Archiviato in: stupidity | Tag: cronaca nera, maniaci del pulito, paure, scope in c**o
| Morta donna di 37 anni. Ieri pomeriggio si era recatata all’ospedale per una lesione rettale. Operata, è morta nella notte. Gli inquirenti credono si sia trattato di un gioco erotico finito male. Agli agenti ha raccontato che la ferita se l’era procurata cadendo su un manico di scopa. Durante un sopralluogo nella sua abitazione, gli agenti hanno ritrovato un pezzo di manico di scopa con tracce ematiche.
(E polis, Milano, 29/05) |
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Archiviato in: stupidity | Tag: kill bill, Milano, pesce fresco, pulp, pure troppo
ho affrontato la mia timidezza e mi sono messa in fila al banco del pesce.
ed era lì, il mio pescivendolo desiderio sessuale.
sono stata tra l’indaffarato (spiandolo di nascosto mentre fingevo di cercare il Santo Graal nella mia maxi borsa) e l’indifferente (concentrandomi più del dovuto su delle seppioline che giacevano inermi davanti a me) finchè non è arrivato il mio turno.
“a chi tocca?”
(scemo ci sono solo io e uno zombie in cravatta, in ogni caso tocca a me, sono la più lontana dal marcire).
“ehm…ciao! io vorrei un pezzo di …”
(tuo corpo, baby. e scelgo io il pezzo)
“…boh, di qualcosa da fare al forno”.
dai, le ragazze indifese piacciono. e poi io di pesce non ci capisco davvero niente. decido di farmi aiutare, e lì parte un’amabile conversazione sui vantaggi del merluzzo sul persico.
chissà se potremo mai amarci, mi chiedo.
lui, in risposta, mentre mi allunga il sacchetto viscido, si gira di scatto, si guarda intorno con orrore, mi guarda e mi dice:
“Oddio ma è pieno di sangue, qui dietro! ho tagliato un pesce spada ma sembra che abbia ammazzato una persona”.
come lo amo, saremo cruentissimi insieme.
un breve post per comunicarvi quanto segue:
1 – sono viva.circa.
2- ho superato le aste. e sono stata brava. ho imparato tanto, e mi sono pure divertita. ho una lista redatta scrupolosamente con almeno 10 mariti a cui domandare la mano. e ho già scelto le cose che voglio farmi comperare. all’asta, ovviamente.
3- ho scoperto che risulto irresistibile ad alcune categorie maschili, specialmente se di nazionalità (?): per citare le ultime due, i manovali e le guardie giurate. sbattendo gli occhioni sono riuscita a farmi portare più caffè in cinque giorni che colazioni a letto in tutta una vita. un giurato mi ha teneramente aspettato fuori, stasera, preoccupatissimo perché mi aveva dato il contatto fb (che ho ovviamente perso) e gli si era rotto il pc, e già temeva di non potermi mai più trovare. l’ho scaricato altrettanto dolcemente davanti all’entrata della metro. sbattendo gli occhioni, però.
4- per finire, una canzone. che parla di memoria selettiva. di chi non si ricorda di un bacio, di un insulto, di un dialogo. e di chi invece si ricorda sempre di tutto, come me e Louise. questa è per te, piccola cara. sorridi. sai che io ti capisco. e quando non ti capisco, sempre ti amo.
what part of our history’s reinvented and under rug swept?
what part of your memory is selective and tends to forget?
what with this distance it seems so obvious?
Archiviato in: sentimenti | Tag: Milano, rovina incipiente, stessa spiaggia, stesso mare, stress, telefonate notturne
da un paio di giorni torno a casa a orari improponibili, dal lavoro (da intendersi, improponibile: orario in cui il supermarket è drammaticamente chiuso, in cui non posso salutare il mio parrucchiere dalla vetrina, in cui non posso comperarmi una rimanenza di cannolo in pasticceria).
il mio frigo fa schifo, la mia casa è impolverata, il mio corpo in rovina incipiente.
Stasera l’unica nota positiva è stata un aperitivo di compleanno ( o un compleanno di lavoro, come ho brillantemente scritto in un sms), in cui almeno ho dato prova del fatto che non sarò preparata sull’Iva, ma sui cocktail ho un certo occhio critico.
Ho anche scoperto che persino i colleghi seri diventano cretini alla vista di tre russe (s)vestite di lycra.
