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Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t’attende dalla sera
in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.
Libeccio sferza da anni le vecchie mura
e il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all’avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s’addipana.
Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell’oscurità.
Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
rara la luce della petroliera!
Il varco è qui? (Ripullula il frangente
ancora sulla balza che scoscende…)
Tu non ricordi la casa di questa
mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.
Eugenio Montale
(Per la mia piccola Louise, per i nostri difetti di fabbricazione, e la sua voglia di cadere su un abbraccio caldo in qualche sera solitaria).
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Domenica mi sono concessa una 24ore di passato.
L’aperitivo con le ragazze si è svolto a tappe, partenza da dove sono nata (0-8anni), passaggio per dove sono diventata bambina (8-18 anni), finale dove sono diventata ragazza (18-24anni).
Nello specifico, l’occasione che ci ha portato nel secondo posto era una serata sulla carta ambiziosa, un aperitivo con un dj pure bravo (e particolarmente ambito da Luigi che sta contrattando con lui cinque tessere silver e due poltrone Pucci), in un ristorantone da matrimonio di quando ero bambina.
Noi arriviamo creando il solito scompiglio da Sex and the city (vedi post precedente), e questo è quanto segue:
- all’ingresso, il figo della scuola accanto, quello che quando ti salutava (perché lavoravate nella stessa piscina, d’estate) ti bullavi con le tue amiche per tutta la settimana. ora è lui che mi fa la corte, e mi chiede insistentemente di riprendere in mano un mezzo discorso…che forse rimarrà mezzo per sempre, ma tant’è, sono belle soddisfazioni (ed è sempre bello lui, mannaggia).
- poco più avanti, l’amichetta del liceo, appoggiata in un angolo davanti a marito più carrozzina…e non parlo di paraplegici, parlo di un passeggino con dentro un esserina rosa. OMMIODIO, penso, ma in fondo sono felice per loro. non è mica una disgrazia, un bambino a 26 anni. per loro.
- di seguito, la compagna di classe, quella che sapeva sempre tutto di tutti, che ti dice subito Hai visto che ha una figlia? e ti dice che ora lei e la sua compagnia di amiche spopolano per i locali della provincia, tutte single e felici. e penso che sì, in effetti anche noi quando facciamo serata al completo non siamo per niente male ![]()
- del resto, il revival della festa del mio Liceo, quella che ho sempre desiderato, gente che balla intorno a vassoi di gnocco fritto, una scalinata da Notte degli Oscar che io percorro a braccetto con il più bello, le ragazzine secche e fighe di quando eri piccola che ora sono gonfie e un po’ sfatte (mica come noi che al liceo facevamo schifo, e ora guarda che fiori), la tappezzeria e la scritta “dancing” del piano di sotto. i racconti delle amiche che hanno vinto il medagliere del giorno precedente, le crisi di riso che qualcuno, ingenuamente, attribuisce a uno spritz (eh madonna, uno spritz con del gas esilarante!).
rimasta a dormire dalla mamma (notte di chiacchere, coccole e biscotti, proprio come quando ero piccina), il mattino dopo completo il mio tuffo nel passato e vado a trovare i miei prof al mio vecchio liceo.
Entro nell’edificio un po’perplessa, circondata da un gruppo di piccoli piranha 16enni…scopro con orrore dalla bidella diversamente alfabetizzata che Quello non è più il liceo. il liceo è più avanti. Scappo in fretta lasciando i regazzini un po’eccitati, probabilmente già a sognare la supplente nuova con un capezzolo fuori stile porno soft anni Settanta, arrivo nel mio liceo “nuovo”, colorato come un ospedale psichiatrico.bene.
e lì, due conversazioni fantastiche.
la prima, con il mio burbero prof di latino, un patatone che non mi ha mai guardato una volta negli occhi (vergogna…e non lo fa neppure ora), che esce mollando una povera primina a mezzo di una versione per dirmi Sai,Elena, ci pensavo, a te. mi chiedevo dove fossi finita. ti sarai mica sposata? Ecco, NO, ero solo in peregrinazione. e il fatto che lui non si ricordi neppure della mia classe, ma del mio nome sì, mi rende piccina e fiera.
