It's not easy being a princess – Confessioni di una principessa.


29 Settembre.

Altro giorno di partenze, per la principessa.
Domani ritorno nella mia dolce Firenze, e il solo pensiero di ritrovare quel divano e quegli amici mi emoziona.
Del resto è tutto un disastro, parto senza aver capito dove lavorerò, cosa farò. Però intanto parto, perché dopo tre giorni la mia resistenza emiliana è già agli sgoccioli.
Oggi la mia piccola Posse ha litigato per passare una giornata intera con me, a fare progetti poco credibili e a discutere circa il suo desiderio di diventare Mara Maionchi. solo più volgare.
Oggi la mia piccola grande Louise è riuscita in un successo circa il quale non avevo il minimo dubbio, lei è un essere tra i più brillanti e luminosi di questo cielo. non potevano rimanere indifferenti di fronte al tuo sorriso intelligente, alle tue frasi meditate, ai tuoi pensieri non banali. non potevano.

Ieri ho avuto un dialogo difficile, ho provato una sensazione strana. un misto tra amarezza e malinconia, per avere ricevuto una risposta che aspettavo da troppo tempo. Forse certe affermazioni sono come gli ortaggi di Farmville, se aspetti troppo a coglierle marciscono. Le guardi e pensi Se solo fosse successo prima, ora raccoglierei felice le messi del nostro amore. Invece sono rimasta lì senza riuscire a comporre frasi intelligenti, con lo sguardo che correva indietro e poi avanti avanti. Ho percepito d’un tratto tutta la mia immensa tranquillità, io ora sono davvero serena, ho il cuore quasi tutto libero, e la parte che è impegnata è suddivisa con cura in pochi, rari, frutti. Poche persone hanno posto nel mio raccolto.

Sono andata a trovare mio nonno, dopo, per portargli una rosa.
Ogni tanto mi piace andare ad aggiornarlo sulle mie avventure, diceva sempre che Nessuno gli raccontava mai niente di me, e lui era curiosissimo. Perciò glielo racconto ora, arrampicata su una scala pericolante. Mentre me ne stavo andando ho incontrato un vecchino, il tipico vecchino logorroico emiliano, di quelli che dopo un primo mezzo saluto ti ha già rovesciato addosso settant’anni di vita.
mi ha detto che lì accanto era sepolto suo nipote, morto a trentadue anni. Trentadue, cazzo. io non sono una dalla retorica facile, e odio i discorsi patetici, però quando sento queste cose mi si gela il cuore. di ghiaccio, come a volersi conservare il più a lungo possibile.
Ha anche aggiunto che avrebbe preferito morire lui, per stare un po’ a dormire lì accanto a sua moglie, sepolta poco lontano. e, nonostante tutto, non ha smesso un istante di sorridere parlando di loro. Mi ha detto che suo nipote era uno che non stava mai fermo nello stesso posto, ma poi si ricordava sempre del caffé della domenica col nonno.

Uscendo, ho sentito il bisogno di condividere un po’ di amore con qualcuno. Perché non c’è mai un momento sbagliato per dire Ti amo a una persona, anche solo per strapparle un sorriso dopo una giornata di lavoro apparentemente buttata al vento.

Stasera me ne andrò in centro, con un fiore in testa ( resistendo al sarcasmo di Louise, che odia il mio cerchietto da hippie). a farmi sfiorare dal vento di settembre, a canticchiare canzoni un po’ fuorimoda.



Notizie del giorno dopo.

Così vorrei ancor io se avessi a rivivere e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascono è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato che il bene; se a patto di riavere la vita di prima con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?

G. Leopardi, Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere

Prima, parlandoti, seduti al tavolo come due vecchi conoscenti a un caffé, pensavo a questo dialogo.
Al fatto che non lo sapremo mai come sarebbe stata, piuttosto sapremo come sarà. Anche se non sarà insieme.

Grazie per essermelo venuto a dire.
Fà che i tuoi anni futuri siano i migliori, e tieni quelli passati per i momenti tristi.




