It's not easy being a princess – Confessioni di una principessa.


Bag Cemetery.

Ieri sono andata da Vuitton per comperare un regalo divino di laurea.
Conoscendo la scontrosità verso le donne etero dei commessi, mi sono portata dietro uno dei miei amori diversamente etero per rabbonire la servitù. Niente, questa frociona è stata cattiva lo stesso, dicendo al mio amore grande che No, non può portare una 44, stizzito perché la stessa cintura al mio amore era larga, e a lui stretta. nano truccato che non sei altro!

Finito l’aquisto, mi chiede se voglio inserire i miei dati nella newsletter.
compilo tutto il modulino da brava scolaretta, glielo consegno, inserisce i dati e si blocca.
“Tu ci sei già, schedata“.
ohibò, penso. forse che anche il portamonete finto comprato in Egitto desse questo diritto?
“Ehm, boh”. Simulando l’espressione di una che non può ricordarsi di tutti i posti in cui ha comprato qualcosa.
“Sì sì. non ci possono essere due con il tuo nome, cognome, indirizzo. hai comperato a Bologna!”
Mi sovviene che sì, una volta comprai per commissione una borsetta per un’amica. mi avevano schedato allora.
“Hai comperato una neverfull!”

OMMIODIO.
Lei.
Questa è una crudeltà che non mi merito.
Trattengo una lacrima mentre afferro il pacchetto e corro via.

Piesse.
Per chi non lo sapesse, quella borsa mi fu regalata da uno spasimante, un paio di anni fa.
Dopo una settimana mi disse che accettandola avevo d’ufficio accettato di essere la sua fidanzata.
Io, che non ero interessata ad essere acquistata per così poco (non è neppure pelle vera, diavolo!), rifeci il pacchetto e gliela riconsegnai.
La sogno ancora, nelle notti di luna piena.
Girl power.
Sob.

borse



Swimming pool.

Oggi ho cominciato ad andare in piscina.
Sono partita piena dei migliori propositi, costumino chic da palestra fica, occhialini fucsia da buonumore, salto il pranzo e mi accontento fiera di un pacchetto di Oro Saiwa finti della Coop, arrivo e mi preparo alla mia performance da sirena.

Fine.

Piesse. Ecco come si sono svolte davvero le cose:
- mi sono resa conto di aver perso la cuffia, me ne hanno prestato una Rossa, che in effetti tirava con il giocatore di polo sul mio costume. Peccato sembrassi un alettone della Ferrari, anche.
- mi fratturo l’alluce contro lo stipite dell’armadietto, ancora prima di partire. bene, così entro con un dito insanguinato che è in perfetto pendant con cuffia e costume.
- mi rendo conto di essere cieca senza lenti né occhiali. bene. cercherò il bagnino a tentoni.
- arrivo alla vasca, seleziono accuratamente la corsia in cui si tocca, tirando su di me le ire di un ciccione che stava nuotando beato nella stessa corsia. entro in acqua, è caldina, molto bene. mi piace già.
- faccio MEZZA VASCA e sono in crisi respiratoria. non parliamo delle condizioni in cui sono arrivata in fondo.
- guardo l’orologio chiedendomi se sia già passata l’ora di nuoto che mi aveva imposto il mio amore grande, e sono passati sette minuti. praticamente, il tempo di una ceretta alle sopracciglia. solo con una percentuale di dolore ben più significativa.
- non so come – probabilmente la forza della vergogna e il bagnino che mi girava intorno come uno squalo – riesco a fare sei vasche. sto per uscire in fuga e vedo una simpatica tavoletta di gomma, rossa come tutto il resto. decido che forse farò meno fatica e le braccia non mi si sviteranno dal tronco, con quella.
- il ciccione in corsia con me fugge mentre sono distratta. in sostituzione, una disabile che nuota molto più spedita di me. benissimo.
- scatta finalmente la mezz’ora, decido che sono stata bravissima, me ne esco. mi concedo una doccia di minuti e minuti (almeno c’è caldo e non consumo la nostra energia bifasica, a casa), mi pettino, mi rivesto, me ne esco il tutto in un’ora.

Esattamente un’ora di piscina, amore grande. Sii fiero di me!

sirenetta



Cambio d’ora.