la seconda, con la mia pazza prof di inglese, quellla più scatenata di me, che mi urlava Zac! in mezzo ai compiti in classe. Lei che è sempre ipercinetica, ho scoperto essere stata davvero male, lo scorso anno. Ma ora lo può raccontare, cazzo, questo non è poco. e lei lo sa bene. e ora dice di essere doppiamente carica e felice. lei che, mentre le raccontavo delle mie avventure, mi ha detto Certo che te, Zac, un fuoco dentro l’hai sempre avuto. non ti si teneva. non saresti mai stata in un posto così stretto, lo sapevo. e soprattutto, cazzo, come fai a divertirti sempre così tanto? questo di te lo ricorderò sempre. quando mi parli di cose che hai fatto, mi dici sempre “mi sono così divertita!”. questa è la tua fortuna, ricordalo.
e lo ricordo sì, ogni volta ci penso.
e li ringrazio, entrambi. questa canzone è un pochino anche per loro.
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Venerdì le puttanazze sono venute in gita a Firenze, otto valigie, tre amiche.
una serata improvvisata e un nail party carico di aspettativa circa il weekend.
e che weekend.
Sabato ci siamo alzate alle 6.25…era tanto che non sentivo Louise grufolare accanto a me nel lettone, mentre io in tempo due minuti comincio già a squittire e ad organizzare eventi. missione: Jimmy Choo.Dovevamo avere quelle scarpe. Siamo arrivate dopo una camminata corroborante là davanti, con le altre che mi insultavano al grido di Chi vuoi che ci sia là? e c’erano già 150 delle 160 che avevano diritto all’entrata privilegiata. Dannazione. Tentiamo di corrompere il buttafuori usando la texana, niente, riusciamo ad avere i bracciali del potere ma non ad entrare prima delle 11.30. minchia, ma sono le 8! è peggio della Cappella degli Scrovegni.
Corro al lavoro, mi addormento davanti al pc, perdo la texana che si addormenta incastrata in un divano…torno lì, assistiamo a scene di disperazione, ragazzine che urlano Chiedo scusa a tutti, riusciamo alfine a entrare nel ring dieci minuti prima che si apra il delirio.
Risultato: nessuna scarpa di un numero vagamente simile al mio. compero un braccialetto per orgoglio.
Del resto del weekend, ho ricordi confusi…
…ricordo le mie amiche che fanno la siesta mentre io muoio al lavoro
…delle scarpe viola abbandonate
…delle nuove scarpe da zoccola e un presagio funesto
…i programmi operativi: Smeraldo Vs. Antica Moka
…i tavolacci imperiali
…il ritorno in macchina con io che non riesco a dormire ma vorrei uccidermi
…1 ora per il bidet, e un triste panino alla mortadella
…l’uscita in tenuta da battaglia seria, tutte belle, Luigi in pantacollant fetish, la silviette con la guaina, la chiarina non più nera e altissima
…io e Louise che capiamo, già al Pernilla, la fatica che ci attende
…il sudorone
…il mio dolcissimo MAtte, che viene a ballare senza amici (o forse c’erano ma non si vedevano?)
…Frank e gli altri, sbronzi ancora prima di cominciare
…il Pericolo
…l’effetto Kill Bill: Pierino alfine vendica Louise. e lo fa con una cattiveria gustosa
…un dolciotto che mi dice Non ti renderò mamma, io capisco Manna e rido pensando a immagini bibliche
…un’amica che impazzisce e dopo aver chiesto consulto, ci ascolta
…Un’altra che quatta quatta, vince la medaglia d’argento e si ribalta come una decappottabile
morale della favola: una volta, mia cara Louise, ci bastava una limonata casuale sotto sbronza e vincevamo il Premio Puttanazza in default.
Ora, è già tanto se ci classifichiamo.

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Da una settimana io e Louise facciamo un countdown per il weekend.
Mica per altro, solo che abbiamo deciso che sarà un fine settimana favoloso.