Trascinandomi a casa, nel giro di tre minuti ho ricevuto tre telefonate dalla stessa spiaggia, stesso mare:
1) Louise: bocca impastata, probabilmente sotto a una doccia con in mano otto Bud (4 in mano, 4 nelle tette) che in cinque minuti riesce a dirmi:
“Amore mi manchi!”
“ci sono tanti uomini intorno a me!”
“c’è un problema io lo amo glielo dico?”
“ho visto *** e dopo ci parlo…ci parlo?”
“Amore ma soprattutto tu dove sei?”
“Adesso bacio il Feone!”
2) una telefonata spiacevole. di quelle che ti mettono di malumore. in cui ti viene rimproverato di non essere abbastanza. e d’un tratto i fiori che colorano la tua stanza non fanno più lo stesso profumo.
perché a me sentirmi dire abbastanza in un giorno, come oggi, in cui sono stata anche troppo fa sinceramente male.
poi una telefonata diventano tante, e nell’ultima senti una voce triste e ti dispiace anche, forse è vero, a fare la lady di ferro qualcuno con la tua armatura lo graffi pure. e in quel momento vorresti avere parole più dolci, vorresti avere genti più profondi. perché odi ferire le persone, ma odi ancora di più deluderle.
3)una telefonata che non arriva. ma di cui avresti una voglia immensa.
una telefonata senza la musica di sottofondo, una di quella all’interno delle quali senti solo l’eco di una bottiglia di birra che si appoggia contro un angolo buio.
Archiviato in: stupidity | Tag: kitsch, luna park love, ora d'amore, serate di beneficienza, Thelma e Louise
Oggi leggendo il mio giornale del mattino sono stata affascinata da una notizia locale che si intitolava più o meno
Luna park dell’amore
In una sperduta cittadina lombarda, un signore ha creato una specie di drive in motel in cui gli amanti apolidi possono utilizzare dei pratici box auto a cielo aperto e muniti di tenda in entrata, chiusi da pareti nelle rimanenti tre parti, in cui consumare la famosa “ora d’amore” per cui più di una persona darebbe anche il cuore.
Tutto questo alla secondo me imbattibile cifra di 5 € l’ora, insomma facezie a confronto con la benzina consumata per cercare il famoso “luogo sicuro”.
Dopo aver deciso che è l’idea veramente più geniale che sento da mesi, così oggi ho buttato giu un piccolo schemino del primo franchising dell’amore che apriremo a breve io e Louise.
Staff
Io e Louise come manager
Luigi al servizio clienti (nella fattispecie, quelli che osano lamentarsi), si occuperà anche di una micro postazione per il ritocco make up last minute necessario alle ragazze che arrivano all’ora dell’amore col trucco sbavato e un po’ sudaticcio, o magari con una depilazione non da battaglia.
Il Feone come body guard che cammina placido e armato davanti ai box, fischiettando canzoncine di film di Bruce Lee.
Sono indecisa circa l’idea di montare anche pannelli scorrevoli come quelli del ristorante giapponese giusto per socializzare, non sia mai che di fianco c’ è qualcuno che conosci e vuoi fare due chiacchere (o due scambi). Marty che si occupa delle registrazioni per youporn (per ragioni di sicurezza, tutti i box saranno dotati di telecamera a infrarossi. Solo i video migliori però verranno pubblicati. Possibilità di oscurare i membri per i tipi vergognosi).
Paola regala pupazzi all’uscita come gesto carino, non sia mai che a un uomo viene un momento di romanticismo.
Pharma che vende protettori & palloncini agli smemorati.
Frank che offre consulti psicologici ai bisognosi. Se per caso vai in crisi e ne vuoi parlare.
Bubi che fa i conti e scarica l’Iva.
Chuck Norris si occupa dei neri o dei diversamente ariani in genere. Con un banchetto Lega Nord, ovvio.
La Silviette alla cassa. Possibilità anche di comprare biglietti dello stadio, volendo.
Chiari che si occupa di attività sportive. Se manca qualcuno in qualche squadra, c’è lei pronta a entrare in campo.
sono aperte ulteriori assunzioni, prego mandare cv a me o a Louise.
