando sono senza occhiali.
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Ieri sera sono uscita con il mio ex marito e la sua nuova frequentazione.
visto che sue ultime ragazze mi avevano veramente regalato racconti esilaranti, ma non sono mai durate abbastanza per conoscerle, con questa abbiamo colto la palla al balzo e l’abbiamo portata subito fuori per una valutazione preliminare.
dunque, premessa: uscire con me e lui insieme, credo sia un’esperienza terribile. noi ci amiamo profondamente e a prescindere, siamo gelosissimi uno nei confronti dell’altra, tutto il mondo continua a designarci come coppia perfetta. ognuno sa esattamente calcolare la reazione esplicita e intima dell’altro, per ogni singola frase. inoltre, abbiamo passato due anni insieme che hanno una percentuale di eventi pari a due vite umane, più o meno, o quantomeno così pare dai nostri racconti.
detto questo, la candidata non è neppure male. è carina, profumata, ha degli occhi belli. poi vabbè, voleva entrare in un ristorante per chiedere al cameriere di guardarci la macchina, ed ha ammesso candidamente di non aver mai fatto spesa nè alcun tipo di pulizia domestica in vita sua. ma questo glielo possiamo pure perdonare, tanto lui è la reincarnazione di una filippina.
non ha neppure un vizio evidente, e questo mi ha ovviamente fatto sentire piacevolmente viziosa e sregolata (oltre che grassa, alcolizzata, e malsana), insomma, è davvero una ragazza da sposare.
camminando lenti per una discesa di stelle, ho volutamente affrettato il passo, perché non avevo nessuno che mi cingesse la vita aiutandomi a non cadere. tutto questo tempo da sola mi ha insegnato a camminare bene anche sui sentieri più scoscesi, senza bisogno di una guida.d’un tratto, mi è tornato in mente un discorso fatto a pranzo, con un amico dallo sguardo profondo, nascosta all’ombra di Santo Spirito.mi raccontava di una sbandata, finita in niente, ma Almeno mi aveva emozionato di nuovo, ecco. E una fitta di dolcissima amarezza mi ha colpito, in quell’istante. perché in effetti anche io ne avrei voglia, di un’emozione nuova. di un ragazzo che mi porti fuori a cena. di qualcuno che mi scelga il pezzo di carne migliore, si ricordi di versarmi il vino. o anche che faccia tintinnare una birra guardandomi a fondo negli occhi, che mi inviti ad uscire. ho voglia di una di quelle corse tra l’armadio e lo specchio, indecisa e sempre scontenta. ho voglia di prepararmi 15 minuti prima e rimanere nervosamente in attesa davanti alla tv, chiedendomi se sarò abbastanza carina, se tornerò con un sapore di labbra diverso dal mio. ho voglia di una macchina sotto casa con della musica dentro. ho voglia di parlare a qualcuno di me, dei miei progetti, della mia vita. di racconti riservati a pochi.
detto questo, un appunto: tranquillo, tesoro, non dovrai aspettare sei mesi. quello che ho detto ieri non l’ho detto per venderti, io non ti venderei a nessuna, perché nessuna mi sembra abbastanza per te. l’ho detto perché è vero, non riesco a mentire su questo. e dopo quello che ho detto, lei già ti ama.
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ho passato la notte in bianco, ieri.
sono andata a letto troppo presto, senza dare un senso alla mia serata.
una cena tra amiche, ma avevo bisogno di qualcosa in più. mi rendo conto che il rumore dei bicchieri del servizio buono che tintinnano felici non mi fa più sorridere come un tempo.
non so, avevo bisogno di sporcarmi un po’.
di avere almeno un pensiero demente che mi facesse sorridere la mattina dopo, con la testa ancora piena di vino e la pelle bianca e lunare.
poi non so, questo sfiorarsi senza toccarsi.
qualche notte mi fa male.
ma poi torno ad accelerare e a guidare nel buio, ed alzo il volume per non sentire.
You got a fast car
But is it fast enough so we can fly away
We gotta make a decision
We leave tonight or live and die this way.
Archiviato in: di passaggio, sentimenti | Tag: balli lenti, fiori tra i capelli, flusso di coscienza, Milano, sensualitù del vento, sentimenti
O and the sea the sea crimson sometimes like fire and the glorious sunsets and the figtrees in the Alameda gardens yes and all the queer little streets and the pink and blue and yellow houses and the rosegardens and the jessamine and geraniums and cactuses and Gibraltar as a girl where I was a Flower of the mountain yes when I put the rose in my hair like the Andalusian girls used or shall I wear a red yes and how he kissed me under the Moorish wall and I thought well as well him as another and then I asked him with my eyes to ask again yes and then he asked me would I yes to say yes my mountain flower and first I put my arms around him yes and drew him down to me so he could feel my breasts all perfume yes and his heart was going like mad and yes I said yes I will Yes.
James Joyce, UlyssesCi sono cose che, non sai perché, ma ti rimangono in mente per sempre.
io mi ricordo perfettamente questo finale di discorso assurdo, e mi è sempre sembrato di sentire il profumo di quella rosa che Molly si mette all’orecchio, mentre lui la fa roteare stringendola forte.
Intorno a loro solo il caldo, avvolgente, di un’estate che d’un tratto diventa spagnola.affacciata al davanzale, oggi c’è così caldo che latitano pure i gatti.
saranno in qualche angolo buio a muovere a tempo la loro codina furba.
guardo la luce innaturale che biancheggia la città,
penso a come mi piacerebbe fare una passeggiata in un parco, stasera.
accanto a qualcuno che mi appunta un fiore, delicatamente, tra i capelli.ho voglia di dare un senso a questo flusso di coscienza.
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Sono uscita con lui, l’altra sera. Un po’ per caso, ci siamo trovati a pensare quante cose erano passate dalla nostra ultima (unica?) uscita.
noi che siamo compagni di blog, noi che siamo menti particolari, a raccontarci dei nostri amori impossibili, delle nostre vite cinematografiche.
poi, al ritorno, mentre le nostre strade prendevano direzioni opposte, salutandoci con una promessa di un autunno da passare insieme, ci penso su. A volte hai davvero voglia di uscire con qualcuno che ti conosce poco, per poter essere come sei. Libera, sbruffona, dolce, imperfetta.
hai voglia di sentire che suono fa una canzone che ti piace, cantata da una voce nuova.
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non so, in questi giorni mi sento un po’ in cattività.
a lavorare non mi diverto, ci sono stati troppi cambiamenti, ci sono troppi dispettosi in giro. mi manca la mia Lauretta, lei che si mette lì e mi aiuta comunque, che sia un cliente importante o una caccia al tesoro. e poi mi sono affezionata troppo, a poche persone, che però mi mancheranno. e a chi mi scrive Se mi lasci ti cancello vorrei solo dare un abbraccio e dire che no, io certe persone non le cancello, le custodiscono gelosamente nelle sottocartelle di questa vita confusa.
Il mio umore non è dei migliori, rimango a rimuginare coccolando il mio gatto (perché ormai sento che un pochino è mio, visto il rapporto morboso che ha con il mio davanzale), non dormo bene la notte. bevo troppi caffè e mi curo troppo poco, sono obiettivamente meno carina del previsto. e poi ho un pezzo di cuore confuso e un pezzo più grosso forse un po’ vuoto, che vorrei cominciare ad arredare.
due vasi di fiori, una finestra con le tende morbide e colorate.
e un grande letto, per rotolarmi quando non mi va di guardare fuori.
Te sta’ dentro che qua fuori è un brutto mondo.
(Freccia)