In breve:
venerdì
Quale miglior modo di cominciare il we con una tragica conferenza in galleria? fino alle 20.30 sarò a farmi rimbambire. ma poi, poi scendono le mie amichette! serata smalto sui piedi, chiacchere, e cupcakes con la glassa rosa. Un po’ Grease, un po’ Club delle Buone Idee. Tale serata sarà ovviamente riservata solo a donne (dentro e/o fuori).
sabato
7.00 – levataccia all’alba. missione: Jimmy Choo per H&M. Dobbiamo avere quelle scarpe e borsette. Dobbiamo. Perciò faremo di tutto per essere nelle 160 prime disperate ad entrare, avendo così diritto al bracciale del potere. il mondo dei sandali fetish sarà finalmente nostro.
10.00 – io lavoro (sigh), le altre si annullano in beauty farm. vita ingiusta.
19.30 – incredibile. un Aperitivo tacco 12. Io amo questa città. e la mia palestra posh che mi propone questi eventi futili e desiderabili. forti dei nostri sandali nuovi, andiamo a farci male già in aperitivo.
22.00 – stimato ritorno a casa. bidet in fretta e furia. reinserimento dei sandali (già tolti perché comunque faranno malissimo). inserimento in abit succinto e scollato. perché ragazze, stasera tavolaccio. e tavolaccio significa Tutte le puttanazze al completo, tutte giovani, tutte cariche. tutte pronte a mondanizzarsi. non so quante ne usciranno vive (io per prima, io soprattutto, visti i funesti presagi e le altrettanto funeste presenze). ma comunque, ragazze, avremo fatto del gran gas (cit).
domenica
colazione col papà, solito colorito verde e occhiale scuro importante. pranzo ancora da definire, ma aperitivo già definito. uh mama. le nostre amiche d’un tratto giovanissime hanno rintracciato un altro luogo mondano con festa annessa, non possiamo fare altro che andare a timbrare il cartellino.
lunedì
fortuna che ho il giorno libero. penso che farò un day hospital in una clinica di disintossicazione.
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Ieri ho cominciato la giornata sbagliando clamorosamente nel puntare la sveglia, e mettendola a mezzanotte invece che a mezzogiorno. risultato: mi sono svegliata all’una, in stato confusionale, nel pieno di una giornata buia e tempestosa.
Io e il mio amore grande ci ritroviamo da soli, in casa, e decidiamo di improvvisare una gita.
Io, lui, un ipod pieno di canzoni, una guida rossa.
E poi Siena, fantastica, misteriosa. Chiusa per turno, quasi, turisti scoraggiati dal tempo e serrande calate.
Un duomo maestoso, un progetto folle. un cielo tempestato di stelle racchiuso tra le pareti di marmo.
Una mostra elegante, di quelle che mi fanno tornare con una fitta la voglia di studiare ancora.
Di immergermi di nuovo nelle avventure di gatti, santi, madonne.
Camminiamo veloci in un’atmosfera spettrale, quasi vampiresca, e ogni angolo è una sorpresa, una minaccia.
Soprattutto, i maledetti gnomi prillatori colpiscono ancora e ogni stradina è in salita, e riporta alla Piazza del Campo.
Torniamo indietro a notte fonda (le 18), e lì una nuova sorpresa.
Perché i fidanzati gay, purtroppo, sanno sempre come farti impazzire, e sentire una principessa.
Una cena delicata, avvolta in mezzo agli affreschi. Impagabile, anche con Karen McKlusky seduta accanto a noi.
E tante parole, sintonizzate sulla stessa frequenza del mondo.
On air, la mia canzone del giorno.
Archiviato in: di passaggio, sentimenti, stupidity | Tag: Firenze, fluo party, flusso di coscienza, lavori in corso, pensieri, per me è un no, sentimenti, serate di beneficienza
Non amo molto lavorare il sabato mattina, ovviamente.
Per strada camminano tutti più piano, e anche io vorrei indugiare un po’di più tra le coperte. invece solita sveglia, solito orario. Sì, sì, lo so che poi io lunedì dormirò e voi no, però il sabato mattina (specie se non ti sei disfatto il venerdì notte) è un momento che mi mette sempre di buonumore, vorrei godermelo un po’ di più.