Ho modificato il mio ritmo settimanale in conformità con il nuovo lavoro.
Una serie infinita di venerdì mondani verranno sacrificati causa una giornata intera di lavoro al sabato, ma questo mi permetterà di tornare sabato sera e rimanere a casa fino a lunedì, anzi, volendo esagerare fino a mmartedì mattina.
Magari vi pare una cosa banale, ma a me partire la domenica faceva sempre sentire incompleta.
Le domeniche sono il giorno in cui si resta, ci si ferma. io mi svegliavo al mattino e sapevo già che mi sarei addormentata in un altro letto, in un’altra città. i pomeriggi erano sempre troppo corti, e all’imbrunire mi buttavo su un treno lasciando tutto in sospeso.
Rimanere la domenica a casa, invece, uscire con le amiche, e soprattutto alzarsi il lunedì ed essere ancora lì, mi ha fatto sentire più distesa. è come riprendere un ritmo giusto di vita, di arrivi e partenze.
E poi comincio a lavorare oggi che è già martedì, la giornata dell’aperitivo al Central Perk, non so, ha un sapore più piacevole.
Mi sento come se finalmente mi fossi ripresa indietro la mia ombra, senza lasciarla sempre ad indugiare un passo indietro.

 

Piesse. in nome di questi ritmi più tranquilli di vita, oggi ho puntato la sveglia un’ora in anticipo. e c’era già il sole, nonostante temessi – oltre alla beffa dell’aver sprecato un’ora – il danno del buione.
Mi è venuto da sorridere, e ho pensato che la mia canzone del giorno sarà questa, che ho cantato da piccina a un concorso “Saranno Famosi” (è inutile che lo neghi, ho recentemente scoperto con orrore che esiste un archivio digitale con video e foto del disastro). Non la sentivo da anni, poi finalmente mi sono ricordata di un discorso circa il fatto che fosse fondamentale ascoltare ed amare il White Album, ed eccola qui, pronta a farmi sorridere.



Pensavo.

Pensavo di andare a letto, ora.
Avevo spento il pc, sciolto i capelli, tolto i gioielli.
mi stavo alzando e mi sono fermata.

Pensavo che avrei avuto il tempo per scrivere un paio di pensieri, scossi, confusi, non troppo casuali.

Pensavo alla conversazione che ho appena avuto, in una macchina fredda, con un’amica che abbiamo giustiziato. L’abbiamo messa di fronte a una realtà che non vuole vedere, una realtà fatta di vendette, dispetti, cuori stracciati.
Pensavo che non è facile avere il coraggio di guardare in faccia un Non so.
E che è triste stare lì senza riuscire a dire una frase per alleggerirla, perché forse frasi così non esistono.

Pensavo alle mie amiche che sono tornate giovani, a quando abbiano cercato di divertirsi questo we. E secondo me ci sono pure un po’ riuscite, in fondo.
Pensavo che avere male alle gambe dopo una notte di balli proibiti è una cosa bella.
Pensavo alla mia amica a cui non ho confessato una conversazione, in cui l’ex fidanzato mi chiedeva se lei stesse bene. non l’ho detto a lei perché sta bene, e vorrei rimanesse così, col sorriso e senza vestiti neri.
Pensavo alla mia Louise, che domani diventa grande, e che sorride parlandomi dei miei progetti.
Pensavo che partire il lunedì, invece che la domenica, mi mette di buonumore, mi sembra di non fuggire via, ma di riuscire a completare qualcosa. fosse anche solo una domenica di Buone idee con le amiche perfette.
Pensavo al supereroe di stasera, che non è il mio supereroe, ma un altro ragazzo.
In fondo, pensavo, anche lui è un piccolo eroe, che riesce ad andare oltre.
E pensavo che gli voglio dolcemente bene, in un modo un po’ tenero un po’ crudele, e vorrei davvero riuscire ad amarlo. Pensavo che la nostra sintonia mi spaventa e mi attira, ma che poi fuggo via e lo lascio solo con il mio profumo.
Pensavo che mi manca, il mio supereroe, vero, e che sono una sentimentalista malinconica. ma qualche notte, dopo tutte quelle canzoni, mi piacerebbe ascoltarne una insieme. mi piacerebbe che una volta tanto il bancomat fosse quello vicino a dove sono io, perché questa fisarmonica potrebbe suonare perfettamente anche se, chiudendola, le nostre labbra si sfiorassero.
Pensavo a quel ragazzo che stamattina si è alzato presto per dirmi che Milano è brutta senza di te, e a tutte le cose carine e sciocche che mi ha fatto fare.
Pensavo alla perversa possibilità di ricevere una mail proibita, prima, mentre controllavo la casella del lavoro. invece ce n’era solo una che annullava una mia giornata di lavoro, ma poi ho pensato che non volevo pensarci, proprio ora.
Pensavo che avrei voglia di fare l’amore, non solo di dirti che avrei voglia di farlo. Avrei voglia di perdere la testa e tutte le mie direzioni, per un paio d’ore. di smettere di fare la capogita e la maestrina, e di perdermi un po’.