Gemelli diversi.

ieri sera, dopo una domenica strana, in cui mi hanno inventato un’uscita a quattro, dolce e un po’ spaventosa, in cui ho visto The Holy Father mano nella mano con una finta lesbica (a noi piace pensare che lo sia, se dopo una vacanza con due dei greci e Padre Maronno lei ha scelto lui), un caffè mancato, una cena con gli amici d’infanzia, una spirale di cattiverie prenuziali, Louise e io ci siamo date appuntamento sotto casa. Come nelle migliori notti in cui ho atteso un amante, mi sono messa a giocare distrattamente con il pc, cercando interlocutori notturni da ammorbare, ho teso l’orecchio in attesa di quello squillo che significa Scendi, baby, sono scappata fuori chiudendo in silenzio la porta, lasciando il cancelletto accostato.

ci siamo rifugiate in uno dei miei Luoghi dell’amore, trucido parcheggio che ha visto notti meravigliose, altre solo sceme e basta. e lì, dopo un po’ di imbarazzo iniziale ( con un uomo è facile, cominci a baciarlo, ma con Louise ecco, non mi veniva), abbiamo radunato la più alta concentrazione di cazzate e cattiverie credo dopo il Manifesto del Terzo Reich.

ci aspettano giorni memorabili, sorella.
volevo dirtelo.

gemelliUno per uno.



Io me ne andrei.

una casa vuota, io seduta con il pc sulle gambette, una distesa di valigie colorate intorno a me.
credo che se un pittore mi dovesse dipingere, mi ritrarrebbe così.

ieri sera, di ritorno da Venezia, una ragazza in metropolitana mi ha chiesto informazioni. soddisfatta penso dalla mia precisione, mi si è attaccata come un cagnolino e mi ha seguito per un pezzo del tragitto verso casa.
tutta carina e profumata, con i vestiti belli che di solito si tengono per le uscite serali, e non per i viaggi in metro, mi ha guardato con gli occhi brillanti e mi ha detto Chissà che bello vivere a Milano, qui se ti fai carina nessuno si stupisce, è una città fatta per essere belli.

strane sensazioni, non ho pianto salutando persone importanti, impronte di questi sei mesi che a lungo lasceranno le loro ombre sulle pareti del cuore, e lei mi ha fatto scendere una lacrima.
nel mio ultimo viaggio in tram, in una sera di incredibile estate,
saluto questi sei mesi con il sorriso, come una persona speciale mi ha espressamente richiesto.
me ne vado sorridendo,
riparto più grande.
ho imparato a non aver paura, ad essere sicura di me.
ho camminato per l’ennesima città sentendomi a casa.
ho bevuto un Cosmopolitan nel locale in cui volevo andare.
ho preso la birra da asporto alle Colonne.
ho visto la Milano scintillante, quella ingrigita di pioggia, quella bagnata da una sole inaspettato.
ho lavorato nel mio posto dei sogni.
ho quasi toccato un Picasso, un Guido Reni.
ho conosciuto amiche speciali.
ho meritato la stima di chi sa molto più di me.
ho toccato qualche cuore, riscaldando un pochino pure il mio.

ora riparto,
con un bacio, tanti abbracci, e nuove canzoni da capire.



Quarto di luna.

non è che sia proprio in vena scrittoria, oggi.
è la tipica domenica slow motion, in cui mi sento sessantenne, non mi va di fare nulla, mi trascino lamentando pesantezza ai lombi, prendo il treno con l’ipod terribilmente scarico e una vecchia barese che parla e mangia panini ripieni di porco al mio fianco, arrivo a Milano e c’è un temporale alle porte, arrivo a casa sperando di trovarla vuota e invece la trovo tragicamente piena di vita, rifiuto tutti gli inviti possibili e mi chiudo in camera con una Coca Zero.

però.
però, ecco.
mentre pulivo un fornello nascondendomi nella tuta, mi è venuto un flash.
Domani sarà il terzultimo giorno di lavoro.
avrò la mia sostituta al mio fianco e non potrò cazzeggiare al pc.
avrò l’ultimo lunedì, l’ultimo martedì.
carpe diem, quindi, almeno utilizzo le ultime forze per scrivervi tutte le cose che salvo di questo we.