Settimana intensa, questa, di cose dette e non dette…almeno due, preziose, non scritte. Perché ho sempre voglia di raccontare tutto, ma ogni tanto qualche segreto me lo coltivo pure io, lo tengo per giustificare i sorrisi immotivati. Sono riuscita a fare un paio di cose a cui tenevo molto. Basta così. Ho parlato tanto con una persona che evidentemente non si è ancora disintossicata da me, e io da lui. Ci rimaniamo sempre un po’ impiastricciati, uno con l’altra, e questo non può funzionare. Ho creato un club nuovo, segretissimo, per me e le mie amiche. in cui dare libero sfogo alle bestie di Satana che sono in noi. Se ci scoprono, come minimo ci denunciano al Tribunale dell’Aja.
Ho consolato un amico dolce e distrutto, consumato da un amore che è un po’ disperazione, un po’ speranza, ma soprattutto tanta amarezza. Spero che abbia capito quanto io tenga a lui, lo spero davvero.
E se tutto questo non è abbastanza, stasera glielo dimostrerò ampliando ulteriormente i confini della mia vergogna personale, e andando a un terribile Fluo Party…
a giudicare tantissimo.
Archiviato in: stupidity | Tag: diversamente serie, Firenze, multiproprietà, quei giorni, sportività, stress
Ieri sono andata in palestra pervasa da spirito di grande faticatrice.
Arrivo tutta equipaggiata (una volta tanto non mi sono dimenticata niente, sono carica, sono in forma, ho persino una playlist con Shakira, Paris Hilton, Madonna ed altre trashate monoritmiche), entro in spogliatoio per cambiarmi, e lì, lui.
Un vecchio nudo che si asciuga i capelli.
Ora, a parte che mi devi spiegare perché ti devi asciugare i capelli nudo nato, questo proprio non mi è chiaro, e fortuna che eri di spalle e ti ho visto solo le chiappe e non il canuto sbrindellone, ma a parte questo…
perché sei qui?
Lui mi dice serafico E’quello degli homini!, io ovviamente non capisco più niente, mi giro su me stessa, mi schianto contro l’armadietto, chiudo gli occhi per non vedere, esco correndo alla cieca e gridando Scusi scusi scusi!, al quale ho come risposta un malizioso A me mica mi dispiace, signorina.
Mi ritrovo fuori in corridoio e veramente per un attimo non so più chi sono e cosa sto facendo (a parte aver appena spiato un vecchio), poi vedo che si avvicina il giovane trainer che mi aveva visto passare.
con il migliore sorriso, mi dice Posso aiutarti? e io, veramente mortificata, gli chiedo dove sia lo spogliatoio delle donne, pensando a questo punto che sia meglio fare la parte di quella che è qui per la prima volta. Lui mi spiega gentilmente che è al piano di sotto, di fianco alla piscina, e allora io esasperata lo guardo, rossa di vergogna, e gli dico Sì ma come dire, io mi sono sempre cambiata qui…
e lui, con un sorriso davvero beffardo, mi spiega l’arcano mistero.
Sai, è che questo spogliatoio, essendo il più ambito, è in multiproprietà. voi potete usarlo 4 giorni alla settimana, ma il martedì e il giovedì è degli uomini. Mi dispiace per l’inconveniente, se ti vedevo passare ti fermavo per dirtelo!
Ora, brutto ammasso di muscoli spaiato di cervello, a parte che te e il tuo collega mi avete visto passare perché non vi fareste sfuggire una ragazza dal campo visivo neanche con un solo occhio cieco, e poi Ma siete scemi?!, non c’è scritto da nessuna parte, è una cosa che si impara con l’esperienza, o ogni giorno quando arrivo devo controllare sul calendario se è Uno di quei giorni?
detto questo, sono scesa a cambiarmi e ho fatto tutto l’allenamento nascosta sotto l’asciugamano per la vergogna
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Archiviato in: sentimenti, stupidity, thelma & Louise | Tag: amiche vere, canzoni, kitsch, l'alba dei morti dementi, lapidi, marinai, non capodanni, party, serate en travesti, stelline, Thelma e Louise
Ieri sera le puttanazze hanno festeggiato la loro personalissima Alba dei Morti Dementi. Louise – che vuole sempre primeggiare – si era messa avanti albeggiando già venerdì notte, persa in una macchina profumata di viole e dolci dipendenze. Risultato: un cuore pieno di gioia, una faccia da zombie. bellissima.