Archiviato in: di passaggio
non lo so.
avrei voglia di scrivere un post, ma non so bene su cosa. ultimamente la mia carriera letteraria è divisa tra lamentazioni lavorative e lamentazioni amorose.
mica tanto bene,eh.
speriamo che questi fiori di Bach facciano effetto presto.
speriamo che tutto questo impegnarsi porti vicino a qualche frutto maturo.
speriamo che questo caldo porti via un po’ di gelo del cuore. poi ci penso, e mi vien da dire che l’unica cosa che vorrei è che il mio nonno guarisse in fretta. vorrei essere ancora bambina, quando mi insegnava a strappare le rose selvatiche, impertinenti tra quelle ufficiali. o quando andavamo dietro casa ad aprire la bottiglia del Lambrusco, e io tenevo il suo bicchierone pronta a soccorrerlo se il vino scappava. Mi dispiace anche non riuscire a spiegare al mio babbo che uno non fa sempre ciò per cui ha studiato tanto. ogni tanto si ritrova a rispondere a un telefono instancabile, invece di elargire perle iconografiche sui gatti dei quadri di tutto il mondo. e poi penso a questo cuore un po’ arrugginito, alla fatica che ho fatto per dare un paio di giri di chiave e farlo ripartire. e ora è come un carillon senza troppa carica, ha girato un po’ a vuoto e non ha trovato nessuno a ricaricarlo. e penso a chi potrebbe essere la persona giusta, ma arriva sempre con la puntualità che hanno i momenti sbagliati.
detto questo, è da un paio di giorni che mi alzo con la voglia di andare a Montauk.
Archiviato in: di passaggio | Tag: buoni compleanni, istantanee, passaggi, sentimenti
te li voglio fare anche qui.
perché questo posto per me è importante, e lo sei pure tu.
grazie per essere passato di qui.

(ringraziami. fino all’ultimo ho desiderato mettere quella foto in cui bevi il tè con una maschera di piume).
Archiviato in: sentimenti | Tag: flusso di coscienza, lavori in corso, mondi migliori, partenze, stanchezza, stelline, titoli di coda
detto questo,
saluto e me ne vado.
a cercare Elvis, magari.
per farci due risate, lontano da qui.
Archiviato in: stupidity | Tag: corteggiamenti, manager frustrate, Milano, pesce fresco
oggi dopo il lavoro sono andata a far spesa nel solito supermercato. in tale supermercato sono già stata vittima, in passato, di varie ed eventuali molestie: non so perché, probabilmente appena supero il tornello dell’entrata vengo circondata da un’aura di indicibile splendore, per cui tutti si sentono in dovere di provarci. o forse perché sembro davvero la solita manager frustrata tipo, che arrriva in giacca e camicia con una precisissima lista appuntata sull’agendina (voi scherzate, oggi ho beccato una mia collega che stampava un foglio excel con la lista delle cose da comprare).
nello specifico, i soggetti prediletti della mia aura ipnotica sono i signori di mezz’età (diciamo pure tre quarti).
quello di oggi, gentile eh, mi ha visto fare un’improvvisa inversione di marcia quando ero ormai davanti alle uova e correre decisa verso i sacchetti per prendere la frutta. ok, lo ammetto, ero in effetti un po’ buffa, solo che d’un tratto mi ero resa conto di aver dimenticato le mele. e per fare un risotto alle mele, le mele sono in effetti da tener bene a mente.
lui mi guarda sorridendo e mi dice: “Cavoli, che decisione! dev’essere proprio una spesa importante!”. io sorrido un po’ imbarazzata (dall’immagine di me che corro risoluta verso le granny smith), scambio due chiacchiere e saluto. lui ricambia con un commento imbarazzante tipo: “che bel vestito rinascimentale che hai!”. Rinascimentale sarai poi te, vecchio babbione sumero.
Sono salva, anche per oggi il mio spasimante consumatore l’ho trovato, penso.
mentre accarezzo le meline verdi e lucide, sento alle mie spalle una voce.
“Signori, forza, guardate che bel pesce fresco ho qui!”.
Oh, no. non lui. è il giovane ed avvenente pescivendolo (è carino davvero, ora, non penso potrei mai avere un futuro con uno che mi fa una carezza e poi si mette a pulire delle code di granchio, però è sicuramente un buon motivo per indugiare qualche istante davanti al bancone). Speriamo che almeno non abbia visto la mia scenetta da circo, penso senza girarmi.
e, a quel punto, una frase nel silenzio.
Vuole un po’ di pesce, dolce fanciulla?
come ti permetti, screanzato.
ho la faccia di una che ha tutto sto bisogno di pesce fresco, eh?
(cavolo si vede proprio. urge un rimedio. urge urgentissimo. anzi, freschissimo).
Archiviato in: sentimenti | Tag: marinai, pensieri, sentimentalismi, sentimenti, stelline
maledetto drink. maledetta bira. maledetti post che mi girano in testa.