Salvo la mia Chiarina, gadget fondamentale  che ha animato per tre giorni la mia vita.
che bella sei, quando sorridi.
un po’ meno quando ti dimentichi di metterti il reggiseno e ti lanci il mascara sulla camicina bianca, però a me fai ridere lo stesso.

Salvo Louise e la Paolita, che mi cambiano i programmi all’ultimo e mi portano al cinema.
Io che di film ne guardo, ma al cinema non ci vado mai.
mi portano in uno di quei non luoghi che dovrebbero piacermi e invece odio, a vedere però un Woody Allen stre-pi-to-so.
La storia assurda di un vecchio misantropo ipocondriaco che è la summa dei difetti miei e di Louise.

Salvo gli amici di Serie A, che incontriamo per caso scambiandoli per quattro drogati su di una panchina. loro che ci fanno sempre tanto ridere, con loro programmiamo eventi di una demenza colossale, destinati al successo. nell’attesa di vedere arrivare, alla Tombolata di Natale, Marci con un falcone addestrato sul braccio.

Salvo il Capitano Logan, che ha finalmente dato un nome alla sua barca. un nome bellissimo, Quarto di luna, che cambia a seconda del verso in cui la guardi. perché alla fine, come dice Hemingway in uno dei suoi finali migliori, è solo una questione di punti di vista. Per lui una buona navigazione, che duri almeno un anno e mezzo, in cui avrà le migliori canzoni da ascoltare, una per ogni notte in mare. Sperando che possa attaccare una grossa, grossa lisca di pesce (cane) alla parete.

Salvo i miei genitori, uno perché mi aspetta per farmi trovare una cena fumante e non si arrabbia – troppo – per l’entropia che riesco a generare ogni volta, l’altra perché fa con nonchalance l’acquisto del secolo e mi regala il pezzo mancante che mi serviva per essere la più bella della festa.

Salvo i miei amici d’infanzia, tutti riuniti per il primo dei due matrimoni che si susseguono in queste settimane. Li salvo più o meno tutti, qualche delusione a parte, perché comunque, stretti nei banchi della chiesa, a cantare le canzoni che intonavamo nei sabato pomeriggio da bambini, ci commuoviamo un po’ tutti, al pensiero di Lei si sta sposando davvero.

Avevo voglia di anticiparvi la canzone del buonumore per domani mattina…buon risveglio.



Tremors.
17 Settembre 2009, 08:05
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serp

in cina
scoperto serpente
con un “piede”

Una 66enne se l’è trovato davanti in camera, di notte. L’ha ucciso a scarpate. Ma l’ha messo sotto spirito. Il rettile ora è in mano a scienziati.

(Da City Milano, oggi)

Ecco,
e io credevo che i miei incubi fossero brutti.



Pulizie di fine stagione.

oggi è iniziata ufficialmente la mia ultima settimana di lavoro.
in questi giorni sto cercando quindi di fare più cose milanesi possibili, vissute con la malinconia di chi sa che questo sarà l’ultimo aperitivo, l’ultima uscita (Anche l’ultima cena, ma mi sembrava un po’ blasfemo scriverlo).

ieri sera una cenetta tra colleghi, pochi, amici…con loro ho condiviso sei mesi di caffè a metà mattina, telefonate isteriche, ansie da prestazione. loro che mi sembravano così lontani ed ora così impossibili da pensare accanto, loro che sono l‘amica in più, il ragazzo in più.

oggi chiusa in un’ascensore troppo stretta, nelle mie solite scenette da Il diavolo veste Prada, la capa mi ha sorriso e mi ha detto con voce bassa una cosa tenerissima, di quelle che la fanno sembrare un po’ più umana, un po’ meno algida.

mi sono concessa uno shopping con un’amica nuova, parlando di quanto in là ci possiamo spingere, a pensare a come sarebbe se fosse ma non è.