Pensavo che ora, forse, posso andare a dormire più leggera.

nasce l’esigenza di sfuggirsi,
per non ferirsi di piu’.



Canzone della buonanotte.
19 Ottobre 2009, 20:43
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Avrei voglia
di pescare un po’ di stelle.



Sette chili in sette giorni.
19 Ottobre 2009, 20:39
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Oggi – giusto per spezzare una giornata terribile, col rientro di entrambi i capi, soliti discorsi dell’assurdo, io che vengo sgridata perché nella mia lista di priorità il red carpet viene dopo le didascalie dei quadri (d’altronde, se stessi organizzando la Notte degli oscar sarebbe tutto più facile) – ho pensato di andarmene in palestra a fare il temibile Uelnes cek (leggasi come si pronuncia).

Sono stata accolta da un signorina finto cordiale che mi ha accompagnato alle Forche Caudine, qui nella veste di misura della massa grassa con successivi Test di preparazione atletica. Ora, io alle medie quando all’inizio dell’anno si facevano quei test mi davo malata per sicurezza per tutto settembre, accettando di buon grado di essere messa a tavolino nel gruppo dei paraplegici, o in alternativa mi inventavo allergie alle graminacee invernali (le famose graminacee conifere, quelle sempreverdi), quindi al solo pensiero di dovermi rimettere in discussione atletica già mi veniva da piangere.
Tutto questo, unito alla misurazione della mia ciccia, ecco, era proprio quello che ci voleva. Dall’agitazione mi è venuto anche un terribile brufolo sul viso, il secondo in 26 anni, proprio ora, così da farle pensare Si vede che ha una brutta alimentazione, le vengono pure i brufoli. Mannaggia.
La seguo mesta in mezzo a cinquantenni che ballano il flamenco, e mi infilo mogia sullo strumento di tortura adiposa.
Risultato: 0, 6 di grasso in più.
0.6, cazzo.
è una cifra che fa preoccupare soltanto sull’etilometro, e basta.
E io che già pensavo di dover chiedere gli ecoincentivi per la rottamazione.

Poi vabbè, nei test sono risultata brillantemente insufficiente, e ho provocato risolini dei due allenatori evidentemente appena usciti dall’ISEF che guardavano una ragazza affaticarsi mortalmente per spostare venti kg di pesi. Però intanto ho scoperto di dover soltanto togliere meno di un’unità di ciccia per essere ancora più perfetta.

Piesse. Ovviamente per fare bella figura mi sono impegnata oltre le mie capacità e domani avrò la mobilità di Frankenstein (Junior).
igor



Antidoti.
17 Ottobre 2009, 23:09
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non so, mi trovo in uno di quegli strani sabati sera a casa.
Ero in realtà partita con slancio mondanissimo, cena tutti fritti con il divino Tommy a casa dello scapolo d’oro di Firenze ma poi, durante la serata, una serie di raccomandazioni mi sono venute a galla d’un colpo:

1 – mai frequentare feste in cui tutti fanno lo stesso mestiere o studiano la stessa materia. nella fattispecie, ho avuto interessanti scambi su medicinali e vermi solitari (entrambi gli argomenti – lo ammetto – mi interessano)
2- mai ingozzarsi di fritto senza sincerarsi di avere qualcosa di gasatone accanto. il Martini Bianco sarà chic ma abbinato a un coccolo fritto è solo incompatibile e basta
3- mai mangiare una melanzana che ribolle senza successo nell’unto da venti minuti, specialmente quando hai visto buttare liquidi a caso nella pastella, e subito dopo la melanzana hai visto impanare e friggere una bustina del tè
4- mai avere la presunzione che lo scapolo d’oro sia single in eterno. lui è sempre un pochino fidanzato, non troppo, specialmente con tragiche ragazzine secche avvolte in maxitshirt di jersey
5- mai dimenticare che sei con un essere divino che capisce la tua insofferenza – fisica e mentale – e ti riporta veloce a casa
6 – mai rifare l’errore, per educazione, di lasciare lì la doggy bag di ciambellone che ti offrono ai saluti finali. domani, quando avrò gettato via tutto l’unto dal mio corpo, mi verrà la famona e avrò tanta voglia di qualcosa di spugnoso ed assorbente

Morale della favola: Lunedì in palestra ho l’appuntamento per il wellness check, in cui comunque sarò bocciata perché grassoccia. almeno che ci vada piena di cose unte e fritte :)



Cruciverbone.