In compenso, la Paolita, decisa a vincere il Premio Bricolage 2009 aveva preso sul serio la mia idea di lapidarci, e aveva costruito 4 cippi di gommapiuma, tutti personalizzati con epitaffi demenziali e tragicamente verosimili che le nostre menti diaboliche avevano ideato. Completa lo staff Luigi, giovanissima, che si presenta in pantacollant stampa jeans e alla star lucide da rapper anni Novanta.
Divine.
Ci mettiamo circa un’ora per partire perché ogni cinque secondi veniamo colpite da crisi di riso isterico, io comincio a piangere e mi cola tutto il trucco che la nostra visagiste Silviette tenta ogni volta di ristrutturare. in calce, la Chiarina che senza troppa fatica si veste da vedova inconsolabile, lanciandosi addosso fiumi di lacrime artificiali.
Di tutto ciò che in seguito è successo, credo sarà il milione di foto che ci è stato fatto a parlare per noi. Mi limito a stilare la top ten:
10. Ci fermiamo in farmacia per prendere del sedativo per l’iperattività di Luigi e un Moment per l’emicrania di Louise. La vedova scende per fare una foto ad una Skoda con quattro lapidi, e le si affianca una macchina. non una macchina qualsiasi, però. una monovolume, la famosa e già citata in avventure passate monovolume con otto negri! delirio di riso e presagio funesto.
9. arriviamo al festone nel tendone da circo, passando per il famoso filare di pioppi in cui una volta venimmo – per sbaglio, purtroppo, condotte da un demente che sosteneva di sapere la strada.
8. Creiamo delirio alla festa, muovendoci in pista come quattro Teletubbies, fermate ogni due minuti da ragazze che vogliono fare foto con noi e ragazzi che si toccano le palle, un po’ per scaramanzia, un po’per eccitazione,credo.
7. Luigi in attesa al bagno si spazientisce, va nella fila degli uomini, guarda i ragazzi e dice loro “Insomma, vedete? c’è scritto Luigi. sono un uomo, passo io!”. mutismo e gente incredula, fa la pipì in due minuti e noi in venticinque.
6. Progettiamo di nasconderci immobili in un campo per poi fare gli attacconi alla gente, in pieno stile cimitero vivente. Poi pensiamo di riproporre la gag anche per Ognissanti, nei cimiteri veri, per vedere se siamo davvero credibili.
5. Come da copione, ci mettiamo due ore per prendere i vodkabenzina, la Vedova nera diventa scorrettissima, passa davanti a tutti, sfruttando la mia lapide come scudo protettivo. questo non ci salva da manette, scomodo personaggio abitante delle biblioteche universitarie, di quelli pesanti che non dovrebbero ricordarsi di te. e invece lo fanno,sempre.
4. al ritorno, fameliche, andiamo ad ucciderci definitivamente da Alberga. Perdiamo l’uso della bocca nel vano tentativo di abboccare una stria rovente, Luigi discute con il vecchio bestemmiatore, la Paolita abborda un minorenne a cui dà lezioni fino a tarda sera.
3. questo punto rimarrà criptico, ma tu, Louise, lo capirai. quello che è successo nella tua Skoda, ieri, ci ha unito tantissimo. non credevo fosse possibile raggiungere un’intimità tale, nella vita. Sono felice che fossi al mio fianco. Ovviamente, parlo di quello che è successo quando eravamo ancora in due, in macchina.
2. sotto casa mia, c’è una macchina in più. una macchina di quelle che vedi e ti scappa un sorriso, mentre conti i cerchioni che mancano. o meglio, quelli che rimangono.
1. l’ultimo punto è una canzone, l’abbiamo ascoltata ieri sera. ha un testo bellissimo, solo ora me ne rendo conto. parla di come sia bello, ogni tanto, chiudere semplicemente gli occhi, e sentirsi con le ali ai piedi.
Perché ciò che fa davvero la differenza, non è il sesso, l’amore piuttosto.
And all this talk of time
Talk is fine
And I don’t want to stay around
Why can’t we pantomime, just close our eyes
And sleep sweet dreams
Me and You with wings on our feet.