e oggi, cancellando sei mesi di mail, mi sono fatta un po’ di forza in più e ho aperto la cartella privato.
e lì ho salvato un po’ di cose, preziose.
le mail di delirio e stupidità di Louise, tante, tantissime, con i titoli già scemi in partenza.
in cui si trovano le peggio cose, le migliori malignità, i pettegolezzi più beceri.
file segreti che se venissero pubblicati ci rovinerebbero.
le letterine della Posse, mezze in inglese sconclusionato,
da una terra lontana in cui pare essersi dimenticata un pezzettino di cuore.
i racconti d’oltremanica della Chiarina, illuminata da un entusiasmo nuovo, mille cose nuove da scoprire, una vita appena sbocciata e che ora affronta con i petali chiari i primi acquazzoni di stagione.
e poi gli uomini, le loro confessioni.
Ale e i suoi flussi di coscienza, le storie tante donne e di una sola, io, che capisco sempre tutto.
Bubi e un suono che si affievolisce sempre di più, una barchetta che vedo allontanarsi e non riesco a riprendere.
il marinaio, i suoi racconti che solcano gli Oceani e arrivano a lambirmi il cuore. poche parole, splendide, da tenere per i giorni bui.
l’uomo misterioso, un peccato che forse un giorno deciderò di concedermi, discorsi divertenti e una sottile malizia.
un ragazzo dolce, sinceramente affezionato, parole cariche di speranze poi recise, una grande voglia di essere mio.

tutte queste cose, tutte,
io le voglio salvare;
me le metto nei miei scatoloni;
e me le porto via.



The Devil wears Prada.

Oggi giornata di delirio lavorativo.
Venerdì ero fuggita dall’ufficio per gettarmi a capofitto su di un treno, con lo spettro di una prenotazione da fare per alcuni boss esteri che devono venire “per lavoro” (scoperto poi: casualmente il luogo del lavoro ospita una prestigiosa regata, guarda te la fortuna a volte) sul Lago, già conscia che essendo io una maledetta perfettina sarei rimasta con l’ansia da organizzazione per tutto il w-e.

La sera pizzaccia di resoconto Varie ed Eventuali a casa mia, chiacchiere scomposte che vanno dalle autopsie ai correttori, io che mi depilo, la Flavia che mangia i piedini di Louise, Luigi che arriva in mutande e ci ammorba con l’incubo delle valigie per la Chicconia.
Non paghe, il Gruppo Vacanze Pujia 2009 va felice a gettarsi a capofitto verso l’ennesima serata sbagliata: risultato, una discoteca che sembra una capanna di cacca africana, sudore e imbarazzo sparsi, ciappi di plastica in testa, Bella Vita, il nazista, il nostro amico scemo del mare, il Feone e il gruppo Sunny Beach (tra cui vorrei che Louise si ricordasse del mitico Giuseppe, che tornerà fuori a breve), il cameriere imbarazzante che mi ferma per dirmi Ma tu mica lavoravi al Puro?, i Carabbinieri fortunatamente non in schieramento pieno che ci avvistano ed impazziscono, io che mi dimentico di Aver avuto un ragazzo splendido, i messaggi della provocazione, le sonate notturne e gli arpeggi di consolazione.

Sabato serata di decompressione, serata da bambine, piena di risate sincere, con un’amica che non si muoverà mai dal posto che si conquistò tanto tanto tempo fa. e sabato, insieme, saremo bellissime e crudeli. relegate nel tavolaccio.

Domenica l’addio al nubilato, poco giovanile ma liberatorio, una giornata intera a coccolarsi, io che mi addormento felice sul letto ad acqua (è da quando ho visto Edward mani di forbice che lo bramo!), le altre che in preda alle allucinazioni alimentari lamentano l’assenza, nel fantastico buffet di frutta e yogurt, di una sana padella di lasagne, il ritorno a casa, le perplessità sulle coppie, Noemi Letizia che non c’è ma lascia spiacevoli segni del suo passaggio.

Oggi risolvo il problema regata sul lago (che, come temevo, mi aveva molestato per tutto il tempo), bevo diciotto caffè, alle 15 in preda al delirio decido che mi merito pure una focaccina. Poi in questi giorni sono diventata l’assistente alle rogne del boss, che mi chiama in continuazione per cose simpaticissime tipo Crea un’etichetta oppure costruisci una busta. Mi sembra di essere ad Art Attack, più che in una Galleria d’asta (come mi ha scritto oggi un cliente illuminato su di una busta).

infine, rilassata per aver avvistato il filippino delle pulizie (quando lo vedo significa che la giornata sta finendo), arriva la collega alle 17.50 con sguardo sgomento e dice Buttati tu un taxi. veloce.
Missione: recuperare la busta con i documenti fondamentali credo allo scoppio della Terza Guerra Mondiale, chiama il boss, fatti spiegare dov’è, trovalo, consegnala, sorridi. tutto questo senza perdere di vista il tuo taxi, a Milano alle 18 trovarne uno è un dramma, figuriamoci perderlo. ero disposta persino a promettergli un bacio in bocca per trovarlo lì fuori al ritorno.