L’altra sera, dopo aver passato sei ore ripeto SEI all’Ikea con Justine Mattera, guidando una Panda Van che sembrava quella dello Sceriffo di Dallas, sono tornata a casa e volevo soltanto morire. in questa settimana, ho fatto davvero di tutto tranne il mio lavoro, mi sono improvvisata grafica, barman, ho montato gli scopini da cesso. insomma, un’artista completaa, se facessi Amici sarei di certo per il serale.
Comunque, torno a casa e gli altri mi trascinano a un tragico compleanno casual di una nostra amica, una cosa anche carina, piena di gente, le tipiche feste universitarie in casa.
Ecco, io però l’università l’ho finita due anni fa.
Stare a queste feste – benché i miei coinquilini abbiano tutti la mia età – mi fa sentire leggermente fuoriluogo, insomma, loro parlano di esami (e poi cavolo, tutti della stessa facoltà, potrei impazzire!), e io parlo con le patatine e i salatini.
Ma in realtà, quando ormai il peggio pensavamo fosse il fatto che il fidanzato della mia coinquilina fa l’assistente e alla festa c’erano dei suoi studenti, d’un tratto la tragedia ci ha tolto il fiato.
c’era un cruciverbone, lì in mezzo alla sala.
E lì, ho sperato con tutta me stessa due cose.
La prima
Che fosse un ricopiatissimo Bartezzaghi da Settimana Nimmistica, e non una prova di originalità delle padrone di casa (ovviamente, speranze svanite in nulla)
La seconda
Che qualcuno gridasse Ethernit, arrivasse la Bonaccorsi e l’Elia scoppiasse a piangere.

E probabilmente nessuno dei presenti era abbastanza anziano per ricordarsi di tutto ciò :)

piesse. tornando a casa, stretti in macchina, tra una dama (alcolica) e una principessa (vera), niente è più bello, attraversando l’Arno luccicante, di una canzone tra amici.



pomodori assassini.

venerdì il Comitato (di Magalli) mi ha concesso la grazia e sono tornata a casa.
così, senza pensarci troppo.
ci sono dei giorni in cui la  distanza mi esalta, ed altri in cui mi toglie un pochino il fiato. finché posso, appena qualcuno si distrae scappo via.
venerdì sono andata a una festa ggiovane, di quelle da trentenni che si vogliono divertire ancora….locale dell’infanzia, il mitico Vox, dove ci ho passato concerti e serate sprofondando nel buio più pesto. perché lì dentro, non ho mai capito perché, il buio è più buio.
Ci ho incontrato tre ragazzi, tutti da ricordare:

- uno è davvero bello, e mi fa un effetto dirompente tipo romanzo Harmony o telenovela argentina. Devo averlo, anche solo per portare punti alla mia autostima (anche solo perché Louise in fanciullezza lo rifiutò per lo stesso motivo per cui io lo vorrei)
- uno è davvero interessante, un ragazzo strano, occhi celeste e sguardo furbo. e chissà, che non l’abbia pure convinto millantando eventi fiorentini che forse non esistono neppure (ancora, nel senso che li organizzerò finti a breve)
- uno è davvero dolce, e ogni giorno mi conquista un poco di più. per essere così dolce è incredibilmente scemo, scemo nel senso che piace a Louise e me. Forse non ci ameremo mai, ma saremo fantastici amici assurdi

Sabato, invece, serata strana. bella, in realtà. mi sono divertita senza aspettarmelo, facendo una cosa che non mi andava di fare. ho rivisto una persona importante, a cui un tempo feci male. e forse, meno, gliene faccio ancora. però oggi mi ha scritto grazie, per la nostra intesa. ed è vero, un’intesa strana e dolce c’è sempre. non ci ameremo mai neppure noi, forse, ma di certo mi rimarrai in qualche soffio di cuore.
a lui ho ridato una canzone che portavo dentro da quest’estate, era nata e cresciuta in attesa del momento giusto.

ho chiuso e riaperto il we consolando due amici tristi, entrambi speciali. vorrei che se lo ricordassero sempre, senza che dovessi sussurrarglielo io. non perché io non voglia farlo, attenzione: perché dovrebbero sentirselo dentro, averlo nelle orecchie come il mormorio di pomodoro assassino.

on air, una canzone speciale. il mio amore grande dice che questa gli ricorda me, ed in effetti sono io.
come mi conosci, amore grande. se poi la smettessi pure di essere gay ti amerei ancora di più.

è la tua canzone speciale del giorno…te la metto qui, per cambiare un po’.ma so che la troverai. e non sbaglierai mai più un gruppo musicale.



canzone del giorno.

Ritornata a casa, in una sera calda e lenta.
cucino, accendo una candela arancione.
spengo tutte le luci e illumino la stanza soltanto con una lampada, leggera, evanescente.
dietro di me, un letto troppo grande per starci sola.
intorno a me, la mia canzone del giorno.

ti aspetto, qui.