Mentre sfrecciava (ai 2 km/h, visto il traffico) per le vie ancora brillanti, pensavo che sì, mi sento un po’ Andy Sachs, subissata da compiti impossibili per una capa seriosa e algida. Solo che, essendo io non la protagonista di un film americano, bensì di una commedia dei Vanzina, ovviamente il mio autista ascoltava una compilation con Lisa dagli occhi blu e La spada nel cuore, aveva uno schermo da pc con tre finestre di Msn aperte, la webcam accesa, e mentre guidava scriveva cose da camionista a tre ragazze contemporaneamente. e io nell’entrare nello studio del notaio ovviamente ho confuso Tirare e Spingere e mi sono schiantata contro la porta a vetri.

Eh vabbè.

La pioggia
ancora col sole
tu vedi
chi nasce e chi muore per te.



All’improvviso uno sconosciuto.
11 Settembre 2009, 09:20
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Ieri sera sono stata ad uno degli eventi più divini dell’ultimo secolo, la Milano Vogue Night. il paradiso della mondanità, altrimenti detto: un red carpet nel Quadrilatero della Moda, i negozi con djset e deliri di champagne e cocktails per tutti.
torno a casa ebbra e fiera di aver incontrato Massimo Boldi vestito da Sceriffo del West e una Anna Molinari ormai ahimé mummificata, mi corico dopo aver fatto una valigia casuale senza che la mia coinquilina sia ancora ritornata a casa.

Mi alzo stamattina dopo una serie di incubi terribili (io che prendevo un tram su di un ponte in una Londra piovosa, cinque studentesse delle medie a cui facevo lezioni di vita con Cioè come libro di testo),vado in bagno, mi vesto, vedo la porta della coinquilina chiusa (quindi presente), entro in cucina per dedicarmi al solito rito fette biscottate-marmellata-tg5-pc del mattino e in mezzo ad una confusione da accampati senza tetto (scarpe, borse, valigie, sembrava Malpensa), noto un piccolo particolare in più.
 

Un brutto uomo in (brutte) mutandine che dorme sul mio divano.

Ecco, io ieri di certo non ero lucidissima, però:
1 – io non ce l’ho messo, quello
2 – ieri non c’era, quello
3 – ha delle mutande imbarazzanti e dorme rannicchiato come una mummia di gatto, quello.
4 – temo che sia Rhys Ifans, quello. direttamente da Notting Hill.

Morale della favola: sono fuggita lasciando delle mutandine grigie lise su di un brutto corpo a dormire nella mia casina.

nudo



Via col/n vento.

 

via col vento

nelle prossime tre settimane si sposeranno due delle mie amichette d’infanzia.
quelle che ritrovi nelle foto tragiche dei compleanni di quando eravate bambine.
quelle con cui hai condiviso le prime cotte e i primi brufoli (io no perché avevo la pelle di pesca, però ero solidale, ecco).
quelle che ti hanno visto in fuseaux, con i completini da ginnastica dell’ASICS, con le zeppe della Fornarina.
quelle che se non ti chiamavano al compleanno e non ti davano il regalino finale era una tragedia diplomatica.
Beh, ecco, loro sono diventate grandi e stanno per realizzare il loro film d’amore.
io me ne starò al tavolo con la mia compagna di cattiveria a nascondere le lacrime dietro commenti sarcastici, relegata nel terribile tavolaccio dei single che è l’incubo principale di questo genere di eventi.
a ripetere con orgoglio Francamente me ne infischio.
Ps. Se fra due e quattro sabati non avete proprio niente niente da fare, mi venite a fare da fidanzato occasionale? :)